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Gaza, conto alla rovescia sui neonati

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Gianluca Merla

Le conseguenze della guerra stanno per investire in pieno chi non ha colpe. Ormai a Gaza è conto alla rovescia sui neonati

I raid israeliani continuano a colpire la città di Gaza con lo scopo di stanare i miliziani di Hamas che l’8 ottobre hanno compiuto il massacro di civili in Israele.

Gaza, conto alla rovescia sui neonati
È partito il conto alla rovescia per i neonati di Gaza (Ansa) – L’intellettualedissidente.it

Ma come in ogni maledetta guerra ad essere coinvolti sono soprattutto i civili che devono fare i conti con la loro incapacità di difendersi dalle bombe e dai missili dell’esercito. Da alcune ore, infatti, è emerso un altro allarme che preoccupa il mondo intero: è partito il conto alla rovescia per i neonati di Gaza. Ecco che cosa sta succedendo.

Il carburante sta finendo

Gli attacchi terroristici di Hamas che l ‘8 ottobre hanno sconvolto Israele sono stati troppo violenti ed efferati per non scatenare una rabbia altrettanto violenta e irrazionale. Le autorità israeliane, con lo stesso premier Netanyahu, hanno infatti dichiarato che invaderanno la Striscia di Gaza e non avranno pietà. In questo momento la città è costantemente bombardata e l’unica centrale elettrica che riforniva Gaza City è stata spenta. Ma a subirne le conseguenze sono soprattutto i neonati di Gaza, per i quali purtroppo è iniziato il conto alla rovescia.

Gaza, conto alla rovescia sui neonati
L’energia negli ospedali sta terminando di ora in ora (ansa) – L’intellettualedissidente.it

A lanciare l’allarme sono state le autorità palestinesi. Anche l’Onu ha posto l’attenzione su quella che potrebbe diventare ben presto l’ennesima tragedia di questa guerra assurda. Sono circa 120 i neonati ricoverati nelle incubatrici degli ospedali palestinesi. Più l’energia si avvia verso il suo esaurimento, più la loro vita è a rischio. Il blocco imposto sui beni di prima necessità in Palestina, tra cui anche il carburante e l’elettricità, porterà ben presto ad un blackout totale non solo delle abitazioni e degli edifici pubblici, ma anche degli ospedali. I generatori di emergenza non hanno riserve sufficienti per resistere ad un altro blackout e questo, per i neonati che hanno bisogno dell’incubatrice per poter respirare, vuol dire avere il destino segnato.

L’Onu ha chiesto l’immediato sblocco delle forniture, ma Israele ha fatto sapere che non lo farà. Intanto l’unico valico aperto per la Palestina è quello di Rafah, dall’Egitto, dove però passano camion non in numero sufficiente per poter rifornire la Striscia. Intanto le autorità israeliane, convinte a voler continuare il blocco, hanno pubblicato alcune immagini satellitari su X in cui si vedono serbatoi di carburante all’interno di Gaza. Non è dato sapere se questi serbatoi siano pieni, ma le Forze di Difesa israeliane hanno scritto: “Contengono più di 5milaa litri di carburante. Se ne volete un po’ chiedete ad Hamas”.

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