Ci sono dei momenti in cui parlare appare superfluo, ci sono dei momenti in cui parlare è completamente inutile, pesante, fuori luogo.Sempre in questi momenti opportuno invece è il silenzio, il rispetto, la compostezza.Quando un ragazzo armato di un fucile e di due pistole entra in una scuola elementare e uccide 27 persone, di cui 20 bambini, forse siamo in uno di questi momenti.Sempre in questi momenti emerge chiaramente un quadro complessivo di questa epoca, una lucida fotografia della deriva che abbia intrapreso l’umanità intera.Nell’epoca dell’istantaneo, dell’iperveloce, della comunicazione incessante, degli smartphone e dei tablet, delle news feed, dei social network, in questa epoca in cui colui che rimane fuori dalla rete e dal Global Village rimane alienato nel recinto della sua esistenza,proprio in questa epoca, che è quella degli approfondimenti televisivi, delle trasmissioni dedicate alla cronaca nera, dei salottieri improvvisati Sherlock Holmes, nell’epoca del divismo noir, dei Misseri e dei coniugi di Erba, l’epoca di Cogne ed Avetrana, quest’epoca tumorata dalla disinformazione, proprio in quest’epoca vengono quotidianamente sviliti i sentimenti primi dell’essere umano, la pietà sindacale richiesta ad un uomo.

Orson Welles alias Citizen Kane in Quarto Potere affermava in maniera piuttosto spavalda “ la gente penserà quello che voglio io” e in questo celebre passo del capolavoro del 1942 si profetizzava a ragione l’implosione megalomane che la Stampa avrebbe subito da lì a sessant’anni, dello strapotere che i media avrebbero raggiunto, dello snaturarsi fisiologico della missione di un giornalista: quella di informare, analizzare e criticare.Difatti questo è avvenuto: la carta stampata è morta sotto il peso del progresso tecnologico, il commento sta per spirare con gli ultimi protagonisti ancora vivi, la critica è lasciata alla Tv, l’approfondimento è sterilizzato nell’opinione più subdola ed autoreferenziale dei benpensanti, la cronaca è diaristica, non devi capire ma devi sapere, non devi comprendere ma devi conoscere; si sopravvive con il multimediale, con il gruppo editoriale faraonico, con i settimanali, con l’invasione della pubblicità, con i titoli cubitali, con lo stupeficium dell’effetto, con le fotogallery  (è importante conoscere i ristoranti frequentati da Pippa Middleton o il volto del vincitore della gara di sollevamento porci nella provincia di Guanzhou in Cina- ogni riferimento è da ritenersi meramente casuale n.d.r), ci si tiene a galla bombardando il consumatore, rincoglionendolo con i contenuti video, assuefacendolo con la droga della diretta.Vendere, non criticare.

È la gabbia del pensiero unico, lo strumento del controllo totale delle nostre coscienze.Ieri per la paura di smentirsi infatti, mentre morivano travolti dalla follia 20 bambini, la Repubblica si affrettava ad avere il primato sulle foto delle maestre coraggiose, su ben due gallerie fotografiche del presidente in conferenza stampa, smaniava per avere il primato sul video esclusivo della prima telefonata alla polizia, correva per fornirci il resoconto delle prime pagine di cinquanta quotidiani Usa, sudava freddo al pensiero di non pubblicare per prima le foto della veglia, dei fiori e dei peluche, delle croci (sic!), catalogava serialmente tutti i volti della tragedia.Perché speculare sulla vita è obbligatorio in questo sistema, sputare sulla pietà per i defunti è il minimo, trarre profitto da un massacro appare più che mai necessario.Peccato sia accaduto in Connecticut e non in provincia di Varese, sarebbe stato sicuramente più semplice e meno costoso inviare una troupe di reporter bella affiatata e non quel povero mister Aquaro desolato corrispondente da Newton.

Vergognatevi, sciacalli.

