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Titan, perché le vittime hanno capito tutto

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Maria Vittoria Ciocci

Le vittime del sommergibile Titan potrebbero aver intuito il loro tragico destino: un solo minuto di consapevolezza prima di morire.

Un’ossessione che ha causato la morte di cinque persone: nonostante il parere degli esperti, i passeggeri del Titan hanno deciso comunque di procedere con la spedizione verso il colosso d’acciaio che ha conquistato il panorama cinematografico internazionale. Lo scorso 18 giugno il pilota della marina francese Paul-Henry Nargeolet e il CEO dell’OceanGate Stockton Rush hanno accompagnato tre avventurieri nelle profondità dell’oceano, in modo da poter osservare in prima persona il relitto del Titanic. Passati 105 minuti dall’immersione, il Titan ha perso ogni tipo di contatto con la nave di supporto.

Titan, perché le vittime hanno capito tutto
Titan, perché le vittime hanno capito tutto – foto: ansa – lintellettualedissidente.it

Nei quattro giorni successivi, la Guardia Costiera ha eseguito un’estenuante operazione di ricerca. Era fondamentale trovare il sommergibile prima che si esaurisse l’ossigeno a disposizione. E’ stato qualcos’altro però a causare la morte dei cinque passeggeri, ovverosia la pressione dell’acqua. Le autorità hanno individuato dei relitti in prossimità della zona ove il Titanic è affondato nel lontano 1912. Ascoltando il parere degli ingegneri navali dunque, la Guardia Costiera ha concordato sulla possibile implosione della struttura ed ha quindi provveduto ad avvisare le famiglie.

Titan, le vittime hanno capito tutto: un solo minuto di consapevolezza prima di morire

Nelle ultime settimane gli ingegneri, chiamati ad indagare sulla morte dei cinque passeggeri del Titan, hanno concordato sulla massima inconsapevolezza delle sue vittime. Un’ipotesi che ha alleviato, almeno in parte, il dolore delle famiglie. Tuttavia, l’ingegnere spagnolo José Luis Martìn sembra di altro avviso. Egli ha spiegato che, prima di implodere, il sommergibile deve essere precipitato in caduta libera con l’oblo rivolto verso il basso, ad un profondità di 1.700 metri.

Le autorità impegnate nella ricerca dei passeggeri del Titan
Le autorità impegnate nella ricerca dei passeggeri del Titan – foto: ansa – lintellettualedissidente.it

Dopodiché sarebbe imploso, schiacciato dalla pressione dell’acqua, ad una profondità di 2.500 metri. “Immagino la paura e l’agonia” – sono state le parole dell’ingegnere spagnolo – “Deve essere stato come un film dell’orrore”. Secondo i calcoli di Martìn, gli istanti di terrificante consapevolezza oscillano tra 48 e 71 secondi. Laddove la teoria di quest’ultimo dovesse rivelarsi esatta, appare chiaro di come la morte dei cinque passeggeri risulti ancora più inquietante. Nargeolet, Rush, Harding, Dawood e suo figlio 19enne potrebbero dunque aver compreso chiaramente il destino imminente.

Implosione del Titan, le famiglie potrebbero intentare una causa per omicidio colposo

Il sommergibile Titan non era sicuro e gli ingegneri hanno tentato fino all’ultimo di sensibilizzare Rush in merito alla tutela dell’incolumità dei passeggeri. A questo proposito, di fondamentale importanza è la testimonianza di Brian Weed – cameraman di Discovery Channel – invitato a partecipare alla spedizione. Quest’ultimo avrebbe avuto una conversazione ambigua con il CEO dell’OceanGate, nella quale si faceva riferimento ad un test d’immersione fallimentare. Di fronte all’atteggiamento “spregiativo” di Rush e alla superficialità con la quale quest’ultimo si riferiva all’idoneità di navigazione del Titan, Weed ha preferito ritirarsi dal progetto.

US Coast Guard
US Coast Guard, le famiglie potrebbero intentare una causa per omicidio colposo – foto: ansa – lintellettualedissidente.it

Un secondo elemento sul quale gli inquirenti stanno indagando si riferisce alla velocità di segnalazione dell’interruzione delle comunicazioni. L’OceanGate Expeditions ha aspettato ben otto ore prima di segnalare la scomparsa del sommergibile alla Guardia Costiera statunitense, sfavorendo l’iniziale azione di ricerca delle autorità navali. Tuttavia, un cavillo legale potrebbe rendere vane le accuse da parte delle famiglie delle vittime: i passeggeri avevano firmato un documento nel quale accettavano tutti i rischi associati alla spedizione. Solo nella prima pagina, la parola “morte” è stata inserita ben tre volte.

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