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Perché dovremmo ascoltare Vinicio Capossela e scoprire i suoi successi: ultimo discendente di una specie in estinzione, i cantautori

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Simone Scalas

Vinicio Capossela non è nato in Italia, ma ad Hannover Germania. E dai tedeschi ha preso la determinazione nel perseguire i propri obiettivi. Anche quando si è trattato di entrare in una categoria che non esisteva più, come quella dei cantastorie. E lui cantastorie lo è a tutti gli effetti. Rappresentante di una generazione di cui ha provveduto a scrivere il canto del cigno.

Seguace di De André, Guccini e Lolli, Vinicio Capossela ha avuto la fortuna di poter mischiare nella sua arte la tradizione tedesca ed emiliana con quella dei cantautori più rinomati. Nato in Germania, perché il padre irpino era un tecnico Fiat, emigrato per motivi di lavoro, Capossela vive un’infanzia ricca di stimoli culturali molto variegati. Poi l’incontro con la musica e con Tom Waits che lo fulmina all’istante. Capossela è famoso per la sua versatilità, la sua forza muscolare nel canto, per la infinita conoscenza del mondo autorale.

Blues, Jazz, musiche balcaniche, tango, sono nelle sue corde, la sua poetica risente delle influenze musicali. Umorismo, malinconia, riflessioni sul significato della vita. Roba tosta. Ma su tutte svetta la sua capacità di scrittura, il suo talento di cantastorie, l’unico che riesca ad avvicinarsi agli autori di Canzone di Marinella e Canzone per un’amica. Se i cantautori sono in estinzione, e, a quanto pare lo sono, il canto del cigno è stato affidato al più talentuoso di tutti. E per questo dobbiamo dire grazie.

Cosa potrebbe affascinarci

Perché dovremmo ascoltare Vinicio Capossela? Ascoltarlo significa immergersi in un universo complesso e ricco di avventure, riflessioni e decorazioni. Stati d’animo e storie al limite, storie poetiche da vivere a tutti i costi. Le sue canzoni hanno testi piacevoli ma poetici, le sue interpretazioni sono umoristiche, divertenti, ma anche sentite e sofferte. Sono credibili, veritiere ed evocatrici. Viviamo in un momento storico frenetico, ascoltare Capossela significa rallentare e farsi guidare dalle emozioni, scoprire mondi paralleli che ci fanno tornate la voglia di sognare.

Il suo linguaggio è incredibilmente ricco, ricorda le favole dei bambini ma con giochi di parole da adulti, nel suo mondo si sbaglia da professionisti, come diceva Paolo Conte. Il ritmo delle strofe ricorda le onde del mare, i rumori delle sue canzoni sono conturbanti, tutto quadra come in un calcolo perfetto, un disegno senza sbavature. Vinicio Capossela sul palco è una magia, sentirlo suonare dal vivo è ancora meglio che ascoltare un pezzo registrato. Il talento immenso non riesce a sovrastarlo e si capisce che lui è lì che canta appositamente per noi.

Perché dovremmo ascoltare Vinicio Capossela, scoprire il mondo musicale che lo influenza

Per i suoi testi mirabolanti e la sua musica impegnata, Capossela si ispira a una serie di geni musicali che dovremmo assolutamente ascoltare e imparare a comprendere. Primo fra tutti Tom Waits. La sua voce graffiante, le sue sperimentazioni, i testi poetici e narrativi, l’originalità e la teatralità, la ritroviamo in Capossela italianizzata. L’universo di Tom Waits viene trasportato nella provincia italiana dove bar, balere e strade impolverate ospitano protagonisti in cerca di pace e di soluzioni ai problemi della vita. All’una e trentacinque circa, l’album di esordio di Capossela è un vero miracolo. Primo album e nessuna canzone sbagliata, tutte le tracce sono autentici capolavori.

In seguito, il suo mondo si compone fino alla maturità. Pezzi come Che coss’è l’amor, Il pugile sentimentale, Bene rifugio, sono diventati classici, entrati di diritto nella storia della canzone d’autore. La sua forza emotiva nel cantarle ha conquistato il pubblico che ama l’impegno nella musica. In un periodo in cui l’arte viene snobbata dai più e le preferenze cadono spesso verso prodotti patinati e superficiali, scoprire questo cantautore non può che farci bene allo spirito. Il suo mondo è lì che ci aspetta.

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