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Piero Buscaroli: storia di un personaggio atipico

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Vincenzo Colao

Sono tanti i talenti di Piero Buscaroli, uno di quei ritratti fondamentali che è giusto dipingere per dare un ritratto fedele anche del nostro paese.

Particolarità del personaggio Piero Buscaroli

Perchè ha diviso il mondo della musica

Sicuramente è un personaggio atipico, un intellettuale che ha diviso il mondo della musica forte della sua posizione di musicologo e storico, giornalista che ha collaborato con Leo Longanesi e, naturalmente, scrittore anche di discipline diverse in cui era sempre molto competente.

Forse una delle cifre che lo caratterizzano è proprio l’impossibilità di riconoscersi in un unico contesto, di andare a imprigionare il proprio sapere all’interno di un unico ambito. Dal momento che tutto nasce da un insieme di contingenze è più che naturale che cercare di rendere settoriale e sapere gli sembrasse una forzatura.

Da musicologo sapeva bene che andare a raccontare un musicista o, per il lettore che non lo conosciamo ancora, scoprire i tratti di un musicista non poteva che ricollegarlo anche alla società del suo tempo, perché era frutto del suo tempo anche quando non si sposava con il suo tempo.

Ma questo è un dibattito che da tempo imperversa nell’ambito della critica, in qualunque disciplina. C’è chi è convinto che le opere di un autore siano da analizzare in maniera decontestualizzata.

Però questo non era il parere di Piero Buscaroli che amava ricollegarsi a tutto ciò che ruotava intorno alla storia, l’economia, la società delle opere che prendeva in esame. Senza mancare di cercare di comprendere e di arrivare nella profondità di quella che poteva essere la sfera sociale ma soprattutto la condizione psicologica di musicista.

La carriera di Piero Buscaroli come critico musicale

La storia della sua vita

Nacque a Imola e morì a Bologna, in tarda età. Da subito fu immerso nel mondo classico, in quanto il padre era un latinista Corso oltre che un insegnante di inglese.

I suoi anni dell’adolescenza vennero sicuramente sconvolti dagli avvenimenti della seconda guerra mondiale e della Resistenza, che lui non vide mai di buon occhio anche a causa del fatto che fu testimone di numerosi assassini.

A seguito dell’incarcerazione del padre, si trasferisce a Roma con la madre per poi tornare a Bologna ai tempi dell’università, dove prese una laurea in giurisprudenza.

E da qui non si spostò più. Nonostante nel 1949 suo padre morì, egli continua a partecipare attivamente a quella che fu la vicenda politica che lo riguardava.

Grazie al suo interesse ci fu una revisione del processo quasi 15 anni dopo, successivamente, riuscì ad ottenere il riconoscimento dell’innocenza del padre da parte della Cassazione.

Un uomo sicuramente tutta di un pezzo, di altri tempi e di grande carattere e lo dimostra quando a soli 24 anni fondò la sua prima rivista: “Il Reazionario”.

Fu questa sua iniziativa a farlo notare da quelli che sono stati poi dei personaggi chiave della metà del 900 per la cultura italiana: Mario Tedeschi e Leo Longanesi.

Quindi, poco dopo, Piero Buscaroli prese parte alla redazione del Borghese.

I temi che amava trattare intrecciavano le vicissitudini della politica internazionale con le analisi di storia moderna e, chiaramente, non mancavano pezzi di critica musicale.

Come considerare questa figura

Non bisogna pensare a questa figura, però, come un uomo da scrivania, anzi, da giornalista bellico seguì, per diversi anni, da vicino alcuni tra i conflitti più controversi dei nostri tempi. La guerra del Vietnam, il conflitto arabo israeliano e la Primavera di Praga.

Per quanto riguarda la sua vita privata, si sposò e questo matrimonio diede tre figli.

Se vogliamo però aprire uno squarcio significativo sulla sua vita professionale, probabilmente al centro del suo lavoro dobbiamo mettere i suoi saggi nei suoi articoli da critico musicale.

La cui competenza è dimostrata anche dalla sua conoscenza della materia, avendo studiato organo, armonia e contrappunto. Bisogna ricordare anche la sua attività ventennale di insegnante all’interno di vari conservatori prestigiosi.

Fu quando cominciò a lavorare per Indro Montanelli, al Giornale, che si occupa più sistematicamente di critica musicale.

In particolar modo, tenendo una rubrica chiamata la Stanza della musica.

I suoi approfondimenti su Bach

A questo punto approfondisce i suoi studi, concentrandosi su diversi ambiti di ricerca e in particolar modo su Bach. Ci vogliono 13 anni per raccogliere tutto il materiale che poi è confluita all’interno di un saggio e di una biografia su questo musicista.

Anche perché non si accontentò di fonti di seconda mano ma lavoro direttamente su testi in tedesco.

Nonostante ciò in tanti non gli riconoscevano apertamente i suoi meriti anche per una questione caratteriale. È difficile non sottolineare quanto la sua personalità era facile a scontrarsi con il prossimo, pare fossero in pochi a piacergli davvero.

Per cui le sue opere, tra cui la monumentale biografia a Bach, ebbero delle recensioni poco favorevoli e addirittura furono ignorate da importanti musicologi.

Il che è un peccato perché, in realtà, all’interno dell’ambito storiografico musicale ha avuto tanto da dire anzi, potrebbe essere considerato un vero rivoluzionario.

Scrisse anche un libro su Beethoven, altrettanto amato e altrettanto odiato.

Il problema della critica era sempre il medesimo ovvero che una parte dei suoi lettori lo vedeva più come uno storico più che un musicologo.

Considerazioni finali su Piero Buscaroli

Piero Buscaroli è in definitiva uno storico quantomeno antipatico e a volte considerato “ignorante” semplicemente perché non abbracciava le conoscenze consolidate dei suoi colleghi per cercare strade non battute.

C’era chi invece apprezzava quello che riteneva un vero e proprio revisionismo storiografico. La verità è che Piero Buscaroli semplicemente faceva ciò che amava fare, andare fino in fondo a tracciare ritratti che non potevano essere carichi di contrasti.

Facendosi accompagnare dal suo carattere che poteva anche essere trovato spigoloso da tante persone ma che gli ha fatto attraversare e descrivere con la penna quasi tutto il secolo ‘900, uno dei secoli più complessi della storia d’Italia e del mondo.

Probabilmente uno dei motivi per cui, in alcuni casi, non ha sempre ottenuto il credito che gli sarebbe spettato era per il fatto che lo tracciavano di simpatie fasciste.

Lui stesso, all’interno di un’intervista, si definì un fascista deluso.

Cercando di leggere le sue parole si può avvertire comunque tutto il suo orrore per l’aspetto strettamente inerente alle leggi razziali fasciste oltre che all’Olocausto nello specifico.

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