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Il classismo, come raggruppare individui diversi tra loro

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Nella ricerca sull’enciclopedia Treccani alla voce classismo vengono fuori due definizioni non in contrasto l’una con l’altra. All’interno della prima si parla di “concezione politica, economica e sociale, propria della dottrina marxista-leninista, che riconosce l’esistenza, nella società e particolarmente negli stati capitalistici, di due classi antitetiche, quella monopolistica e quella lavoratrice, il cui conflitto (lotta di classe) può essere risolto soltanto con la dittatura del proletariato, in uno stato senza più classi, cioè nello stato comunista”. Nella seconda viene definita come la “tendenza, indirizzo o comportamento attribuibile a persone, gruppi o istituti che favoriscono una classe (di solito quella dominante) a spese delle altre classi d’una società; in senso più generico, intransigente difesa degli interessi della classe cui si appartiene”.

In sostanza il classismo è una distinzione tra individui in base alla loro classe sociale di appartenenza. Più spesso esso viene inteso come una serie di comportamenti messi in atto da una classe dominante nei confronti di quella inferiore nel tentativo di difendere il proprio status. Tuttavia, in senso più lato, può essere considerata come una forte presa di posizione in difesa della classe d’appartenenza qualsiasi essa sia (sia dominante che subordinata).

Lotta di classe e concezione marxista

Che la società sia divisa in classi sociali era chiaro già dalle società pre-agricole. Con l’avvento di quest’ultime e la creazione di un surplus di cibo la divisione è diventata ancora più marcata. Dal punto di vista storico possiamo considerare il XVIII secolo come vero e proprio inizio di questo tipo di struttura. Dal XIX secolo, con la concezione marxista legata alle società capitaliste si è teorizzato una enorme spaccatura tra due mondi, quello dei lavoratori e quello di chi monopolizza i capitali.

In questa lotta di classe l’unica via di uscita consisteva nel ribaltamento dei ruoli con la ribellione del proletariato per instaurare un altro tipo di dittatura opposto a quella esistente. In questo tipo di società il ruolo dello stato non potrebbe essere al di sopra delle parti, ma sarebbe apertamente schierato nei confronti della classe superiore esercitando in maniera repressiva il proprio potere. L’obiettivo dello stato, al fianco della classe dominante, sarebbe quello di mantenere lo status quo difendendo le gerarchie esistenti attraverso una dittatura più o meno mascherata.

Aporofobia e classismo: differenze e punti in comune

Si parla di aporofobia quando esiste la paura nei confronti del povero o della povertà. Può anche essere intesa come una sorta di intolleranza o ostilità davanti a chi è maggiormente indifeso e per tale motivo più debole. Il concetto può essere confuso con quello di razzismo o xenofobia: in realtà ci sarebbe una differenza quanto meno ideologica e consisterebbe nel fatto che chi è aporofobico sarebbe in realtà disposto ad accettare l’arrivo dello straniero purché si trovi in una buona condizione economica di base oppure sia in grado di portare un valore o dei beni all’interno della società.

Chiaro che poi nella vita di tutti i giorni i due concetti, sebbene diversi, tendono a fondersi anche perché gli immigrati solitamente provengono da paesi maggiormente in difficoltà nel tentativo di migliorare la propria qualità di vita. Le differenze culturali tendono poi ad acuire la percezione del problema oltre al fatto che gli immigrati poveri vengono visti anche come un problema di sicurezza e quindi come una minaccia per sé stessi e per gli altri. Non è un caso che taluni atti criminali vengano spesso associati all’immigrazione.

Classismo e xenofobia

Altro concetto oggi associato al classismo, sempre in relazione all’aporofobia, è la già citata xenofobia. In questo caso la paura è nei confronti dello straniero e di tutto ciò che differisce dalla nostra cultura di base. Ma attenzione, non perché quest’ultima sia reputata migliore (etnocentrismo) ma piuttosto per un senso di protezione nei confronti del proprio territorio. Questo aspetto è comune anche al mondo animale. L’associazione con il classismo è legata a quanto indicato precedentemente: al fatto, quindi, che gli immigrati spesso e volentieri sono schierati tra gli ultimi proprio perché scappati dal proprio paese d’appartenenza alla ricerca di una vita migliore.

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