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Giorgia Meloni chiama “ragazzi” gli esponenti dell’Opposizione e del Governo e viene criticata. Dove ha sbagliato?

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Simone Scalas

Si sa che i romani attirano tante simpatie per il loro modo di esprimersi, di scherzare e di apostrofare le persone. Anche quando ci si trova in luoghi sacri e in occasioni formali, la romanità fuoriesce con forza creando situazioni imbarazzanti. È ciò che è successo alla Premier, invitata a utilizzare un linguaggio consono in Parlamento.

Si apprestava a parlare in Parlamento e rivolgendosi all’opposizione, pochi giorni fa, Giorgia Meloni ha fatto sfoggio del suo romanesco. Il video è andato virale sui social e gli utenti si sono divisi. Chi ha criticato la Premier, perché il linguaggio da tenere nelle aule parlamentari deve essere formale e mirato. Chi ha dichiarato che certe esagerazioni sarebbero superate.

Giorgia Meloni ha prima detto ai membri dell’opposizione che sembravano un po’ troppo agitati e li ha apostrofati come ragazzi. Poi ha chiesto scusa, ha spiegato che i romani utilizzano il termine colloquialmente. Di fronte alle proteste vistose, la Meloni è stata costretta a chiedere scusa anche ai romani. Poi rivolgendosi ai membri del suo Governo, ha detto che era difficile uscire da quella situazione e ha chiamato anche loro ragazzi. Di fronte alle nuove proteste, ha chiesto se poteva chiamare ragazzi i membri del Governo, ma le è stato detto di no. Quindi ha chiesto scusa per l’ennesima volta e ha dichiarato che era ben visibile il fatto che l’Opposizione non la trovasse simpatica. Ma da cosa nasce tutta questa controversia?

Spiegare il linguaggio

Giorgia Meloni chiama “ragazzi” gli esponenti dell’opposizione. Quale il senso? Durante il siparietto è sembrato che tutti fossero d’accordo con il fatto che il termine “ragazzi” fosse uno di quelli utilizzati dai romani per rivolgersi in modo informale alle persone. O meglio a un gruppo di persone, senza distinzione di genere. Innanzitutto, bisogna dire che, in generale, il termine ragazzi è utilizzato in italiano, in maniera informale, per riferirsi a un gruppo di persone giovani, Oppure a un gruppo di persone di età avanzata, ma sempre in contesti informali. Quindi non si tratterebbe solamente di un’abitudine romana, ma di una totalmente italiana. A Roma, il termine “ragazzi” è utilizzato particolarmente tra amici, in famiglia e anche in contesti pubblici. Ma nei bar e nelle strade. Possiamo dire, quindi, che il contrasto è nato dal fatto che la Premier si sia lasciata sfuggire in un contesto istituzionale una terminologia che probabilmente utilizza nella vita di tutti giorni.

In contesti simili, ma anche in contesti lavorativi, l’uso del termine ragazzi è chiaramente inappropriato, perché troppo informale e confidenziale. Solitamente tra parlamentari ci si rivolge col termine “colleghi”, così come si fa in ambito lavorativo. Altri termini che si possono utilizzare in contesti molto formali sono “signore e signori” quando ci si rivolge a un gruppo di persone formato da uomini e donne. Oppure “partecipanti”. In questo caso usiamo questo termine se ci rivolgiamo a un gruppo di persone coinvolte in un incontro, in una conferenza o a un evento. Possiamo utilizzare anche il termine “membri” se ci riferiamo a persone che fanno parte di una organizzazione o di un’associazione.

Giorgia Meloni chiama “ragazzi” gli esponenti dell’opposizione, è subito bagarre

Anche se sui social, la terminologia e l’italiano hanno preso una brutta deriva, questo non toglie che sarebbe importante nella vita tutti giorni adattare sia il linguaggio che l’atteggiamento. Questo va fatto in base al contesto e alla formalità richiesta dall’ambiente in cui ci si trova. Nei social, molti utenti hanno fatto notare che l’atteggiamento dell’Opposizione è stato pesante, bacchettone ed eccessivo. Dall’altra parte, invece, è stato fatto pesare il luogo in cui ci si trovava e la necessità di mantenere un profilo elevato.

Per capire meglio come dovremmo comportarci, potremmo fare riferimento al Galateo. Il Galateo, infatti, ci dà forme di indirizzamento, suggerendo quali sono le situazioni in cui è necessario interagire in maniera più informale, utilizzando, per esempio, il termine “signore” o “signora”. Il Galateo ci suggerisce di evitare sempre termini offensivi o dispregiativi quando ci si rivolge agli altri. Questo vale sia nelle situazioni formali che in quelle informali. Inoltre, è necessario avere rispetto per le diversità, sia di genere, di età, di estrazione sociale, di professione, adottando sempre un linguaggio inclusivo. Il Galateo, per finire, ci suggerisce di parlare con gentilezza, moderazione e rispetto, evitando toni arroganti e sgarbati nelle conversazioni. Ma anche di ascoltare attentamente gli altri e di adeguarci al tipo di linguaggio che si sta utilizzando in pubblico in quel determinato momento.

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