Gli uomini cercano da sempre di evitare la fatica, sia che si tratti del prodotto di attività fisica che di attività mentale. Anche pensare comporta fatica. Il pensiero a cui ci si riferisce non è quello compulsivo ed egocentrico presente come costante sottofondo nella nostra vita quotidiana, come una radio sempre accesa. Si tratta piuttosto al pensiero strutturato, sistemico, quello capace di costruire teorie e penetrare nei meandri di sistemi complessi, quello che crea collegamenti tra mondi distanti e indica strade nuove.

Bene, ad ogni angolo di strada, specie in questi tempi di crisi, troverete qualcuno, sia esso un funzionario politico o l’uomo del bar, pronto a convincervi dell’inutilità del pensiero nell’accezione sopra specificata. La generazione di giovani più qualificata della storia vive relegata nel dimenticatoio e la litania che monopolizza i dibattiti pubblici li ammorba con l’idea che hanno investito troppo tempo e denaro per studiare quando il futuro che era stato loro apparecchiato prevedeva una semplice regola di obbedienza a schemi predeterminati. Fatica sprecata. I processi decisionali sono roba da “adulti”, che i giovani tornino a “sporcarsi le mani” aggiustando rubinetti o lavando i pavimenti. Il punto è che un progetto del genere mira ad una completa esautorazione di chiunque si sia formato come pensatore critico, indipendentemente dalla materia, e non ad una comprensibile distribuzione delle posizioni professionali tra più e meno qualificate. Non esiste la gavetta, se nasci lavapiatti morirai al massimo pelando patate. A proposito di pensiero, l’OCSE alla fine del 2013 ha puntato la luce su una vera e propria emergenza nazionale: circa il 30% degli italiani soffre di analfabetismo funzionale. Cioè, pur possedendo gli strumenti culturali di base per leggere e scrivere, non è in grado di interpretare dati che siano aggregati in una forma complessa. Non è, ad esempio, in grado di comprendere la posologia di un farmaco o i termini di una polizza assicurativa, non riesce a capire un articolo di giornale o a elaborare ragionamenti su grafici e tabelle.

Un analfabeta funzionale è un individuo inconsapevolmente pericoloso poiché nel suo orizzonte non sono incluse le conseguenze sulla collettività delle sue azioni né gli effetti a lungo termine delle decisioni che prende; non è certo in grado di porsi la questione del riscaldamento globale in relazione alle scelte che esercita o di comprendere l’influsso di una crisi finanziaria come quella del 2008 sul mondo in cui vive. Alberga in un bozzolo senza finestre e nutre un profondo disinteresse per la complessità che lo circonda, rinuncia alla possibilità di influenzare la propria vita e quella di chi gli è vicino. Insomma, è il sogno segreto di ogni governante. Conclusione: chi vuole convincervi dell’inutilità del pensiero critico spesso ha il solo interesse di mettervi il guinzaglio al collo. La prossima volta che si taglierà sull’istruzione, saprete a quale scopo.