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Giulia Tramontano, la lezione che non apprendiamo mai abbastanza

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Armando Del Bello

Si arriva a sperare nella follia. Perché solo questa può spiegare il corpo di una ragazza, lasciato senza vita a pochi passi da casa.

Una ragazza al settimo mese, ad un passo dal mettere alla luce un figlio, lasciata senza vita a pochi passi da casa. Ci sono molte cose orribili nella storia di Giulia Tramontano, scomparsa senza motivo e cercata dai familiari e amici. Tra loro Alessandro, che faceva finta di cercarla. Pochi giorni e la scomparsa ha avuto un motivo, un viso scontroso che eludeva le domande, un capo chino.

giulia tramontano omicidio
Cosa è successo la sera dell’omicidio- Credit ANSA- intellettualedissidente.it

 

E dopo quel ragazzo – barman di professione, un viso anonimo, una voce senza emozioni – spiegava a chi aveva già capito tutto l’accaduto, perché l’irreparabile era compiuto. Giulia uccisa a colpi di coltello. Due, forse tre fendenti, ha detto Alessandro, non riuscendo ad essere più preciso. Ci penseranno i medici legali ad esserlo.

Alessandro, 30 anni di vita anonima

Non è stato preciso in nulla, il ragazzo. 30 anni di vita anonima squarciati dall’improvvisa notorietà che gli anno procurato le decisioni prese in poche ore, quelle che hanno cambiato per sempre il destino di Giulia, del bambino e degli altri, tutti gli altri. Lui compreso. Non è stato preciso in nulla se non nell’eludere qualsiasi pensiero che l’avrebbe portato a desistere dal compiere l’irreparabile. Ecco, lo vedi e ti fai la domanda di sempre. Non puoi fare a meno di chiederti cosa fa di una vita la silenziosa camera oscura in cui un assassino senza freni trova, a poco a poco, i propri connotati, una ragion d’essere e, dopo, una per colpire.  Perché tutto sembra scaturire quasi per caso, come una tempesta.

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Alessandro Impagnatiello cosa è successo quella notte? -Credit ANSA- intellettualedissidente.it

E allora ti chiedi se quello stravolgimento è pronto a colpire chiunque, indiscriminatamente, o se c’è qualcosa in grado di metterci al riparo. Da noi stessi e dagli altri. E la risposa è raggelante, quasi come trovare il corpo di una povera ragazza a pochi centinaia di metri da dove abitava, Non ci sono segnali, o forse ce ne sono migliaia, prima, ma sono decifrabili solo dopo, nel momento dell’incredulità e della lacrime.

Non abbiamo indizi prima, solo dopo

La persona più folle che ti possa capitare come dirimpettaio si sente in colpa se, infastidito da un ronzio, lascia una piccola macchia di sangue sul muro. Il compagno di scuola timido lo ritrovi sui giornali perché ha ucciso qualcuno, trent’anni dopo. C’è una quiete apparente, che dura un tempo apparentemente infinito. Dopo qualcosa si rompe. Ed ecco che qualcuno, un perfetto sconosciuto dice “Sono stato io” in un ufficio della Questura. Qualche giorno di nera gloria. La cronaca, il processo. Un nome che diventa un caso, una voce negli annali, una traccia in archivio.

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Sopralluogo dei carabinieri nella casa- Credit ANSA- intellettualedissidente.it

Dopo va via la gloria e rimane il nero che attrae fatalmente verso quell’anonimato da cui tutto era partito. Si apre una porta ed esce un uomo che sembra il lontano parente di chi, quella porta, l’aveva varcata. Forse è ancora lui, forse no. Ma quella vita, persa, sfinita e sfiorita prima di sparire per sempre ha fatto in tempo a cambiare, in peggio, quella degli altri, o a cancellarla. Così accadrà anche a lui, Alessandro.

