«Erotismo è quando uno lo fa, il porno è quando uno lo guarda»
Yvan Audouard.

Il confine dei due termini è netto, ma nonostante ciò queste discrepanze non sono ancora riuscite ad infondersi pienamente nel pensiero comune. Erotismo deriva dal nome del Dio greco dell’Amore -Eros- il cui significato è da ricercare nelle diverse forme di manifestazione del desiderio sessuale accompagnato dall’esaltazione della bellezza che si presenta attraverso la sensualitàPornografia, invece, è composta da: Pornai -prostituta- e Grafia -scrittura, quindi letteralmente significherebbe disegnare o scrivere riguardo prostitute. Si tratta di un termine il cui significato è molto più corporea. Da questa analisi quindi la distinzione fra i due termini appare già chiara a livello etimologico e usando le parole del sociologo Herbert Marcuse «la differenza tra erotismo e pornografia è la differenza tra il sesso celebrativo e quello masturbatorio». Quindi nell’Erotismo sono descritte le emozioni fisiche e mentali, i rapporti, l’amore; la Pornografia è materiale, descrive il rapporto sessuale senza esserne coinvolta sentimentalmente e mentalmente, senza soffermarsi nell’intimo del pensiero, nelle relazioni.  L’Erotismo, meno controverso rispetto alla Pornografia, è visto come espressione più tollerata della nudità. La pornografia, pur risalendo a tempi antichi e nelle più svariate forme d’arte, rimane ancora un tabù assoluto per la nostra società.

Spingersi sino a forme di degenerazione è molto facile: per poter essere definita una forma d’arte, la pornografia, deve presentare un distacco e disinteresse – stando ben lungi dallo sfiorare una deviata morbosità – il disfacimento dell’arte sta in coloro che la surrogano come mero business economico. Malattia della nostra società è proprio la continua, futile e morbosa commercializzazione del corpo come mezzo unico per ottenere un maggiore audience, basta accendere la televisione per essere consapevoli del becero spettacolo offerto da corpi svenduti. Ma trattandosi di una società bigotta e ottusa brucerebbe allora l’artista che del corpo ha fatto la propria arte, salvo poi venerare chi sfrutta le nudità femminili di donne vuote o il loro stesso corpo in programmi demenziali, riducendosi così a semplici oggetti o ‘fenomeni da baraccone’ amati da un pubblico altrettanto vacuo. «Sì, sono un libertino, lo riconosco: ho concepito tutto ciò che si può concepire in questo ambito, ma non ho certamente fatto tutto ciò che ho concepito e non lo farò certamente mai. Sono un libertino, ma non sono un criminale né un assassino» (Il Marchese de Sade, 1791). E’ sulla base di un maschio violento e sopraffattore nascono molte delle associazioni femministe, le cui critiche figurano una sfida molto allettante per tutti coloro che si ritengono avversi a censure in nome di un tanto discusso principio di libertà d’espressione e di un ideale quasi utopico di società aperta. Le accuse delle femministe non sono rivolte alla pornografia in generale, ma sono strettamente indirizzate a quegli uomini che, godendo di una subordinazione, discriminano le stesse donne e compiono su di loro atti che vengono ritenuti violenti e sadici. In sostanza, secondo le femministe, la sessualità venduta dalla pornografia è orientata verso stereotipi maschili di uomo ‘dominatore’ e donna ‘sottomessa’ che trasformano la società in un ‘consorzio’ maschilista violando così i diritti civili delle donne.

Chiaramente si tratta di un’esasperazione, uno stravolgimento della società: da un lato la svendita dei corpi, soprattutto femminili, per motivi futili può sfociare nella degenerazione del pensiero della donna come semplice oggetto, ma dall’altra parte le stesse proteste femministe esagerano in un puritanesimo tirato al limite. L’idea di una libera sessualità è importante e necessaria, naturale conseguenza di una società matura e di singoli consapevoli. Finché esisteranno uomini ‘importanti’ con una visione meschina e immiserita dell’esperienza erotico-sessuale allora non ci potrà essere alcuna evoluzione e di conseguenza nessun innalzamento del contesto sociale. Se il pensiero unico, il cosiddetto ‘ben pensare’, continuerà ad essere indirizzato solo verso un utilitaristico sfruttamento del corpo, di donne o uomini che siano, e su atteggiamenti definiti anti-sociali o immorali, allora le relazioni non potranno mai giungere alla maturità.

«Un corpo nudo risolve tutti i problemi dell’universo». Nicolás Gómez Dávila.