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Tuo figlio soffre di balbuzie? Come fare a capirlo e quando è il caso di rivolgersi ad un esperto

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Valentina Trogu

Hai il dubbio che tuo figlio possa essere balbuziente? Vediamo come capirlo e quando occorre rivolgersi al medico per risolvere la difficoltà di comunicazione.

Essere balbuzienti può causare disagio e portare ad estraniarsi dal resto delle persone. Vediamo quali aiuti intervengono per superare il problema.

Come risolvere la balbuzie
Come aiutare il figlio balbuziente (Lintellettualedissidente.it)

Si chiama balbuzie il disturbo del linguaggio caratterizzato da alterazioni del ritmo della parola. La comunicazione è meno fluente a causa di ripetizioni, arresti, prolungamenti di un suono. Chi ne soffre può sentirsi in difficoltà non riuscendo a farsi capire e provando molta fatica ad esprimersi correttamente. Se poi dall’altra parte si trova una persona impaziente e poco comprensiva (se non addirittura che deride) il disturbo peggiora gettando nello sconforto.

Per i genitori riuscire ad aiutare un bimbo balbuziente è molto importante. Solitamente la difficoltà di linguaggio si manifesta tra i tre e i sei anni ma può insorgere anche durante l’adolescenza. Cause della balbuzie sono fattori genetici oppure stati emotivi particolarmente intensi. Pur essendo intelligente quanto i compagni, il bambino balbuziente si sentirà a disagio, si chiuderà in sé stesso isolandosi dagli altri bambini e risultando più introverso. Come evitare che tutto questo accada.

Come possono i genitori aiutare un figlio balbuziente

Nel momento in cui si nota nel bambino una tendenza a balbettare occorre mantenere la calma e dargli il tempo di cui ha bisogno per esprimersi.

Balbuzie, come aiutare un figlio
I comportamenti da adottare (Lintellettualedissidente.it)

Bisogna evitare di incoraggiarlo dicendo “Parla con calma”, “Non ti agitare”, “Ripeti insieme a me”. Si può prestare attenzione alle parole che lo mettono in difficoltà e ai comportamenti legati alla balbuzie. Ascoltatelo attentamente, mantenendo il contatto visivo.

Se la situazione dovesse persistere bisogna chiedere l’aiuto di uno specialista come un logopedista o un foniatra che saprà indicare gli esercizi più adatti per limitare il disturbo. Il terapista darà le risorse ai genitori per supportare il figlio e verificherà la capacità di coordinazione nell’articolazione dei suoni e nella valutazione degli aspetti emotivi.

Bisogna, poi, spronare il bambino a compiere da solo piccole azioni quotidiane per aumentare la sua autostima e preferire i commenti a situazioni piuttosto che domande secche che affaticano il bambino.

La lettura è uno stimolo importante per acquisire nuovi vocaboli e imparare sinonimi delle parole che mettono in difficoltà. Leggete con lui o per lui, sarà di grande aiuto. Non spingete il bimbo, poi, verso le competizioni verbali dicendogli, ad esempio, di raccontare un episodio a parenti e amici. Meglio poche frasi più semplici per evitare la pressione sul bambino legata ad una costruzione verbale complicata.

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