L’Istituto Nazionale di Statistica (Istat) ha rilasciato la ventisettesima edizione del Rapporto annuale italiano, quella del 2019, presso la Sala della Regina di Montecitorio. Un volume di circa 301 pagine sulla situazione di fragilità del «Sistema Italia»da leggersi, ci dicono sul sito, come risultato della considerata interazione fra dotazione di risorse, opportunità, fragilità e resilienza del nostro Sistema. Il dato emergente su cui la pubblica opinione suggerisce esser doveroso soffermarsi  è quello relativo alla decrescita della natalità, il cui monitoraggio ha portato a risultati evidentemente degni di analisi soprattutto in termini di cause e conseguenze. Vediamo al netto del calcolo statistico le conclusioni del capitolo terzo su “Tendenze demografiche e percorsi di vita”, soffermandoci sulle sezioni funzionali all’inquadramento della situazione della popolazione italiana per l’anno corrente.

Partiamo dicendo che rispetto al 2015 l’Italia oggi conta fra la sua popolazione circa 400.000 residenti in meno. Le cause di questa emorragia sono riconducibili ad un aumento dei decessi direttamente proporzionale alla diminuzione delle nascite. In Italia non si fanno più figli e questo dato mal si sposa col fisiologico progredire degli stadi vitali della popolazione residente. C’è un altro dato da considerare: fra il 2008 e il 2017 la popolazione femminile di età compresa fra i 15 e i 49 anni registra una diminuzione di circa 900.000 unità, fattore che spiega i 3/4 del calo delle nascite. Oltre a diminuire i nati da padre e madre italiani, a decrescere sono anche i nati con almeno un genitore straniero, che scendono sotto i 100.000 (il 21,7 % del totale). È doveroso sottolineare che viviamo nell’epoca dello slittamento temporale: l’iter ritenuto aderente alla fascia d’età di volta in volta vissuta è oggi, rispetto alle generazioni passate, affrontato con circa 10 anni di ritardo sulla tabella di marcia; questo si traduce in un calo del numero medio di figli per donna: si scontrano 629 primogeniti con 1.322 figli totali su un campione di 1000 donne, del 2017. La situazione diventa davvero allarmante se si considera che a livello europeo condividiamo con la Francia il record sul numero di ultracentenari residenti, ne contiamo quasi 15.000 (il 15,6% della popolazione è ultrasessantenne).

Ma veniamo al dunque. Il fatto che l’Italia non venga più considerata nido confortevole per una ideale progenie, pur restando la meta più ambita a livello turistico, dovrà pur trovare una spiegazione nell’universo numerico patrocinato dall’Istat. Ed ecco i nostri demeriti: mancanza del sostegno economico alle famiglie. Per la famiglia l’Italia spende l’1,9 % del Pil contro il 3,5 di Gran Bretagna, Danimarca e Svezia. In Germania una coppia con figlio riceve un sostegno mensile di 200 euro, nel nostro paese la somma è al di sotto del centinaio. Il PIL stenta a crescere e su una percentuale pressoché immobile grava una forte decelerazione dei consumi. Le donne in età fertile si guardano bene inoltre dal farsi carico del fardello improduttivo della maternità, che nella maggior parte dei casi causa la perdita del lavoro. Si aggiunge a questo un mercato del lavoro sottosviluppato o mediamente redditizio a seconda delle zone della penisola prese in considerazione: assistiamo ad un calo del lavoro a tempo pieno nel Mezzogiorno, assieme ad un aumento del tasso del lavoro irregolare. Nel 2018 meno della metà degli occupati poteva contare su un lavoro stabile e a tempo pieno, contro il 54% del centro-nord. Avanzando varie ipotesi, la più credibile è che questa distribuzione territoriale della buona organizzazione lavorativa risponda ad una eco del fortunato triangolo industriale degli anni ‘70 e ‘80 del dopoguerra (e di quello formatosi più ad est nei decenni appena successivi), dove ancora oggi si concentra la maggior parte dell’offerta lavorativa.

Un quadro generale poco invitante quello emerso dall’analisi generale dell’Istat, un quadro che anziché invitare alla lettura cruda e disincantata, ammorbidisce i toni affidandosi alla capacità di incassare colpi dei cittadini e del sistema italiani, resilienti, a quanto pare.