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Solo 5 miglia conquistate, la controffensiva ucraina è un disastro, dice il New York Times

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Paolo Zignani

L’Ucraina sta producendo il massimo sforzo per estendersi fino ai confini del 1991, anno dell’indipendenza

Malgrado l’impegno e le continue forniture di armi, l’esercito di Kiev ha conquistato solo 5 delle 60 miglia che gli servono, verso Sud, per arrivare fino al mare. Lo scopo è dividere in due il fronte russo. L’avanzata è molto più lenta del previsto. E’ noto che gli Stati Uniti si aspettano almeno il cessate il fuoco entro la fine di quest’anno. Nel 2024 ci saranno le elezioni presidenziali e sia Joe Biden che il partito democratico vogliono arrivarci senza più pesante impegno bellico.

Solo 5 miglia conquistate, la controffensiva ucraina è un disastro, dice il New York Times
Il cielo di Kiev è protetto dai caccia italiani – lintellettualedissidente.it Ansafoto

Il fattore tempo, dunque, è decisivo. Alcuni funzionari statunitensi ed europei hanno spiegato al New York Times come sta andando la controffensiva tanto annunciata dal presidente Zelenskyj. I dati sono, appunto, negativi. Colpite soprattutto il fatto che il 20% delle armi ucraine è andato perduto, distrutto o danneggiato nelle prime due settimane di contrattacco. Anche carri armati e veicoli corazzati entrano nel calcolo delle perdite. Inviati dagli alleati occidentali grazie a uno sforzo economico rilevante, sono già ridotti allo stato di rottami.

Distrutto il 20% degli armamenti in due settimane

Va tenuto presente che durante una guerra i capi militari se ne guardano bene dal preannunciare le loro mosse. Di solito le controffensive contano sul vantaggio dato dalla sorpresa. Da Kiev invece si sono sentiti annunci eclatanti, probabilmente per sollecitare gli alleati a inviare le armi in tempi più rapidi. In attesa delle forniture occidentali, l’esercito russo ha preso provvedimenti, costruendo ben quattro linee di difesa e infarcendo il territorio di mine. In giugno, così, il contrattacco ucraino ha sofferto molto.

Solo 5 miglia conquistate, la controffensiva ucraina è un disastro, dice il New York Times
Ricognitore dell’esercito russo a Kasny – lintellettualedissidente.it Ansafoto

Sono state proprio le mine a rallentare l’avanzata dei carri armati Bradley, soprattutto nei campi dove un tempo si coltivava grano di qualità. Una volta l’Ucraina era chiamata “granaio d’Europa”, salvo poi diventare indispensabile anche per l’Africa. L’autorevole quotidiano newyorkese ha fatto sapere che le perdite di armamenti ora sono diminuite dal 20 al 10%. Il motivo è che le forze armate di Kiev hanno cambiato tattica. Visto lo scarso successo dei carri armati, usano più spesso missili a lungo raggio e aerei F-16.

Sconfitti i carri armati, Kiev ricorre ai missili

L’amara constatazione del New York Times è che bisogna tener conto di un altro dato. Le perdite diminuiscono, infatti, perché il ritmo degli assalti ucraini diminuisce. E così il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyj, pur ammettendo la pausa nelle operazioni di riconquista, ha di nuovo chiesto forniture più rapide.

C’è però un’arma nuova da usare, la più pericolosa. Sono le bombe a grappolo che Kiev considera risolutive per eliminare i soldati russi nascosti nelle trincee. La risposta di Mosca è stata preannunciata dallo zar. Contro le bombe a grappolo saranno usate altre bombe a grappolo. Il risultato sarà un maggiore spargimento di sangue. In più, il territorio sarà devastato. Inoltre, dopo la fine delle ostilità, si renderà necessario lo sminamento del terreno, per evitare ulteriori perdite tra i civili.

Si ripresenta lo spaventoso scenario della prima guerra mondiale. Una guerra di trincea, che però, a distanza di più di un secolo, sarà segnata da armi molto più pericolose di allora. Si tratta delle bombe a grappolo, appunto. I capi militari di Kiev hanno fatto sapere che è in corso una lenta avanzata verso Bakhmut, obiettivo più che altro simbolico. Sono stati infatti presi alcuni villaggi. Nella zona di Kharkiv, invece, sono i russi ad aver compiuto passi avanti. In generale, però, si parla di spostamenti tutt’altro che decisivi.

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