Profanare la sacralità del lutto ed economicizzare la pietas di un genitore che ha appena perso un figlio o di chi ha vissuto l’orrore sono atti miserevoli, sono una tragedia più tragedia della tragedia stessa. Dato per assunto però questo è il sistema vigente e che difficilmente muterà nei suoi assetti di qui a breve, due parole di critica le spendiamo anche noi. Passata l’effimera empatia collettiva il problema principale che si sono posti gli americani,il mondo intero ed ovviamente il mondo dell’informazione, è stato ascoltare i contenuti della conferenza presidenziale convocata nel post-eccidio.Il presidente Barack Obama, con l’ipocrisia di chi il culo invece di averlo sotto il coccige lo ha sopra il mento, ha promesso al suo popolo che “mai più dovranno avere luogo tragedie come queste” , si commuove, si interrompe spesso, e quando parla è imbottito di quella retorica da perfect man che lo rende detestabile, ricorda a tutti quanto fossero belli quei bambini dai 5 ai 10 anni, e quanto evidentemente soffrano i genitori, i nonni ed i fratelli, proclama un caloroso abbraccio speciale che darò questa sera alle mie figlie.Poi il trionfo estatico di quella lacrima impercettibile che gli è scivolata dall’occhio destro che ai più è stata traslata come Il pianto della Madonna sotto il Crocifisso, l’immagine simbolo di questa efferata pagina di cronaca.

Lacrime di coccodrillo, ci verrebbe da dire.Come fa a commuoversi per la perdita di giovani vite umane il presidente di un Paese che esporta guerra da settanta anni?Come fa, privo di pudore, lo stesso presidente prossimo al suo secondo mandato a non capire che il lobbismo spietato della National Rifle Association (la sigla dei maggiori produttori di armi statunitense) controlla mezzo Congresso e tre quarti di Senato?E come fa lo stesso Obama, l’uomo dello yes we can e della promessa Change, a non citare nel suo discorso alcun tipo di prospettiva logica per uscire da questo incontrollabile mortificio che sono gli Stati Uniti?Non è possibile rispondere fino a che il paganesimo del Dio Dollaro non cesserà d’esistere.Anche perché nessuno pare rendersi conto di quanto queste tragedie siano annunciate in partenza.La lobby delle armi infatti, anch’essa priva di ogni pudore, si è affrettata ad annunciare una possibile via di fuga dal Far West quotidiano: armiamo le maestre e tutto questo non riaccadrà.Ci avvaliamo della facoltà di non commentare.Gli Stati Uniti sono vittima di una mitomania storica che non permette di metabolizzare ne’ Little Big Horn ne’ Bora Bora, gli Stati Uniti sono un paese in cui i ragazzi preferiscono giocare a Mezzogiorno di fuoco anziché a pallone ed ironia a parte- tanto ne fanno tutti- se due indizi fanno una prova, qui la situazione è più che chiara.La via d’uscita esiste ed è praticabile, sin da domani, perché se davvero si volesse, tutto questo si potrebbe evitare.

Uno Stato di diritto tiene i pazzi nei manicomi e le armi negli arsenali, uno Stato civile non può contenere i confini della follia umana ma può sicuramente impegnarsi per arginarla al minimo.Perché ad un Paese che sia degno di questo nome non deve interessare di quale disturbo autistico soffrisse Adam Lanza, o di quale irrisolto problema edipico avesse con sua madre, un Paese civile Adam Lanza tenta di curarlo, di riabilitarlo, di allontanarlo preventivamente, tenta di difendere la società dai danni che può provocare un suo consociato, non lo arma fino ai denti per una prova fuori programma di Call of Duty  formato reality.Queste sono le enormi contraddizioni della più grande democrazia del mondo, e queste sono le sue disumane prerogative.

God bless the kids.

P.S Si è scelto la Repubblica come archetipo di grande quotidiano italiano n.d.r