Per chi creda ancora nella Storia e si accontenti di esistere, pare necessario spendere qualche parola in merito ad un uomo di nome Emil Cioran. Scrittore elegante, filosofo, umorista, aforista, Cioran – coi suoi pensieri caustici – ha corroso tutte le certezze umane. Nella sua vita, ha costantemente cercato il confronto con il Male riuscendo a vomitare – nero su bianco – le più indicibili verità, lasciando atterriti i lettori. Con il suo corroborante humor ha risollevato gli animi, estasiando tutti con quello stile purissimo che ne ha fatto di lui il grande scrittore che è considerato oggi, al pari delle migliori penne di Francia. Alfonso Berardinelli ha infatti notato come:

“Il suo modo di pensare si nutre appunto di infatuazioni, di piccoli dogmi personali e di quelle continue alzate di spalle con cui il parvenu dello Spirito deve sempre dimostrare di essere ‘il più fine’”.

La copertina del suo capolavoro giovanile Al culmine della disperazione, edito dalla casa editrice Adelphi che ha pubblicato le maggiori opere dell'autore

La copertina del suo capolavoro giovanile Al culmine della disperazione, edito dalla casa editrice Adelphi che in Italia ha pubblicato le maggiori opere dell’autore

Un luogo comune vuole Cioran come una sorta di mito incapacitante. È invece un autore vitale (se non virale) che esorcizza gli incubi mettendo a nudo i nostri fantasmi. È terapeutico… Dopo la lettura se ne esce più leggeri. Con la sua volontà di dare voce a tutti i sentimenti umani, è divenuto una sorta di confessore universale, dove “il particolare si eleva all’universale”. Ma in materia di sentimenti, il “nichilista” Cioran, ha eretto sull’altare delle emozioni la più sublime delle passioni umane: l’amore.

“La sola cosa che possa salvare l’uomo”.

Il "bacio rubato" di Robert Doisneau

Il “bacio rubato” di Robert Doisneau

Ma che razza di nichilista è uno che crede all’amore? Un nichilista incompiuto. Anche come filosofo, quindi, è stato un fallimento. A sentire questi giudizi, lui ne sorriderebbe.

Il mare in tempesta. Un possibile ritratto interiore di Emil Cioran

Il mare in tempesta. Un possibile ritratto interiore dello scrittore rumeno

C’è aria di tempesta ovunque si muova Cioran. Tutto ciò che solo un attimo prima si era creduto solido e irremovibile si rivela invece una mera illusione facile da sradicare dalla nostra coscienza. Tempo, Spazio, Storia, Ragione si dissolvono nell’aria al passaggio del suo tifone, scardinando i pilastri su cui l’Occidente ha costruito il proprio mondo di menzogne.

“Accumuliamo l’irreale e ci dilatiamo nel falso, giacché non appena si sa e si sente di essere uomini, si mira al gigantismo, si vuole apparire più grandi che al naturale”.

Il Tempo? non esiste; lo Spazio? non ha senso; la Storia? una delusione reciproca tra l’uomo e Dio; la Ragione? una superstizione illuminista. E la Democrazia?

“Meraviglia che non ha nulla da offrire, la democrazia è insieme il paradiso e la tomba di un popolo […] essa manca di vita… Felicità immediata, disastro imminente – inconsistenza di un regime al quale non si aderisce senza intrappolarsi in un dilemma costante”.

Il celebre dipinto del pittore norvegese Edvard Munch, il quadro che meglio di ogni altro ritrae lo spavento dell'uomo di fronte all'esistenza

Il celebre dipinto L’Urlo del pittore norvegese Edvard Munch, il quadro che meglio di ogni altro ritrae lo spavento dell’uomo di fronte all’esistenza

Cioran racchiude in sé l’idea del turbine e del volo. Se fosse un ballo sarebbe un Tango, se fosse musica sarebbe un’Aria di Bach. Se fosse uno scrittore sarebbe sempre e solo Emil Cioran.

