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Mangi alimenti troppo zuccherati? Ecco cosa può accadere al tuo cervello con il passare del tempo

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Claudio Rossi

Una fondamentale scoperta potrebbe cambiare la storia delle neuroscienze nella comprensione del cervello, influenzato dagli zuccheri

L’alimentazione influisce – e parecchio – sul nostro stato di salute. Con il cibo che mangiamo e con il modo in cui lo mangiamo, possiamo migliorare o peggiorare moltissimo il nostro benessere psicofisico. Per esempio, sapete gli effetti sul cervello dei cibi troppo zuccherati?  No, non c’entra niente il diabete. 

Cervello, cibi troppo zuccherati
Gli effetti dei cibi troppo zuccherati sul cervello foto: Ansa – (lintellettualedissidente.it)

Non solo possiamo star bene, sentirci in forma, ma possiamo anche prevenire l’insorgenza di malattie molto gravi, quali quelle neoplastiche e tumorali, ma anche l’ipertensione e le malattie cardiovascolari. In particolare, gli ultimi studi scientifici ci parlano invece delle conseguenze che i cibi troppo zuccherati possono avere sul nostro cervello. Dopo aver letto avrete tutta un’altra idea sull’alimentazione.

Gli effetti degli alimenti troppo zuccherati sul cervello

Il nostro cervello è quanto di più complesso possa esistere, lo sappiamo bene. Ci capita, per esempio, di riconoscere chi non vediamo da anni e, viceversa, dimenticare eventi accaduti poche ore prima. I nostri cervelli riorganizzano costantemente i loro circuiti per ricordare volti familiari o apprendere nuove abilità, ma le basi molecolari di questo processo non sono ben comprese. Oggi, gli scienziati riferiscono che i gruppi di solfato su molecole di zucchero complesse chiamate glicosaminoglicani (GAG) influenzano la “plasticità” nel cervello dei topi.

Cibi zuccherati effetti cervello
I cibi troppo zuccherati fanno male al cervello foto: Ansa – (lintellettualedissidente.it)

Una scoperta che si deve al California Institute of Technology, che, osservando i topi, ha notato come il numero di reti neuronali fosse effettivamente aumentato in assenza dei motivi di solfatazione, modificando i tipi di connessioni sinaptiche tra i neuroni. Inoltre, i topi non sono stati in grado di riconoscere i topi a cui erano stati precedentemente introdotti, il che suggerisce che questi modelli influenzano la memoria sociale. I ricercatori stanno ora lavorando per identificare i recettori proteici che legano particolari motivi di solfatazione.

Il campo della neurobiologia chimica sta fornendo approfondimenti sulle molecole e le interazioni coinvolte nello sviluppo neuronale, nella percezione sensoriale e nella memoria. Le neuroscienze si stanno sforzando di capire come i condroitin solfato glicosaminoglicani (GAG) contribuiscano alla neuroplasticità, la capacità del cervello di adattarsi e formare nuove connessioni neurali. Determinare come funzionano i GAG potrebbe aiutarci a capire come funzionano la memoria e l’apprendimento negli esseri umani e fornire modi per riparare la connettività neurale dopo gli infortuni. Capirne di più potrebbe consentire ai ricercatori di modulare queste funzioni come potenziale trattamento per lesioni del sistema nervoso centrale, malattie neurodegenerative o disturbi psichiatrici.

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