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Macron ora vuole una Terra verde e bella come l’Eden

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Paolo Zignani

Il presidente francese vuole far credere che la sintesi di industria, tecnologia e scienza risolverà la crisi climatica. Ma chi gli crede?

Lo spettro dei gilet gialli torna a tormentare il presidente francese Emmanuel Macron. E’ infatti il momento di pianificare gli interventi a tutela dell’ambiente e del clima e lui è accusato di inazione, tanto più dopo in un periodo in cui l’Europa è segnata da inondazioni, incendi, tornado, surriscaldamento e prezzi della benzina alle stelle. Nessuna categoria vuole pagare il prezzo della conversione, come hanno insegnato le proteste del novembre del 2018, mentre a propria volta l’Eliseo chiede fondi all’Unione europea. Ma per fare che cosa?

Macron ora vorrebbe una Terra verde e bella come l'Eden
“Macron degage” (vattene) è la scritta sul palmo della mano – lintellettualedissidente.it Ansafoto

Innanzitutto, il capo di Stato ha indicato l’obiettivo di eliminare l’uso del carbone nell’industria francese entro il 2027. E’ poi necessario, entro il 2030, ridurre i livelli di emissione dei gas serra del 55% rispetto al 1990. Ora parte la richiesta a Bruxelles di investire decisamente di più, non solo di regolare. O si fa una politica ecologica o non si fa politica, come sostiene lui stesso raccogliendo ampi consensi.

Appello all’Ue: si decida a investire molto di più

Al di là delle questioni di principio e dei proclami, resta il fatto che nello stesso entourage del presidente la delusione per l’inazione climatica si sente. A volte sembra che l’agenda sia dettata dal sindacato degli agricoltori, altre volte dalle Ong. Manca una “dottrina Macron” forte e chiara, in un ambito che, come la scuola, il presidente ha tenuto tutto per sé.

Macron ora vorrebbe una Terra verde e bella come l'Eden
Dopo le miniere, ora chiuderanno le ultime centrali – lintellettualedissidente.it Ansafoto

Bisogna inoltre che l’Ue, se vuole avere un’anima verde, e quindi accogliere l’invito di Parigi, stabilisca e dichiari pubblicamente entro quali date i combustibili fossili, responsabili dell’effetto serra e del surriscaldamento del pianeta, dovranno essere gradualmente ridotti fino a scomparire. In tal modo, i Paesi meno sensibili all’argomento saranno messi sotto pressione, fino a dare il proprio sostegno nella COP 28 di Dubai, in programma dal 30 novembre al 12 dicembre di quest’anno.

Alla soluzione si arriva, ma molto gradualmente

Macron vuole arrivare alla riduzione dei gas serra del 55% in modo progressivo, con un taglio del 5% all’anno. Detto in un Paese industrializzato come la Francia, non è poco. Ci sono ben 50 siti industriali che producono ogni anno 43 milioni di tonnellate di gas serra. Il confronto, a Parigi, è già stato avviato però nel segno della collaborazione, senza che lo Stato dia fastidio alle grandi aziende.

La Francia punta sulla produzione nazionale di auto elettriche, che dovranno essere un milione entro il 2027. Inoltre, chi ne acquista una europea avrà il leasing sociale a 100 euro al mese. E così il disegno di legge adottato dal consiglio dei ministri prevede investimenti da 43 miliardi di euro a carico dello Stato francese, sette in più nel ’24 rispetto a quest’anno. In attesa del via libera da parte del Parlamento.

Lo Stato non vuole dirigere: si limita a proporre

François de Rugy, l’ex ministro della Transizione ecologica, vorrebbe un’affermazione programmatica forte, da parte dell’Eliseo. Il modello da seguire per lui è quello del discorso di Belfort, pronunciato l’anno scorso dall’interno di una fabbrica, quando Macron ha annunciato che sei nuovi reattori nucleari entreranno in azione entro il 2035, mentre altri otto progetti sono allo stadio del piano di fattibilità. Sarà usata, sempre, la tecnologia EPR, che usa l’acqua pressurizzata.

Macron ora vorrebbe una Terra verde e bella come l'Eden
Macron annuncia a Belfort sei nuovi reattori nucleari EPR – lintellettualedissidente.it Ansafoto

L’Eliseo insiste però sui messaggi dolci e positivi, per evitare il linguaggio ansiogeno degli ecologisti catastrofisti e il tono drastico del comando. E anche i metodi d’applicazione delle riforme non saranno punitivi. Le pompe di calore sostituiranno le caldaie a gas, e saranno costruite sempre di più in Francia. Allo stesso modo, le batterie saranno prodotte entro i confini.

Un’ecologia desiderabile, che non dà fastidio

Così si creerà lavoro mentre crescerà la produzione industriale. La transizione ecologica dovrà essere “desiderabile”, per essere realizzata senza imposizioni. Le ultime centrali a carbone saranno convertite a biomasse. Si farà una rivoluzione gentile, senza spargimento di sangue, senza ulteriore indebitamento dello Stato, senza nuove tasse né imposizioni. E’ un discorso che richiama il marketing: basterebbe un “senza” per ottenere la transizione senza rivoluzione, come se l’ecologia non richiedesse alcun sacrificio, e non avesse un fondamento egualitario, rivoluzionario e soprattutto urgente. Ammesso che l’ecologia non sia mero giardinaggio.

E’ proprio questo ottimismo sorridente e pacato che insospettisce, anzi non convince più di tanto. L’incontro fra tecnologia, industria ed ecologia è sempre in grado, per il capo di Stato francese, di dare la soluzione giusta, che accontenta tutti. Ed è sempre quanto di più desiderabile per gli industriali. Si fa la transizione potenziando l’industria grazie agli investimenti pubblici. Se l’ecologia dev’essere desiderabile, Trump ha insegnato che altri desideri, opposti,  offrono soluzioni più rapide. Macron sfida Trump con il contro slogan “Make our planet great again”, ma qualunque protesta di piazza potrà smentire l’ottimismo tecno-scientista.

L’emblema del dolce ottimismo macroniano è l’aereo a bassa emissione di carbonio, che il capo di Stato chiama “ultrasobrio”. Il realtà, come ha dichiarato il sindaco ecologista di Grenoble Eric Piolle non si potranno fare voli transatlantici con l’aereo all’idrogeno prima che il mondo bruci. Macron non ha afferrato il problema: il tempo.

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