Per la gioia degli ammiratori italiani, a ritmo serrato arrivano in libreria materiali inediti in merito alla figura e all’opera del grande scrittore rumeno. Tra le novità, per le edizioni de La scuola di Pitagora, il 2017 ha visto comparire nelle librerie due piccoli libretti: il libro commemorativo Per Cioran, di Mario Andrea Rigoni, e I miei Paradossi. Intervista con Leonhard Reinisch. Il primo è una raccolta di scritti editi e inediti in cui Rigoni (per la curatela di Gerardo Fortunato) svela un Emil “straordinariamente vivo, caloroso, amabile, arguto, malinconico e divertente allo stesso tempo” che “immetteva nella negazione il genio del paradosso, dell’iperbole e dell’ironia”. Un Cioran visto da vicino da chi, come l’autore, gli fu amico. Vi è poi un punto in cui Rigoni rilancia una citazione dello stesso Cioran:

“Cercate la verità su un autore nella sua corrispondenza piuttosto che nella sua opera”.

Un prezioso indizio che qualcuno non si è certo fatto sfuggire.
Stiamo parlando di Antonio Di Gennaro, studioso napoletano che da tempo conduce la sua minuziosa operazione di ricerca delle opere cioraniane. Convinto che, alla luce dell’indicazione dello stesso autore, qualcosa debba – anzi voglia – essere trovato e svelato, raccoglie da anni carteggi inediti e interviste rilasciate, affinché si possa scoprire quella verità nascosta a cui allude l’autore. Nell’ambito di questo lavoro di indagine troviamo il carteggio Un’altra verità. Lettere a Linde Birk e Dieter Schlesak (1969-1986), insieme ai libri-intervista L’intellettuale senza patria, La speranza è più della vita e Al di là della filosofia, tutti raccolti nella collana Minima Volti della Mimesis sotto la sua supervisione.

un altra verità

E allo stesso genere appartengono le pubblicazioni per La scuola di Pitagora Tradire la propria lingua, Vivere contro l’evidenza e, l’ultima intervista, pubblicata in febbraio, I miei paradossi. Si ricordano infine, per la curatela di Massimo Carloni, il carteggio con Wolfgang Kraus L’agonia dell’Occidente (uscito nel 2014 per Bietti), il libro-intervista di Simon Boué La mia vita con Cioran e il carteggio amoroso con Friedgard Thoma Per nulla al mondo. Un amore di Cioran, entrambi di recente pubblicazione per La scuola di Pitagora. E, sempre per le edizioni Mimesis, Il nulla. Lettere a Marin Mincu (1987-1989), a cura di Giovanni Rotiroti (apparso nel 2014) che aveva già curato le Lettere al culmine della disperazione (1930-1934) pubblicate l’anno prima per la stessa casa editrice.

i miei paradossi

Ma veniamo al libro in questione. I miei paradossi; un titolo azzeccato, senza dubbio. Perché se Rigoni parla di un certo “genio del paradosso” presente in Cioran – che della contraddizione fece il suo emblema – l’intervistatore Reinisch, agguerrito, parte all’attacco con la prima provocatoria domanda posta all’autore de L’inconveniente di essere nati:

“Perché lei vive ancora?”

Cioran non si scompone, e prontamente risponde:

“[…] ho sempre vissuto la mia vita come qualcosa di particolarmente problematico e mi sono sempre stupito del fatto che potevo vivere, ma solo ai margini della vita, parallelamente alla vita”.

