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La vita e la carriera del giornalista italiano Nino Longobardi

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Ignazio Taormina

Nino Longobardi è stato uno dei giornalisti più importanti dell’Italia del dopoguerra. Conosciuto soprattutto per le sue inchieste sulle attività criminali della camorra, con il suo linguaggio diretto e senza fronzoli Longobardi è stato un simbolo della lotta per la giustizia e la verità nel panorama giornalistico italiano.

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L’infanzia, l’adolescenza e curiosità su Nino Longobardi

Nato a Torre del Greco nel 1925, Nino Longobardi ha trascorso l’infanzia e l’adolescenza nella città campana. Fin da giovane Longobardi ha mostrato un grande interesse per il giornalismo, e già a sedici anni ha cominciato a scrivere per il quotidiano Il Mattino. Nel 1968 ha conseguito la laurea in Giurisprudenza presso l’Università di Napoli, ma nonostante il titolo di studi conseguito ha deciso di dedicarsi completamente alla carriera giornalistica.

Nino Longobardi è stato uno dei giornalisti più coraggiosi e impegnati del panorama italiano. Attivista politico, saggista e scrittore, ha dedicato gran parte della sua vita a denunciare le ingiustizie e le violazioni dei diritti umani, affrontando spesso situazioni difficili e pericolose.

Nel corso degli anni ha subito diverse minacce e intimidazioni da parte di organizzazioni criminali e gruppi estremisti, a causa dei suoi articoli e delle sue inchieste. Tuttavia, Longobardi non ha mai ceduto alle pressioni e ha continuato a svolgere il suo lavoro con professionalità e coraggio, diventando un esempio per molti giovani giornalisti.

La carriera giornalistica di Nino Longobardi

Negli anni ’70 Nino Longobardi si è trasferito a Roma, dove ha iniziato a lavorare per il quotidiano L’Unità. Nel 1979 è passato al quotidiano La Repubblica, dove ha lavorato per molti anni. È stato uno dei primi giornalisti italiani a occuparsi della camorra e delle sue attività criminali, e le sue inchieste hanno avuto un grande impatto sull’opinione pubblica, nonostante le tante minacce di morte e intimidazioni ricevute non ha mai cessato tale attività.

Il passaggio alla televisione e le critiche ai colleghi

Nel 1977 approda nella neonata televita per volontà dell’editore, il giornalista ed esponente del partito della Democrazia Cristiana, Luigi D’Amato. Nino Longobardi diventa protagonista assoluto anche nel piccolo schermo, il suo programma più famoso è “I pugni sul tavolo” dove il giornalista campano, senza peli sulla lingua analizza tanti temi con una veemenza assoluta. Memorabili le sue invettive contro il collega Maurizio Costanzo, con il quale non ha mai avuto un rapporto idilliaco, o contro i registi Franco Zeffirelli e Dario Fo.

Longobardi critica aspramente l’Onorevole Andreotti ed il sindaco di Roma

Ma l’ira televisiva del giornalista campano non si placa, altre vittime illustri delle sue feroci critiche furono l’onorevole Giulio Andreotti e l’allora Sindaco di Roma Giulio Carlo Argan, suo bersaglio preferito, al quale rinfaccerà sempre il suo passato da ex camicia nera.

Il tentativo di Nino Longobardi di lanciarsi come editore, ed il ritiro a vita privata

Dopo vari anni passati tra carta stampata e televisione, Longobardi nel 1981 tenta anche di fondare un suo giornale, riprendendo il titolo del suo programma televisivo “I pugni sul tavolo”, quotidiano orientato politicamente a destra che avrà una vita breve. Decide dunque di fondare Italmondo, la sua personale agenzia di formazione. Nel 1990 ha ricevuto il premio Saint-Vincent per il giornalismo come riconoscimento alla carriera.

Dopo queste esperienze, Nino Longobardi si ritira a vita privata nei primi anni 90, morirà all’età di 71 anni a Roma il 25 novembre 1996.

In conclusione, Longobardi rimane ancora una fonte d’ispirazione

Viene ricordato ancora oggi, insieme ai colleghi Montanelli e Maurizio Costanzo come uno dei giornalisti di maggior coraggio, tenacia e bravura dell’intero panorama giornalistico italiano, rimanendo tutt’oggi ancora fonte di grande ispirazione per i tanti giovani che si affacciano alla difficile professione del giornalista.

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