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Guidare l’auto di un familiare si può oppure no? Rischi e sanzioni

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Giacomo Mazzarella

Il Codice della Strada è una materia in costante evoluzione. Partendo dalla sicurezza in materia di circolazione stradale, finendo alla lotta all’evasione fiscale e al contrasto ai furbetti, numerose modifiche sono state introdotte su quella che è la Bibbia degli automobilisti italiani.

Producendo anche molti dubbi per chi le regole previste deve rispettarle. Cioè, per gli automobilisti. Per esempio, guidare l’auto di un familiare si può oppure no? Un dubbio che può sembrare banale ma non lo è. Perché ci sono regole stringenti e altri aspetti da considerare.

Guidare l’auto di un familiare si può oppure no? Rischi e sanzioni

Familiari conviventi o non conviventi, estranei, auto in prestito. Sono tutte cose da considerare in materia di regole per la circolazione in auto in Italia. Cosa succede a guidare un veicolo che non è intestato a chi guida? In genere usare l’auto di un familiare convivente è assolutamente possibile. Il figlio che guida costantemente l’auto intestata al padre, oppure la moglie che usa la macchina del marito sono situazioni assai comuni. Se i soggetti che usano l’auto sono dei soggetti conviventi con l’intestatario del veicolo, grandi problemi non ci sono.

Nulla vieta di utilizzare l’auto del padre ad un figlio, anche se poi vedremo che effettivamente qualcosa bisogna controllare. Le Forze dell’ordine possono controllare in tempo reale a chi è intestata l’auto e possono controllare lo stato di famiglia del proprietario. In modo tale da controllare se chi guida è imparentato con il proprietario oppure è un estraneo. E anche se il guidatore è un familiare del proprietario del veicolo, se i due non sono in regime di convivenza, per la Legge è considerato estraneo.

Bisogna sempre prestare attenzione a chi guida l’auto

Guidare una auto di un estraneo può essere fatto, ma se questo “prestito” supera i 30 giorni, bisogna fare una segnalazione. Bisogna fare annotare alla Motorizzazione questo duraturo utilizzo. Una sorta di usufrutto del veicolo. Altrimenti si rischiano multe e sanzioni anche gravi. La multa minima, infatti, parte da 516,46 euro. Ma può arrivare anche ad un massimo di 2582,28 euro. Ma nei casi più gravi, come la recidiva, ecco che può arrivare anche il ritiro del libretto di circolazione. Oltretutto, bisogna verificare innanzitutto la potenza del veicolo che per esempio, se troppo elevata non può essere guidata da un neopatentato. Pertanto, si corre il rischio, nel caso di veicolo usato da un figlio appena patentato, di incorrere in altre sanzioni e altre multe. Infine bisogna guardare pure all’assicurazione RCA.

Probabilmente su una polizza contratta da tempo, per una questione di risparmio è stata inserita la clausola che solo i soggetti sopra i 26 anni potevano guidarla. Si tratta della cosiddetta guida esperta. Evidentemente, quando un figlio diventa grande, prende la patente e potenzialmente usa l’auto del padre, la segnalazione alla propria compagnia assicurativa deve essere fatta. Perché non vale più la guida esperta ma si deve passare alla guida libera. Con conseguente surplus di premio da versare. In questo caso più che rischi di sanzioni e multe si corrono rischi di rivalsa da parte della compagnia in caso di sinistri con alla guida il figlio.

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