inconveniente

E da sucida mancato quale fu, aggiunge: “non mi sono suicidato non perché la vita avesse un senso, ma perché ho potuto vivere grazie al pensiero del suicidio… L’idea del suicidio non è un’idea distruttiva, ma un’idea corroborante, direi”. Quando si passa alla formazione letteraria, Cioran rimarca il debito intellettuale nei confronti di un filosofo dimenticato come George Simmel, a lui tanto caro, e ricorda la travagliata amicizia col poeta Paul Celan, “un uomo impossibile” ma “per natura molto generoso”. L’intervistatore azzarda poi una contrapposizione con Camus, l’intellettuale francese che, insieme a Sartre, fu sempre disprezzato dal filosofo di Rășinari. Quando si passa invece all’analisi delle sue opere, Cioran non esita a definire il suo “un esistenzialismo soggettivo”, non privo di una dimensione religiosa, non da tutti però apprezzata e compresa. Ci si riferisce alla censura attuata in Spagna da Francisco Franco, che vietò per anni la pubblicazione del suo ultimo libro [di allora; l’intervista è del 1974] Il funesto demiurgo. Un’opera ritenuta probabilmente troppo enigmatica per il cattolicesimo autoritario del caudillo. Troppi i dubbi sollevati, troppo dissacrante lo stile. In una lettera del giugno di quell’anno, Cioran scriverà al fratello Aurel:

Il funesto demiurgo, che doveva uscire in questi giorni in Spagna, è stato sequestrato ed interdetto dalla censura. Il libro sarebbe ateo, blasfemo, anti-cristiano. L’Inquisizione non è morta. Quanto è ridicolo tutto ciò!”

demiurgo

In tema di sacro e profano viene sottolineata la centralità del Peccato originale nella visione storica dell’autore, da sempre mosso da una certa “tendenza mistica”:

“[…] Non sono cristiano, sebbene mio padre sia stato parroco di Sibiu e abbia ricoperto un ruolo importante all’interno della Chiesa ortodossa in Transilvania. Per me, devo dire, la religione è molto importante. Ma personalmente non riesco a credere. Senza l’esperienza religiosa non potrei vivere, ma sono assolutamente incapace di credere. Non ne sono più in grado”.

In lui è fortissima “l’idea che il mondo sia stato creato da un Dio malvagio, qualcosa di simile a un’idea distrutta di Dio”. Ma è passando al piano personale e alla vita privata che Cioran, interpellato, svela il suo timore del matrimonio per paura di avere figli. Di fatto, non si sposerà mai e non genererà alcun erede:

“Non potrei assolutamente assumermi la responsabilità di gettare qualcuno in questo mondo. E se la vita, l’uomo, la storia, domani dovessero cessare, non sarei triste”.

Ricorda la gioventù nei Balcani quando era un assiduo frequentatore di bordelli, e quando, per lungo tempo, relegò l’intero universo femminile nella sfera della prostituzione. Parla poi dell’esperienza parigina, che fece di lui “un mendicante di professione” e azzarda una profezia che vede l’Europa dominata dalla Russia. Già un anno prima dell’intervista non aveva speso parole generose nei confronti del cosiddetto mondo libero:

“L’Occidente: un marciume che sa di buono, un cadavere profumato”.

È a lui che, quindi, deve essersi ispirato il filosofo francese Alain de Benoist quando, pochi anni dopo, definì l’America un cadavere in buona salute.

Questo e molto altro si scopre durante lettura di questa intervista finalmente a disposizione del pubblico italiano. Perché la pubblicazione di questo libretto non è certo roba per feticisti, ma è, al contrario, la dimostrazione di quanto Antonio Di Gennaro aveva già dichiarato nella sua prefazione a Un’altra verità, assicurando al lettore: “Nulla di Cioran è irrilevante, e va letto ogni singolo tassello che compone la sua opera”. Un altro tassello è stato aggiunto. Il mosaico è ora un po’ più chiaro, anche se è ancora presto per vedere il quadro finalmente completato. Un quadro difficile da interpretare, una foto difficile da scattare, a meno che non si abbia voglia di ritrarre un’immagine sfocata. Cioran è così, sfuggente e complicato, sfacciato e contraddittorio. Peculiarità che ne fanno di lui il personaggio stravagante che fu. Il volumetto, infatti, si conclude con una nota dell’intervistatore che, nonostante le affermazioni registrate, definisce il filosofo della lacrima “una delle persone più gioiose che abbia mai incontrato”. Un paradosso. Già. Un paradosso di nome Cioran.

cioran sorride