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5 candidature all’Oscar per questo film che arriverà oggi nelle sale italiane

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Paolo Oggioni

Un film capolavoro. Il connubio tra il banale e l’orrore. Cinque candidature all’Oscar, la vittoria del Gran Prix della Giuria  al Festival del Cinema di Cannes. Riassumere in poche parole “La zona d’interesse”, film che uscirà oggi in molte sale italiane, è davvero complicato.

Un’opera prodotta dal regista Jonathan Glazer, riadattamento cinematografico dell’omonimo romanzo scritto da Martin Amis nel 2014. La storia del comandante del campo di concentramento di Auschwitz e della vita quotidiana della famiglia, che si svolge nella vicina magione. Un solo muro a dividere opulenza, quotidianità e ignoranza di quello che stava succedendo dall’altra parte: orrore e morte di uno sterminio tra i peggiori della storia dell’umanità.

Zona d’interesse: la trama

Rudolf Hoss vive in una lussuosa dimora separata dal campo che dirige da un semplice muro di cinta. Con lui la moglie Hedwig e i cinque figli. Il film è stato girato proprio in Polonia, in quella Oswiecim che è la città in cui è sorto il campo di concentramento di Auschwitz.
La particolarità della pellicola è che il terribile luogo di sterminio fa da sfondo alla quotidianità della famiglia Hoss. Senza che vi sia una sola scena che inquadri il crimine. Quella che cattura lo spettatore e lo fa riflettere è il modo in cui si svolge la vita dei protagonisti, ben consapevoli di quanto sta succedendo al di là del muro.

I riconoscimenti ottenuti dal film

Non ha vinto neppure un Oscar, ma è stato inserito in ben cinque categorie. Miglior film, miglior regista, miglior sceneggiatura non originale, miglior pellicola straniera e miglior sonoro. Insomma, prestigiosi riconoscimenti, anche se non hanno portato alla statuetta, ma poco importa. L’opera di Glazer, infatti, è costruita in maniera magistrale. Ci porta a scoprire il confine tra una tranquilla vita borghese e una delle tragedie più immani della storia dell’uomo. Lo fa con la musica, con campi e controcampi usati abilmente per introdurre lo spettatore al vero cuore del film. La capacità, purtroppo riscontrabile ancora oggi, di vivere in una sorta di bolla, in cui tutto quel che accade fuori è superfluo. Pure una vicenda drammatica come l’Olocausto.
I dialoghi dei protagonisti, le feste svolte all’interno della casa. Tutto a far da contrasto a una realtà che il regista non mostra mai, ma che lo spettatore conosce a memoria. Un film che merita davvero di essere visto e trasposto, seppur con le dovute proporzioni, a quanto viviamo nel nostro quotidiano. Dove a una realtà fatta di glamour, social e mode passeggere si contrappongono le immagini di violenza quotidiana, guerra e dolore che, ogni giorno, ci vengono mostrate dai media.

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