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Frecce Tricolori, cosa accadde a Ramstein

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Gianluca Merla

L’incidente avvenuto all’aeroporto di Caselle non è stato l’unico e nemmeno il più grave delle Frecce Tricolori. Ecco cosa accadde a Ramstein

Un episodio sconvolgente che ha lasciato un’intera nazione senza parole. Lo schianto del velivolo del capitano Oscar Del Do’ ha dimostrato che nemmeno i più esperti sono infallibili.

Frecce tricolori a Ramstein
C’è un episodio ancora più grave che ha coinvolto le Frecce Tricolori (Credits foto: Ansa) – L’intellettualedissidente.it

Le immagini dell’aeromobile che esplode a contatto con il suolo e del veicolo rovesciato dove ha perso la vita la piccola Laura sono senza dubbio drammatiche. Ma nella storia delle Frecce Tricolori, l’episodio di Ramstein resta quello più grave. Quel giorno, infatti, morirono 70 persone e molte cose cambiarono, soprattutto sul tema della sicurezza.

Le Frecce Tricolori e l’incidente di Ramstein

Era l’agosto del 1988 e in Germania si doveva esibire l’orgogliosa “nazionale dell’acrobazia”, com’era stata rinomata dai giornalisti italiani ed esteri. Quel giorno a Ramstein c’erano 300mila persone ad attendere gli assi italiani dell’aeronautica e lo  spettacolo iniziò con delle aspettative altissime. Mentre volano sopra migliaia di teste, i piloti italiani stavano per mostrare la figura del cordoide, il classico cuore trafitto da un aereo “solitario”. Ma fu proprio quel solitario che, dopo essersi diretto verso la figura di fumo disegnata dagli altri 9 velivoli, fu costretto a rimodulare la direzione. Un gesto che, a 500 chilometri orari, richiede, millesimi di secondo per essere eseguito.

Frecce tricolori a Ramstein
L’incidente fu terribile e provocò un gran numero di morti (Credits foto: Ansa) – L’intellettualeldissidente.it

In quel caso la destrezza del pilota non fu sufficiente e l’ala di uno degli aeromobili colpi quella di un altro, innescando una reazione a catena. Bastarono solo 7 secondi per vedere i tre velivoli degli assi italiani piombare sulla folla che li stava guardando con ammirazione. Fu una tragedia: 67 spettatori uccisi e tre piloti italiani morti a seguito dello scontro. Furono più di 300 i feriti e moltissimi gli ustionati. C’è chi ancora oggi porta le cicatrici di quel terribile giorno, probabilmente risvegliato nella mente dopo l’incidente di Caselle.

Fu quello l’incidente più grave e sanguinoso delle nostre amate Frecce Tricolori. A seguito di quel drammatico episodio, la Germania emanò il divieto degli show aerei sul territorio tedesco per alcuni anni. Ma la vera rivoluzione avvenne in tema di sicurezza. Gli aerei non potevano più esibirsi sopra al pubblico e la distanza tra i velivoli durante la dimostrazione fu aumentata a due metri, rispetto ad un solo metro iniziale. Inoltre, fu abolito, ma solo per un breve periodo, la figura del solitario, ritenuta evidentemente pericolosa. Anche gli addestramenti divennero ancora più attenzionati, ma questo non fu sufficiente ad evitare altri incidenti.

Solo tre mesi dopo dall’episodio di Ramstein, infatti, Paolo Scoponi morì durante un addestramento in volo. Fu lui l’ultima vittima della storica pattuglia italiana che, ora, dovrà comunque fare i conti con un ritorno della paura per le esibizioni aree e una perdita che ha coinvolto tutto il Paese.

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