Il complotto è un intrigo occulto a danno dell’autorità e del prossimo; a volte si rivela una burla, uno scherzo farsesco, o peggio, un meccanismo che perde le apparenze del gioco e si tramuta in un tragico spettacolo da Grand GuignolNelle vicende politiche, ma anche sociali e religiose, che hanno caratterizzato la nostra storia, l’Uomo, deus ex machina del processo cospirativo, prima ha assunto le fattezze del cospiratore per eccellenza, Satana, il Principe ingannatore, e poi ha preferito sacrificare il suo potere individuale in apparati di propaganda e manipolazione.

Se per l’immaginario popolare un tempo il cospiratore aveva perduto i suoi connotati umani per indossare i panni del Maligno burattinaio che agitava le sue marionette, nell’era moderna il nuovo congiurato si è invece lasciato inglobare in una macchina produttrice di consenso, in una struttura mediatica. Spesso il nuovo modo di ordire congiure ha perduto il suo precedente carattere di segretezza, rivelandosi uno strumento di evidente sofisticazione delle collettive visioni del mondo e della storia. La ragione prima, e la scienza moderna poi, non solo hanno alimentato il mito del complotto, ma, con gli strumenti della modernità, hanno anche gettato le basi del cambiamento radicale della psicologia e volenti o nolenti della prassi cospirativa.

Release, Hani Zurob (2015)

Dal punto di vista comunicazionale l’apparenza è diventata l’arma essenziale della trama occulta moderna: l’inganno viene perpetrato grazie all’eccesso di comunicazione dei media. Il mostrare, inteso come l’evidenziare sui mass-media la propria presenza, ha annullato, anche dal punto di vista morale, la pericolosità di una possibile incomprensione da parte di agenti esterni della mutazione del reale richiesta dalla congiura e dai congiurati stessi.

Il complotto, facendo leva sul cambiamento artificiale del vivere quotidiano, ha consegnato alle masse popolari la visibilità di una realtà falsificata, costruita a sua dimensione. Ciò ha permesso la creazione da parte dei mass-media di un modello interpretativo convenzionale – ma soprattutto dominante –, in grado di far combaciare l’immaginario sociale con la pianificazione voluta dagli ideatori del processo cospirativo. Tale modello si è rivelato una forza di attrazione subliminale, basata sulla comunicazione emotiva, capace di plasmare l’Uomo nel suo agire sociale e culturale.

Nietzsche, nella sua progredente follia, ha annunciato al mondo con profetico fervore la venuta di

una nuova razza di signori, i futuri “Signori della Terra” […] che con la preponderanza del loro volere, sapere, ricchezza e influenza si serviranno dell’Europa […] come del loro strumento più docile e più malleabile per prendere in mano il destino della Terra, per dare poi figura, come artisti, all’“uomo” stesso.

Nel farlo non ha certo dimenticato il pericolo strisciante di una trama oscura contro la vera dimensione mitica ed eroica della vita: un complotto ordito contro l’umanità.

Il filosofo dell’Eterno Ritorno, vaticinando il fantasma di una razza di futuri “Signori della Terra”, parlando di selezione e di addestramento («La scienza è un affare pericoloso, essa non avrà “dignità” se non quando saremo perseguitati per causa sua»), ha avuto il coraggio di denunciare alle folle sia l’esistenza di un vero e proprio complotto contro la vera natura dionisiaca dell’Uomo, sia la possibilità di riconvertire questa terribile congiura totalitaria prima che possa trasformarsi nell’unico strumento a disposizione dell’umanità per riscoprire l’uomo stesso.

Era l’estremo tentativo, quello di Nietzsche, di impedire che un nuovo complotto contro l’Umanità prendesse vita dalla modernità e, con gli stessi strumenti comunicativi forniti dal Progresso, fagocitasse l’intera civiltà in nome di una società alienante e disgregatrice. Da questo folle delirio, purtroppo, però, traspariva anche il sentore che tale cospirazione fosse necessaria a causa dell’incapacità degli uomini di riconvertire la politica verso un sapere che a oggi chiameremmo Tradizionale, mentre Nietzsche stesso avrebbe definito dionisiaco.

