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La strage di Casignana e le lezioni che ci ha lasciato

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Vincenzo Colao

La strage di Casignana è uno tra i molti eventi che hanno segnato la storia del nostro meraviglioso paese, spesso purtroppo molto cruenti, che hanno portato dolore e morte, e che si spera abbiano portato insegnamenti.

L’importante sarebbe integrare questi eventi nel nostro presente  ma l’importante sarebbe ricordare a riuscire a tenere viva la memoria su fatti che non possono essere dimenticati, perché ricordare significa dare loro un posto nella nostra coscienza.

Quando è stata la strage di Casignana?

Che conseguenze ha avuto?

È passato più di un secolo rispetto alla strage di Casignana del 22 settembre del 1922, quando appunto questo piccolo paese della Locride in provincia di Reggio Calabria è stato teatro di un durissimo conflitto tra proprietari terrieri e contadini.

Questo conflitto sfociò in una repressione da parte delle forze dell’ordine che provocò tre morti e molti feriti sia gravi che lievi. Tra i morti ricordiamo i contadini Girolamo Panzetta e Rosario Contorno, e il vicesindaco socialista Pasquale Micchia.

Non è un avvenimento nato dall’oggi al domani, ma è stato il risultato di una situazione politica, economica e sociale presente in Italia, e in particolare presente al sud.

In questo caso si parla della provincia di Reggio Calabria, che vedeva contrapporsi da un lato i proprietari terrieri, che erano detentori di molte terre e molti allevamenti, mentre dall’altro c’erano i contadini che vivevano in condizioni di estrema povertà e marginalità.

Ma soprattutto  erano costretti a subire il ricatto dei primi: per questo rivendicavano condizioni di lavoro più giuste e stipendi più equi.

La situazione precipitò quando questi contadini diedero vita ad un’insurrezione contro questa situazione organizzando un corteo pacifico verso le terre di questi proprietari per protestare contro le condizioni di sfruttamento nel lavoro e chiedere un miglioramento generico delle condizioni di vita.

Questo corteo  fu interrotto con la forza dalla polizia  che diede vita ad una repressione molto violenta. La polizia infatti aprì il fuoco sulle persone presenti, e ciò provocò un’altra protesta contro le forze dell’ordine e una contro risposta ancora più brutale, con arresti di massa e con contadini che furono arrestati e torturati in carcere.

Le conseguenze della strage di Casignana si fecero sentire per molto tempo. Infatti la popolazione di quel paesino fu costretta a vivere in una situazione di repressione per vari anni, con una situazione economica e sociale sempre abbastanza pesante per quanto riguarda la povertà e lo sfruttamento per molte famiglie.

Perché è importante ancora ricordare i cosiddetti fatti di Casignana?

Ormai è passato più di un secolo da questi fatti così drammatici per il nostro Paese, fatti che mai vorremmo si ripetesse e che mai dovranno ripetersi. Proprio per questo è importante mantenere alta la consapevolezza e dedicare sempre i nostri pensieri alla memoria delle vittime e delle loro famiglie, che alla fine hanno combattuto anche per i diritti che oggi abbiamo e sui quali dobbiamo sempre vigilare.

Un popolo e uno Stato che non hanno memoria del passato sarebbero condannati a non avere consapevolezza su quello che succede nel presente.

Ricordare ancora oggi a distanza di un secolo la strage di Casignana deve servire a noi e alle nuove generazioni per ricordarci dell’importanza di combattere contro ogni forma di sfruttamento e contro ogni forma di violenza a favore dei diritti di tutti, senza distinzione tra classi sociali.

Se vogliamo continuare nella costruzione di una società più solidale e più giusta, la memoria storica è quella che può tenere viva la fiammella della speranza per il futuro, ricordandoci da quale storia veniamo, tragedie e fatti drammatici inclusi.

Solo in questo modo possiamo riuscire a comprendere anche le dinamiche del presente del nostro Paese, le quali spesso hanno collegamenti con i fatti del passato.

Questa memoria storica bisogna trasmetterla grazie ad articoli come questo e grazie anche ad eventi culturali dedicati  alle nuove generazioni, soprattutto a quelle che vivono al sud.

Soprattutto per ricordare loro la storia complessa dei loro nonni e delle loro nonne, così che sia da stimolo per migliorare le condizioni di vita e di lavoro nella terra dove vivono, e per combattere per i diritti di tutti.

Cosa ci insegnano i fatti relativi alla strage di Casignana?

Incontro del 2022 per ricordare le persone morte durante questa strage

Molto significativo un incontro organizzato un pò di tempo fa all’interno del borgo antico di Casignana, a 100 anni da quella strage.

A questo incontro hanno partecipato i cittadini e le istituzioni locali che hanno voluto ricordare il tragico evento, attraverso un’analisi profonda di tutte le fasi che portarono a quei tumulti nella zona ionica calabrese, in un contesto nazionale che stava attraversando il  cosiddetto biennio rosso.

Si tratta di un periodo successivo alla prima guerra mondiale, caratterizzato da tante lotte operaie a contadini che raggiunsero proprio l’apice a Casignana nel 1922.

All’incontro hanno partecipato:

  • Il sindaco di Casignana, Giuseppe Rocco Celentano
  • il vicesindaco Franco Crinò
  • Agata Mazzitelli, consigliere con delega alla cultura.
  • Vincenzo De Angelis, medico di Brancaleone.
  • Domenico Romeo, deputato della storia patria per la Calabria
  • Domenico Calabria, presidente del caffè letterario Mario la cava.

Infine, furono presenti anche il regista Andrea Belcastro e il responsabile della cooperativa sociale officina delle idee Antonio Blandi.

In quell’occasione si è parlato anche di un piccolo volume. Dell’avvocato Domenico Romeo, all’interno del quale sono raccolte le pagine. Della storia di quel periodo. Dove ci sono illustrati gli avvenimenti attraverso la descrizione della stampa dell’epoca.

Conclusioni

La strage di Casignana deve servire anche da monito contro i soprusi che ancora esistono in quella terra.

Questi soprusi arrivano dalla criminalità organizzata e soprusi che arrivano da una cattiva politica. Spesso purtroppo però sono legati anche dall’indifferenza di quelle persone che si girano dall’altro lato di fronte alle ingiustizie, senza comprendere che, come disse qualcuno di molto importante nella storia anche drammatica del nostro Paese e cioè il magistrato Paolo Borsellino, “chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola.

Il riscatto del Sud del nostro Paese passa attraverso la consapevolezza di quello che è successo nel passato e dalla voglia di migliorare il proprio presente, per costruire un futuro sempre più luminoso, sia per le attuali generazioni che per quelle future che verranno.

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