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La strana e triste storia del granchio blu, diventato famoso e finito nel piatto della premier Meloni

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Paolo Zignani

La piaga dei litorali, nella zona del Delta del Po, è il crostaceo americano, un devastatore implacabile avido di molluschi, ostriche e cozze

Il presidente del Veneto Luca Zaia l’ha presentato come un flagello dell’Antico Testamento, che nessun dio per ora può fermare. E’ il killer dell’ecosistema del litorale e dell’economia che ne dipende. Fa arrembaggi in massa, distrugge le reti, si moltiplica rapidamente ed è goloso di bivalvi e molluschi. Apre le ostriche e le cozze, va pazzo per le vongole, non ha un predatore e non lo ferma niente e nessuno, neanche le reti che ha imparato a tagliare. Il granchio blu (Callinectes sapidus) è diventato rapidamente un dominatore incontrastato. 

La strana e triste storia del granchio blu, diventato famoso e finito nel piatto della premier Meloni
Ecco il granchio blu con le sue forti tenaglie (lintellettualedissidente.it Ansafoto)

Soltanto a Scardovari (Rovigo) dall’inizio dell’anno sono state raccolte 329 tonnellate di granchi blu. La Regione ha dichiarato lo stato d’emergenza per i pescatori e per tutti coloro che operano sui litorali. Per eliminarlo, l’Italia non ha ancora trovato gli strumenti adatti, né nella pratica né nel diritto, non essendo ancora stato dichiarato dall’Unione europea specie invasiva. Nel frattempo, il raccolto delle vongole di quest’anno se lo sono portati via i granchi blu per l’80-90%.

L’invasore ha distrutto gli allevamenti di vongole

Il vigoroso crostaceo a dieci piedi, che arriva a misura 15 centimetri di lunghezza e 23 di larghezza, ha messo infatti l’Italia di fronte a un aut-aut, senza compromessi: o lo si caccia e quindi non lo si può pescare per cucinarlo, oppure lo destina soltanto alla pesca per servirlo in tavola nei ristoranti. E’ ben noto sulle sponde dell’Atlantico americano, che frequenta da Nord a Sud, dalla Nuova Scozia all’Argentina, e dov’è considerato autoctono.

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Il presidente del Veneto Luca Zaia mostra le caratteristiche del crostaceo (lintellettualedissidente.it Ansafoto)

Sarebbe rimasto felicemente nel suo continente, se non fosse stato casualmente entrato nell’acqua di zavorra delle navi, dirette in tutti i continenti, senza risparmiare le sponde dell’Adriatico. Ora che si è stabilito da noi, si adatta bene a risalire il corso dei fiumi, potendosi permettere un grado di salinità molto basso, sotto il tre per mille. Il cuneo salino dunque non è un problema.

E’ a proprio agio anche dove l’acqua è meno salata

Sulle rive venete è stato avvistato la prima volta nel 1949, come pure a Genova e in Sicilia e negli ultimi anni in Sardegna. Si è acclimatato però solo negli ultimi anni, e il boom è di quest’anno. Solo in Veneto però si sono create le rarissime condizioni climatiche che permettono le coltivazioni di molluschi marini, uno dei cibi preferiti del crostaceo americano, trattato inizialmente come un invasore clandestino. Il dato di fatto è che dove impera il granchio blu non si può parlare di tutela della biodiversità.

La strana e triste storia del granchio blu, diventato famoso e finito nel piatto della premier Meloni
C’è sale nel Delta del Po, le piante non crescono (lintellettualedissidente.it Ansafoto)

La Tunisia ha avuto il medesimo problema nel 2014. Dopo i primi allarmi, il Paese africano ha scelto di combattere il granchio blu con coltello e forchetta, cucinandoselo e servendolo in tavola. Pare che sia una prelibatezza, tanto che l’appetito dei buongustai ha reso necessaria un’intera filiera. Ci lavorano pescatori, trasportatori, aziende di logistica, di trasformazione e di commercio, fino ai cuochi. L’Italia attraversa ancora una fase di choc, che ha impedito una svolta decisa dall’emergenza, con allarmi che risalgono all’aprile di quest’anno, allo sfruttamento commerciale di grandi disponibilità di crostacei immigrati da altri continenti. E’ diventato tunisino, nel frattempo, anche il Portunus segni, arrivato dall’oceano indiano attraverso il canale di Suez.

Il miracolo compiuto dalla vicina Tunisia

L’immigrazione ittica in Tunisia si è trasformata rapidamente in un affare in piena regola. Ora il granchio blu vale il 25% delle esportazioni di pesce, ovvero 24 milioni di dollari. Gli acquirenti sono soprattutto asiatici. E’ la stessa via che tentando di percorrere l’Italia, dove il granchio già compare nei mercati del pesce, per accontentare sempre nuovi palati.

Per la propaganda dello spadellamento del crostaceo, il governo di Roma ha ingaggiato lo stesso ministro Lollobrigida, ai fornelli anche lui. La premier Meloni, dal canto proprio, si è fatta fotografare in un ristorante con il bel crostaceo blu nel piatto. Nel frattempo in Veneto sono arrivati i rappresentanti dei buongustai della Corea del Sud, dove il devastatore delle lagune è particolarmente gradito, purché sia ben cotto.

L’eradicazione potrebbe avere effetti nefasti

Il WWF apprezza la brillante soluzione tunisina, alla quale ha dedicato un ampio e informato report. L’obiettivo degli animalisti è che, innanzitutto, non si usino sistemi di eradicazione troppo pesanti, che potrebbero danneggiare il mare senza raggiungere l’effetto desiderato, vista l’estrema prolificità della specie. Già le attività economiche umane e il cambiamento climatico hanno impoverito il mare e i suoi abitanti, meglio quindi puntare a una gestione adattiva.

I casi simili sono molto numerosi. Il Mediterraneo, va tenuto presente, vede imperversare secondo il WWF ben 986 specie invasive, capaci cioè di mettere in crisi sia l’economia che l’ambiente. A questo scopo occorre cambiar modo di pescare. Il granchio blu lacera le reti, ci si avvinghia e impedisce di pescare. Per catturarlo, occorre usare la nassa, cioè una trappola fatta di rete metallica, con un’esca all’interno. Da qualche tempo circolano video tutorial che spiegano come costruirsela.

In Tunisia il successo della pesca dei crostacei con le nasse ha fatto calare la popolazione del Callides sapidus, al punto che i pescatori ora si preoccupano per la mancanza dell’invasore che li aveva terrorizzati.

 

 

 

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