E’ nato il Cattopopulismo

La forza del populismo di Movimento 5 Stelle e Lega è proprio questa: incarnare il voto cattolico senza doversi professare come tale.
di Sebastiano Caputo - 5 Giugno 2018

Nel panorama politico italiano Lega e Movimento 5 Stelle hanno probabilmente i due programmi meno attenti alle questioni etiche ma paradossalmente sono quei partiti che meglio di tutti sono riusciti ad intercettare una buona parte dell’elettorato cattolico del Paese. Complice anche un’agenda vaticana troppo incentrata negli ultimi anni sul delicato tema dei migranti. Insomma la parabola del buon samaritano narrata nel Vangelo non può essere applicata agli Stati e in molti sembrano averlo in qualche modo compreso. Se il primo è un partito che rientra nell’universo conservatore (vedi anche la nomina di Lorenzo Fontana al Ministero della Famiglia e Disabilità) pur posizionandosi nell’ala più libertaria (vedi ad esempio la proposta sulla riapertura delle case chiuse), il secondo invece è un movimento con un’ideologia incentrata sui diritti sociali prima ancora che su quelli civili, con opinioni divergenti al suo interno, quando vengono affrontati. Non a caso quando è stato firmato il contratto di governo, le tematiche di carattere “societale” come le unioni civili, l’aborto e l’adozione da parte di persone dello stesso sesso, sono state accantonate perché divisive e non prioritarie per il Paese. Il discorso al Senato di Giuseppe Conte al momento della fiducia è stato molto chiaro: al centro del tavolo della nuova Italia ci sono i diritti della maggioranza (senza discriminazioni) e non quelli delle minoranze.

Anche se non è possibile in Italia parlare di un blocco monolitico dopo la scomparsa della DC, per capire da che parte i cattolici si siano schierati occorre leggere i dati della geografia elettorale. La penisola parla abbastanza chiaro: al Nord ha vinto la Lega, al Sud, il Movimento 5 Stelle. L’Italia settentrionale, più legata ad un modo di produzione capitalista, ha scelto un partito iscritto nel cosiddetto universo conservatore mentre quella meridionale, dunque patriarcale e fondata sulla famiglia, ha votato in massa per un gruppo politico sicuramente più progressivo – ma non il più progressivo – sul piano ideologico.

La forza del populismo di Movimento 5 Stelle e Lega, se consideriamo il richiamo a San Francesco di Beppe Grillo oppure il giuramento sul Vangelo di Matteo Salvini degli atteggiamenti effimeri, è proprio questa: incarnare il voto cattolico senza doversi professare come tale in un Paese  che di recente ha sempre crocifisso le cavalcate politiche monoconfessionali, vedi il fallimento della Lista anti-aborto di Giuliano Ferrara oppure quello del Popolo della Famiglia di Mario Adinolfi. Perché il popolo per sua natura è anti-intellettuale nella sua accezione positiva, attaccato alla terra, inconsapevolmente reazionario, abituato a vivere in una società tradizionale dove l’individuo si annulla nella comunità, che sia una fabbrica, un villaggio o ancora un nucleo famigliare.

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E’ nato il Cattopopulismo

La forza del populismo di Movimento 5 Stelle e Lega è proprio questa: incarnare il voto cattolico senza doversi professare come tale.
di Sebastiano Caputo -

Nel panorama politico italiano Lega e Movimento 5 Stelle hanno probabilmente i due programmi meno attenti alle questioni etiche ma paradossalmente sono quei partiti che meglio di tutti sono riusciti ad intercettare una buona parte dell’elettorato cattolico del Paese. Complice anche un’agenda vaticana troppo incentrata negli ultimi anni sul delicato tema dei migranti. Insomma la parabola del buon samaritano narrata nel Vangelo non può essere applicata agli Stati e in molti sembrano averlo in qualche modo compreso. Se il primo è un partito che rientra nell’universo conservatore (vedi anche la nomina di Lorenzo Fontana al Ministero della Famiglia e Disabilità) pur posizionandosi nell’ala più libertaria (vedi ad esempio la proposta sulla riapertura delle case chiuse), il secondo invece è un movimento con un’ideologia incentrata sui diritti sociali prima ancora che su quelli civili, con opinioni divergenti al suo interno, quando vengono affrontati. Non a caso quando è stato firmato il contratto di governo, le tematiche di carattere “societale” come le unioni civili, l’aborto e l’adozione da parte di persone dello stesso sesso, sono state accantonate perché divisive e non prioritarie per il Paese. Il discorso al Senato di Giuseppe Conte al momento della fiducia è stato molto chiaro: al centro del tavolo della nuova Italia ci sono i diritti della maggioranza (senza discriminazioni) e non quelli delle minoranze.

Anche se non è possibile in Italia parlare di un blocco monolitico dopo la scomparsa della DC, per capire da che parte i cattolici si siano schierati occorre leggere i dati della geografia elettorale. La penisola parla abbastanza chiaro: al Nord ha vinto la Lega, al Sud, il Movimento 5 Stelle. L’Italia settentrionale, più legata ad un modo di produzione capitalista, ha scelto un partito iscritto nel cosiddetto universo conservatore mentre quella meridionale, dunque patriarcale e fondata sulla famiglia, ha votato in massa per un gruppo politico sicuramente più progressivo – ma non il più progressivo – sul piano ideologico.

La forza del populismo di Movimento 5 Stelle e Lega, se consideriamo il richiamo a San Francesco di Beppe Grillo oppure il giuramento sul Vangelo di Matteo Salvini degli atteggiamenti effimeri, è proprio questa: incarnare il voto cattolico senza doversi professare come tale in un Paese  che di recente ha sempre crocifisso le cavalcate politiche monoconfessionali, vedi il fallimento della Lista anti-aborto di Giuliano Ferrara oppure quello del Popolo della Famiglia di Mario Adinolfi. Perché il popolo per sua natura è anti-intellettuale nella sua accezione positiva, attaccato alla terra, inconsapevolmente reazionario, abituato a vivere in una società tradizionale dove l’individuo si annulla nella comunità, che sia una fabbrica, un villaggio o ancora un nucleo familiare.

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