Il filosofo tedesco aveva voluto richiamare l’attenzione dell’individuo nei confronti dell’esistenza di una Volontà primigenia e di un Caos creatore: le due sole forze che lo avrebbero potuto aiutare a generare un Super-Uomo capace di resistere anche alla violenza della civiltà meccanizzata. Così, di fronte all’avanzare del fatalismo della ragione mercantile, Nietzsche ha proposto la riscoperta dell’istinto degli affetti e ha tentato di dare vita, a sua volta, a un particolare complotto nel complotto universale, che di certo non lo poteva accomunare ai presunti suoi epigoni, teorici dei sistemi totalitari appalesati dopo le sue riflessioni.

L’individuo nietzschiano, nel superamento del proprio destino di Uomo-Macchina, liberato dai dogmi universali dell’era moderna e dalla surrealtà della sua condizione sociale di schiavo-lavoratore, avrebbe dovuto affermare la sua Volontà nel divenire cosmico. Infatti Nietzsche si era reso conto che le parole di Zarathustra avrebbero cambiato la vita e il modo di essere solo a pochi uomini – una nuova élite di cospiratori –; ma si era anche accorto che le sue parole profetiche non sarebbero bastate a salvare l’umanità intera dall’oppressione della Scienza. La sua lucida follia lo aveva infatti portato a scoprire una fosforescenza che sprigionava da una neonata divinità, astratta ma pur sempre nemica dell’uomo: la modernità omologatrice a dimensione industriale.

Friedrich Nietzsche nel 1882

Per primo, il filosofo tedesco aveva scoperto l’agente patogeno della malattia del mondo occidentale; era riuscito a individuare nella società mercantile il microbo che avrebbe portato all’inevitabile decomposizione del tessuto organico della civiltà contemporanea: l’utilitarismo voluto dai Signori congiurati e arbitri del destino altrui. Dopo aver letto Turgenev, Dostoevskji e gli Essais sur la psychologie contemporaine di Paul Bourget, il teorizzatore del degrado della imminente vita cosmopolitica, Nietzsche era approdato al Nichilismo come estrema sintesi del suo disagio nei confronti dell’apatia dell’essere umano.

Il Nichilismo nietzschiano è stato interpretato da Pierre Klossowski, in Nietzsche e il circolo vizioso (Adelphi, Milano 1981), anche come un rifiuto totale della produzione a oltranza: un primo aristocratico tentativo di contrastare le leggi del lavoro che schiavizzano l’uomo, condannato nell’Era industriale sin dalla nascita a essere succube della macchina o merce di scambio.

Nietzsche – ha detto bene Klossowski – non si è rivelato un sognatore in rivolta, ma ha tentato in ogni occasione di carpire il segreto della dominazione occulta e genetica di una razza ventura di uomini superiori, quegli artisti pericolosi perché capaci soprattutto di manipolare le leggi della vita per creare un insieme globale di automi senza identità, cultura e Tradizione. Insomma, per Klossowski, la civiltà votata alla produzione e al lavoro avrebbe turbato un Nietzsche/Dioniso in continua lotta contro un Dio padrone assoluto dell’economia: il Denaro.

Nietzsche, che combatteva contro l’oppressione dell’uomo attuata dalla mercantilizzazione del sociale, invocava l’improduttività, non intesa come distrazione di forze, ma come liberazione dello spirito dell’Uomo nel suo gesto artistico per annullare il livellamento generalizzato dai bisogni umani su scala planetaria. Il mondo ideale, sconvolto nel suo tragico dissolversi, aveva trovato proprio in Nietzsche il suo riscopritore:

Nichilista è colui che, del mondo qual è, giudica che non dovrebbe essere e, del mondo quale dovrebbe essere, giudica che non esiste.

Allora, da filosofo, aveva visto svanire sotto ai suoi occhi il principio organizzatore del divenire del nostro pianeta, e nel Nichilismo aveva trovato un altro mondo assai lontano da quello illusorio che di solito incanta i comuni mortali e li aiuta a andare avanti a testa bassa.

Bizzarro Superuomo, Friedrich Nietzsche aveva effettivamente scoperto una via, una strada diversa da percorrere per lottare contro la frantumazione della nostra immagine del mondo. Con la scrittura profetica non solo aveva scacciato dalle menti i mercanti dei sogni ma era anche stato in grado di ricongiungersi con l’immortalità dei suoi Dèi. La sua esistenza era dunque entrata a far parte del circolo vizioso della vita – parafrasando Klossowski – ed è stata trascinata in maniera drammatica nel nulla eterno dall’Eterno ritorno.