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Giorgia, Andrea e la stampa. Uno schifo

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Armando Del Bello

L’addio tra Andrea Giambruno e Giorgia Meloni ruba la scena alle altre notizie. E ci insegna qualcosa sul nostro povero mondo.

E’ bastato un Giambruno per spazzare via Israele e Gaza dalle carte geografiche della stampa, esattamente come giorni prima è stata sufficiente un’ora, ad Hamas, per far dimenticare Kiev. Ma nulla accade per caso, o quasi. E’ l’ammonimento dietro questo rapido calare di sipari e scene allestite a nuovo ad apparire limpido come una favola morale. L’indignazione del mondo punta il dito dove fa comodo e fino a quando intende farlo, non quando lo scenario è cambiato, non quando le persone hanno smesso di disperarsi e piangere.

Giorgia meloni giamburno
Giorgia, Andrea e la stampa. Uno schifo-Credit ANSA-L’intelletualedissidente.it

Nulla che non si sapesse già, ma la ripidità con cui è avvenuto il cambio di scena è apparso istruttivo come poche volte. Perché in questo caso non è stata una tragedia a succedersi ad un’altra – la folle guerra Ucraina e l’eccidio perpetrato da Hamas – ma un pettegolezzo aziendale diventato un affare di Stato, e con la semplicità rapida ed efficace di uno schiocco di dita. Editoriali di politica estera,  di economia e su qualsiasi altro tema che vanti quattro quarti di nobiltà si sono trovati compagni di pagina, con immagini del fu Andrea, il partner della donna che diventò premier. I titoli hanno preso la prima pagina, o comunque il punto alto dell’impaginazione, il posto al sole. Come dire: guardate qui, basta Gaza ed Hamas, ora è importante leggere altro, Diventate comari come noi.  Nulla allora è rimasto al suo posto, come una gaffe capitata durante un elogio funebre che causa un riso improvviso. E a nulla serve il rammentare che siamo lì per piangere. Così va il mondo, ovunque nel mondo.

Pessimi come sempre

Ma un aspetto davvero riprovevole della faccenda – e sono molti a contendersi la palma – è la generosità, molesta e ingorda, con cui le testate mainstream hanno lasciato aperta la porta su una vicenda privata, usando pudore e discrezione forse solo nei sogni o nel coprire il volto di una bambina e fingendo dignità grazie al cipiglio serio con cui hanno approfondito la faccenda.

Giorgia Meloni e Giambruno famiglia
Giorgia Meloni in famiglia-Credit ANSA-L’intellettualedissidente.it

Scannano il maiale del pettegolezzo con l’ingordigia di verri alla fame, sfidano il digiuno per non sprecare nulla e lo danno in pasto al pubblico, lo stesso a cui rimproverano l’insipienza, quando fa comodo ed è bello far loro da maestri. E’ il cinismo sfacciato della stampa che per anni si è incipriata con l’insostenibile alibi di essere garanzia di verità contro le notizie false, un belletto leggero per continuare a fare la vita di sempre e sommessamente ispirare diffidenza sugli altri, come uno Iago di quart’ordine.

La cipria delle notizie false

Ma se si tacciassero di ignominia le notizie inutili, il mainstream dell’informazione ne verrebbe travolto perché, al netto dei pochi giapponesi rimasti sull’isola, di questo stiamo parlando: un’ipocrisia variopinta e  pervasiva, fantasiosa come una creatura che deve sopravvivere in un ambiente ostile, sia esso la foresta pluviale o la sabbia più arida. Ma sono tutt’altro che vittime. Non sono neanche perfidi come sembrano, talvolta. Vogliono dirigere l’orchestra, e dirti dove devi guardare. E anche qui deve passare la notte in attesa  di qualche opportunità offerta dal treno del mattino. Quando la pietanza offerta avrà saziato, si passerà ad altro.  Ma la sensazione resta nauseante, anche se si è rimasti digiuni. Come essere abusati da soldataglia che si finge corpo diplomatico. E non c’è modo di fermare queste schiere di ipocriti. Puoi solo fare l’inventario della tua pazienza.

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