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I famigliari di Carol Maltesi, uccisa dall’ex, hanno ricevuto un proposta irricevibile

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Gianluca Merla

I giudici fanno partire l’iter per il reinserimento progressivo. Insorgono i familiari di Carol e le Associazioni 

Uccise Carol Maltesi con violenta ed efferata lucidità, ma ora i giudici, dopo nemmeno due anni dall’omicidio, vorrebbero “reinserirlo gradualmente nella società”.

La richiesta irricevibile per la famiglia di Carol Maltesi
I giudici hanno proposto una misura irricevibile per la famiglia di Carol (Credits foto: Ansa) – L’intellettualedissidente.it

Fa discutere, e non poco, la decisione del giudici della Corte d’Assise di Busto Arsizio, di avviare il procedimento previsto per il reinserimento progressivo nella società. Una decisione che ha lasciato senza parole i familiari di Carol Maltesi, uccisa con violenza da Davide Fontana, per sua stessa ammissione, e che scatenerà numerose polemiche. La legge però prevede questa possibilità e potrebbe essere addirittura coinvolta la famiglia della vittima.

Il padre di Carol: “Sono sconvolto”

L’aveva uccisa nel gennaio 2022. Davide Fontana aveva tolto la vita a Carol Maltesi, dopo averla sgozzata, fatta a pezzi e conservato alcuni resti nel freezer ordinato online. Un omicidio che ha sconvolto l’Italia intera e che, adesso, torna a far parlare. Dopo essere stato condannato a 30 anni in primo grado, Fontana aveva chiesto alla Corte d’Assise di Busto Arsizio di “fare qualsiasi cosa fosse stato possibile verso i parenti di Carol e le associazioni” per provare a riparare alla sua condotta. Una richiesta che è stata accolta dai giudici, i quali hanno avviato l’iter di progressivo reinserimento nella società, attraverso il “programma di giustizia riparativa”.

La richiesta irricevibile per la famiglia di Carol Maltesi
La richiesta di graduale reinserimento nella società ha lasciato senza parole la famiglia della vittima (Credits foto: Ansa) – L’intelelttualedissidente.it

La decisione ha lasciato senza parole i familiari di Carol, il suo fidanzato e le associazioni a tutela delle vittime di femminicidio. A stupire è anche il fatto che, dal giorno dell’omicidio commesso l’11 gennaio 2022 dal bancario 44enne di Milano, sia passato troppo poco tempo per un totale pentimento. L’omicidio – che ha sconvolto per via della sua efferatezza – è stato confessato dallo stesso Fontana. L’uomo, durante il processo di primo grado, aveva espresso pentimento e consapevolezza del proprio gesto estremamente violento e disumano. Proprio questa “seria ed effettiva volontà di riparare alle conseguenze del reato“, si legge tra le motivazioni della Corte d’Assise, deve aver convinto i giudici a prendere questa decisione.

Secondo la Corte presieduta dal giudice Giuseppe Fazio, il programma di giustizia che seguirà l’uomo non rappresenterà un pericolo “per l’accertamento dei fatti”. Inoltre, non sarà una minaccia nemmeno per i parenti della vittima. Lo scopo della misura, infatti, è proprio quello di un reinserimento graduale nella società. Gli avvocati dell’ex compagno di Carol,  padre del figlio di 7 anni avuto con la donna, ribadiscono che non ci sarà mai alcun incontro tra la famiglia della vittima e Fontana. Fabio Maltesi, padre di Carol, si è invece detto “allibito e incredulo” rispetto alla scelta dei giudici. Mentre le associazioni contro le vittime di violenza di genere parlano di una “decisone che lascia attoniti”.

La riforma Cartabia e l’iter di reinserimento progressivo

Si tratta del primo caso in Italia che vede l’attivazione dell’iter per il percorso di “reinserimento progressivo nella società”. Ad inserire questo istituto è stata la nuova riforma Cartabia, ex Ministro della Giustizia durante il Governo Draghi. La misura prevede un reinserimento nella società, che però non influenzerà il procedimento giudiziario, oltre a non essere un’alternativa al carcere. Nel concreto è un tentativo di ripristinare il legame che viene rotto tra il colpevole e la società.

Fontana, quindi, potrà accedere alla giustizia riparativa e realizzare un programma costruito apposta per il suo percorso. Una misura non condivisa dalla famiglia della vittima, ma anche dal pm Alberto Lafiandra. Per il Pubblico Ministero, infatti, il programma non rappresenta una soluzione utile, soprattutto in una fase in il procedimento processuale è ancora in corso. Ora la palla passa al Centro per la Giustizia Riparativa e la Mediazione Penale di Milano, che dovrà verificare le modalità e i criteri di esecuzione del programma di reinserimento.

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