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L’orsa uccisa in Abruzzo non stava facendo niente di male quando le hanno sparato

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Maria Vittoria Ciocci

Amarena non stava facendo niente di male, gli animalisti reclamano giustizia per l’esemplare. Nel frattempo proseguono le indagini.

Quanto accaduto ad Andrea Papi, il runner ucciso dall’orsa JJ4 lo scorso aprile, potrebbe aver generato un’escalation di terrore. Il responsabile dell’uccisione di Amarena attribuisce la sua reazione ad una forte condizione di terrore rispetto ad un incontro ravvicinato con l’esemplare. Tuttavia, secondo una prima analisi dei fatti, sembra che le dinamiche delle due tragedie risultino ben diverse.

Amarena ripresa con i suoi cuccioli
Amarena non stava facendo niente di male: la perizia lo conferma – foto: ansa – lintellettualedissidente.it

Le società animaliste sono intervenute, presentando ben sette esposti al procuratore di AvezzanoMaurizio Maria Cerrato – responsabile del caso. E mentre le autorità indagano sulla morte dell’esemplare, i cuccioli di Amarena sono tutelati dal Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.

La perizia conferma: “Amarena era innocua al momento dell’uccisione”

Esiste una profonda differenza tra JJ4 ed Amarena. Nel primo caso incontriamo un esemplare problematico, segnalato alla guardia forestale e il cui curriculum presentava effettivamente diversi precedenti pericolosi. Il runner di origini trentine si sarebbe trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato, spaventando con la sua presenza un’esemplare che aveva dimostrato di possedere un’indole particolarmente reattiva. Nel secondo caso invece ci troviamo di fronte ad un animale assolutamente innocuo, poco avvezzo all’aggressione e soprattutto abituato alla presenza dell’uomo.

Gli animalisti protestano per Amarena
La manifestazione degli animalisti: Amarena era innocua – foto: ansa – lintellettualedissidente.it

Pochi giorni prima dell’uccisione, Amarena era stata ripresa mentre passeggiava indisturbata per i vicoli di un paesino, accompagnata dai suoi cuccioli. I passanti si sono fermati per ammirarla, rispettando la distanza di sicurezza. Il comportamento sicuro e pacato dei presenti ha consentito all’orsa di sviluppare una certa fiducia: non ha percepito l’uomo come un pericolo, ed è quindi tornata beatamente tra i boschi. Amarena ha pagato la sua dolce ingenuità a caro prezzo.

Il 31 agosto Andrea Leombruni, allevatore 56enne di San Benedetto dei Marsi, ha freddato l’animale con un colpo di fucile sul fianco. Il proiettile ha trapassato il polmone, causando una grave emorragia interna. Questa la causa della morte di Amarena. Secondo la perizia, in quel momento l’orsa si trovava a quattro zampe – dettaglio importantissimo che conferma la tranquillità dell’animale di fronte a quello che sarebbe stato il suo assassino. In sostanza, mamma orsa non aveva alcuna intenzione di aggredite Leombruni.

Paride Minervini, perito balistico, ha spiegato che Amarena sarebbe stata uccisa da un colpo di carabina 7.62, con un proiettile calibro 12. Gli esperti al momento stanno esaminando la carcassa, in modo da stabilire la traiettoria e soprattutto la distanza di Leombruni. Se si dovesse scoprire che l’allevatore si trovava ad una distanza di sicurezza, vacillerebbe l’ipotesi di reazione involontaria innescata dalla paura.

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