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Israele, Moni Ovadia dice la verità

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Paolo Zignani

Un enorme apparato mediatico internazionale tiene in vita Israele con una propaganda ossessiva e inquietante. Moni Ovadia lo afferma da anni.

Da molto tempo Moni Ovadia, ebreo orientale per cultura, per nascita bulgaro e italiano d’adozione, è apertamente critico nei confronti della politica di Israele. Il motivo lo ha dichiarato più volte: segue i profeti dell’Antico Testamento, che parlano per dare speranza agli oppressi. E gli oppressi sono i palestinesi, rinchiusi come sono nella Striscia di Gaza, occupati militarmente e impossibilitati a uscirne, come sequestrati e detenuti.

Israele, Moni Ovadia dice la verità
Moni Ovadia si dimette dalla direzione del teatro di Ferrara – lintellettualedissidente.it Ansafoto

Un uomo in particolare è il bersaglio delle sue critiche: il leader politico della destra israeliana Benjamin Netanyahu. Quest’ultimo infatti si è impegnato con tutte le proprie forze per rompere gli accordi di Oslo e quindi impedire che sorgesse lo Stato di Palestina con piena sovranità sui territori nominati dalla Bibbia ebraica. Gli ebrei ultraortodossi e messianici non l’accetteranno mai e la destra li ha portati al governo.

Ebrei che difendono strenuamente i palestinesi

In un’intervista di pochi minuti che si trova sul canale YouTube “Una Chiesa a più voci”, Ovadia ha manifestato già nel 2021 il proprio pensiero, oggi alla ribalta, essendo l’attore, cantante e scrittore uno dei pochi, autorevoli critici italiani di Israele. Attorno all’azione politica dei governi guidati da Netanyahu si è sviluppata l’arma di gran lunga più potente dell’arsenale di Israele, la propaganda. Ovadia lo denuncia duramente: Israele sta in piedi grazie a un’immensa operazione mediatica che gli permette sempre di atteggiarsi a vittima anche se la verità è il contrario.

Israele, Moni Ovadia dice la verità
I carri armati israeliani sono pronti a invadere Gaza – lintellettualedissidente.it Ansafoto

Gli israeliani riescono sempre a convincere l’opinione pubblica di essere le vittime, benché siano loro a colonizzare le terre palestinesi, e sempre loro a espropriare i palestinesi dei loro diritti. Tel Aviv ha il sostegno degli Stati Uniti, che però rischiano di rimanere i soli alleati. In questa decisa azione critica, Ovadia si riconosce nell’impegno della sinistra israeliana. Quindi può riferirsi agli articoli di Gideon Levy, uno dei principali giornalisti israeliani, che collabora con Haaretz dal 1982 e in Italia con Internazionale dal 2010.

Riescono a opprimere passando per vittime

Levy sostiene che Netanyahu non vuole la pace perché altrimenti finirebbe la sua carriera politica. Che gli ha fatto ottenere il ruolo di primo ministro nel 1996, un anno dopo l’assassinio di Yitzak Rabin. Da allora la destra di Tel Aviv è riuscita a emarginare sempre più i palestinesi, ormai da molti anni segregati nella Striscia di Gaza, e quasi dimenticati dal dibattito pubblico, totalmente controllato da Israele. In Palestina ora la maggioranza segue Hamas, non più il partito moderato Fatah, guidato da Arafat e approdato agli accordi di Oslo del ’94.

Israele continua a vantare la propria democrazia, effettivamente l’unica nella regione medio-orientale, eppure assai lacunosa. Tel Aviv non ha una costituzione e non ha nemmeno confini riconosciuti da tutti. E’ una situazione particolarmente grave, quella denunciata da Ovadia. Una risoluzione dell’Onu ha imposto a Tel Aviv di ritirarsi dietro la linea verde dell’armistizio, ma non è andata così. Israele infatti non dimostra alcuna attenzione per le convenzioni internazionali. Chiunque possiede armi nucleari deve sottoporsi a controlli, ma Israele si rifiuta. Eppure tutti sanno che lo Stato ebraico è dotato di bombe atomiche.

Pesanti le accuse di Ovadia all’Ue e ai Paesi europei, che non si sono opposti per nulla all’ascesa di Adolf Hitler, anche se potevano farlo. Soltanto Bulgaria e Danimarca hanno impedito il massacro degli ebrei: gli altri Paesi “hanno lasciato fare il lavoro sporco ai nazisti” e poi hanno risarcito gli ebrei a spese dei palestinesi. Idee che a Moni Ovadia sono costate il posto: è stato indotto a dimettersi dalla direzione del teatro di Ferrara.

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