Quando arriva il lampo

Come la si voglia comprendere, questa storia, non si potrà fare a meno di cercare il momento del lampo. Quello in cui la pioggia di pensieri diventa un diluvio ed arriva lo squarcio di luce bianca, un frastuono, che sembra mettere ogni altro rumore sullo sfondo, fino a tacitarlo. E’ il lampo di chi viene raggelato da una decisione impossibile da pensare anche solo una attimo prima e ne viene quasi ucciso. Ne resta avvinto, sconvolto ma non muore, davvero, non muore e pensa che la soluzione a tutto sia una.

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La mamma di Alessandro non ha parole -Credit ANSA- intellettualedissidente.it

 

E si convince che è il momento di uccidere. Forse è per questo, per questa atarassia gelida, determinata, che la vita o la morte altrui sembrano indifferenti. E’ forse anche la sua stessa vita lo è, al punto che sbarazzarsene con la stessa sbrigativa determinazione con cui ha cancellato quella degli altri sembra una decisione da niente. E davvero lo è. Non è una frase come un’altra quella che sembra aver detto Alessandro, parlando con gli inquirenti «Togliermi la vita sarebbe l’unica prova del mio pentimento». Forse, da perfetto bugiardo, mente ancora. Forse è attaccato al suo cencio di vita come una avaro al denaro, Alessandro, e la frase è detta così, solo per vedere l’effetto che fa su chi lo annoia con domande su domande. Ma certo quel lampo è un crocevia con due possibili strade che portano sullo stesso luogo

Omicidi e suicidi, in un anno

Sì, c’è una traccia che potrebbe essere qualcosa di più, riferita all’anno precedente l’omicidio di Giulia. 309 sono stati gli omicidi volontari, in Italia, 351 i suicidi. Sono numeri che forse non sorreggono una scienza, ma tengono in piedi la fragile impalcatura di una filosofia, e lasciano oscillare il pensiero sull’altalena dell’abisso. Sono numeri che ci restituiscono l’immagine del cuore umano fragile come una mela divisa a metà, anche quando sceglie il buio. Ecco, anche il buio porta ad un susseguirsi di crocevia, perché si può fare il male in molti modi diversi. Ma quello che sorprende e la costante, cagionevole stupidità che assiste e segue, come un’ombra in un deserto senza sole, l’anima che ha perduto sé stessa. Perché via via che i dettagli del piano omicida di Alessandro emergono comprendi che negli omicidi qualcosa tende ad interrompersi, fatalmente, tra cuore e pensiero. E gli unici a sopravvivere sono gli impulsi, che vestono occasionali abiti raziocinanti ma non lo sono. Sono ombre claudicanti dentro una mente ormai incapace di riconoscerle.

Alessandro, la stupidità ha un piano

Tutto quello che è seguito all’impulso folle di uccidere Giulia ha marchiato, a fuoco, il sigillo della stupidità. E proprio il fuoco sembra uno dei primi pensieri, in una mente ormai ad un passo dal fuoco della Geenna. Il 30 enne pensa che pensare a come sbarazzarsi della propria compagna sia una faccenda di pochi minuti, meno del tempo dedicato alla preparazione di un dei suoi cocktail. Bisogna pensare a cosa metterci dentro, nelle cose da fare,  shakerare  tutto e servire da bere il proprio calice di menzogne.

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Tantissimi omaggi per Giulia Tramontano- Credit ANSA- lintellettualedissidente.it

 

Alla fine è rimasto solo il povero corpo di una ragazza e del suo bambino, l’unica chance che forse aveva la follia nascosta di Alessandro aveva di restare nascosta, senza diventare la stupidità omicida che ha spazzato via tutto, come un tornado. La bellezza di quell’immagine di Giulia in attesa, toccata dall’acqua del mare resta, e ci restituisce l’idea di una serenità, in vita, che sembrava almeno possibile. Via tutto, in pochi minuti. Due vite che forse ora sono nell’altrove, in quella quiete che i limpido azzurro di quello scatto sembrano suggerire. A noi resta il volto livido ed inutile di Alessandro e la domanda su cosa dobbiamo farcene di lui, ora.

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Alessandro: cosa sarà successo veramente- Credit ANSA- lintellettualedissidente.it

 

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