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Gaza invasa, Israele cade nella trappola

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Armando Del Bello

Se c’era una logica, nell’attacco folle e inumano di Hamas, era quella della provocazione. E Israele ci è caduta.

Non si attacca Israele, nel modo più crudele e visibile, mostrando con compiacimento la propria efferatezza senza pensare al dopo. Ci sono state molte domande nate contemplando i corpi degli innocenti uccisi da Hamas quel sabato di ottobre. Perché è accaduto, perché ora, come. Domande che hanno ricevuto risposte facili, altre che sembrano nascere per liberare una folla di risposte, come persone in fuga inseguite dalla morte. Ma nessuna di loro, domande e risposte, sembra cogliere il passaggio essenziale. Perché la domanda da porsi, oltre a quelle su come sia potuto accadere, è il fine che Hamas ha voluto raggiungere con questa rappresentazione di crudeltà che ha cancellato ogni altra notizia sul mondo, per giorni.

Gaza invasa, Israele cade nella trappola
Il fumo delle bombe israeliane sta per ricoprire il cielo di Gaza – lintellettualedissidente.it Ansafoto

Le ragioni delle geopolitica tracciano la loro certezza sulla lavagna, e ci dicono che il punto dolente era nelle intese tra Israele e Arabia Saudita, che seguivano quelli con Emirati Arabi Uniti e Bahrein e Marocco. Prima di loro con Egitto e Giordania un’intesa era stata raggiunta da tempo, al punto da sembrare qualcosa di stabile nella terra dove l’instabilità sembra dominare il campo. La scelta di Hamas sembra irrompere in questo scenario di diplomazia fragile ed equilibri oscillanti su una corda tesa, con la furia di chi devo tener fede ad un giuramento di morte, non importa se la propria o quella dell’altro. Un fanatismo trasognato, dove la vita è un dettaglio non il fine, e la morte un prezzo lieve ed accettabile, che sia la propria o quella degli altri. Il resto non ha valore.

Hamas nel kibbutz

C’è un dettaglio rivelatore nelle immagini che documentano l’assalto a un kibbutz quel sabato mattina. Due persone in auto vengono colpite a sangue freddo dai miliziani di Hamas. La morte non sopraggiunge rapida come i proiettili e sembra esserci qualcosa che assomiglia al tentativo, da parte delle vittime, di allontanarsi. Ma forse è solo inerzia, quel poco di vita, inadatta alla fuga, che ancora resta nei corpi resi bersaglio e, subito dopo, sangue e gelo. Dopo si vedono gli assassini allontanarsi, un piccolo branco euforico, verso una meta dove persone ancora ignare ancora credono che quello sarà un giorno come un altro. Stanno per diventare le prossime vittime. Nell’allontanarsi uno di loro perde la giacca, un indumento che aveva avuto cura di portarsi dietro dopo essersi svegliato a notte fonda. Prima di rendere freddi gli altri, il killer di Hamas ha pensato al freddo che avrebbe avuto lui, a quell’ora.

Gaza invasa, Israele cade nella trappola
Carro armato israeliano ai confini di Gaza city – lintellettualedissidente.it Ansafoto

Si accorge della giacca caduta e la raccoglie. Un gesto normale che segue un gesto atroce, quello di togliere la vita a due persone per il solo fatto di averle incontrate, quel mattino. Una follia portata a questi livelli e gestita con i gesti e la ritualità dell’ordinario conserva la lucidità sufficiente per vedere oltre e delineare le conseguenze dell’orrore. E qui Israele ha perso. Perché ha compiuto quello che Hamas si attendeva. Una reazione misurata sull’orrore prodotto dall’eccidio del 7 ottobre. Una risposta che, nella testa di Hamas, doveva rappresentare in modo inequivocabile, dinanzi al mondo arabo, lo spirito di sopraffazione e violenza di cui era capace il popolo di Davide. A costo di sacrificare loro stessi, e Gaza.

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