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Dopo gli incendi in Grecia si può e si deve essere ottimisti

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Paolo Zignani

L’opinione pubblica greca ha applaudito la caccia al piromane, mentre latitano la manutenzione e la prevenzione. La colpa? E’ dei clandestini

Per prevenire la rapida diffusione degli incendi in Grecia, nella seconda metà di agosto, s’è fatto ben poco: la manutenzione è stata carente e nemmeno i pompieri erano sufficienti. Ne mancano 4mila, secondo i sindacati del settore. L’Unione europea ne ha inviati 409, dotati di 11 aerei e di un elicottero. E non bastavano. Il discorso dominante in Grecia, sui media, accusa semplicemente i migranti di aver dato alle fiamme i boschi.

Fiamme nella notte greca - lintellettualedissidente.it Ansafoto

Come se il surriscaldamento del pianeta nulla avesse a che vedere con gli 81mila ettari di vegetazione carbonizzati. Le temperature in Grecia sono arrivate a 41 gradi, mentre imperversavano forti venti secchi, che aiutavano le fiamme a prosperare trasmettendosi. Sono state divorate dalle fiamme, in particolare, le aree dell’Attica, vicino ad Atene, e la foresta di Dadia, ai confini con la Turchia.

Invece di prevenire, si fa la fotografia

Le cronache espongono i numeri degli incendi, li misurano, considerandoli soltanto quantitativamente. Proprio come si fa analizzando un nemico, calcolando la sua forza. Un nemico estraneo, che si è presentato all’improvviso, al di fuori di ogni previsione e di ogni pianificazione dell’attività amministrativa. Come se gli incendi non si verificassero su un territorio che, per definizione, è patrimonio nazionale ed europeo. E come tale da manutenere e da curare.

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Un canadair sparge acqua sulla foresta – lintellettualedissidente.it Ansafoto

Ha trionfato invece l’incuria. Piuttosto che occuparsi dell’ambiente, si giudica e si danno le colpe. E’ uno spettacolo sconcertante, che si verifica puntualmente anche in ambito finanziario. Prima vengono magnificati gli strumenti tecnici, gli esperti del settore e il controllo, poi però le crisi sono puntualmente imprevedibili.

Ecco che cosa ci ha salvati dalle fiamme

Ugo Bardi, professore di scienze all’università di Firenze, ha criticato nel suo blog, pubblicato da Il Fatto quotidiano, la faziosità delle narrazioni. Quest’anno l’Italia è stata decisamente meno sconvolta dagli incendi come in passato, mentre Svezia e Grecia hanno pagato un tributo molto elevato. Pare che un giorno di pioggia abbia fatto la differenza.

Dopo gli incendi in Grecia si può e si deve essere ottimisti
Distrutto un convento medievale – lintellettualedissidente.it Ansafoto

Il clima locale, spiega Bardi, è condizionato pesantemente dalla corrente a getto, un flusso d’aria ad alta velocità e ad alta quota che impazza nell’emisfero settentrionale. Il risultato sono ondate anomale di calore, imprevedibilità e instabilità sul piano locale. Il docente fiorentino protesta perché giornali e telegiornali evitano la spiegazione scientifica, questa, che peraltro neppure è complicata. In condizioni simili, il gesto inconsulto di un piromane provoca danni molto maggiori che negli anni scorsi.

Il capro espiatorio piace più della scienza

Oggi però la maggiore urgenza è proprio l’esposizione di un colpevole al pubblico disprezzo. Sarà lui a farsi carico del biasimo universale e tutto, come qualcuno si augura, ricomincerà come prima. Fra incuria e catastrofi naturali fomentate dal fattore umano, pericolosamente fuori controllo.

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Pochi pompieri in lotta tra il fumo e le fiamme – lintellettualedissidente.it

La commissione europea segue lo stesso metodo: quantificazione, applicazione di un proporzionato intervento d’emergenza e ripristino della “normalità”. Lo ha dimostrato il portavoce Balasz Ujvari, che il 29 agosto ha definito la catastrofe greca “il più grande incendio forestale mai accaduto in Europa”. Da quando, naturalmente, esiste una “banca dati”, il sistema Copernicus attivato nel 2000.

La normalità fa più paura dell’emergenza

Si parla della foresta di Dadia-Lefkimi-Sufli, che fa parte della rete continentale Natura 2000. E’ un parco nazionale che si trova vicino ai confini con la Turchia, in Macedonia-Tracia, riconosciuto dall’Unesco come patrimonio dell’umanità. Appunto dovrebbe essere trattato con particolare cura.

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Le fiamme hanno divorato le colline di Alessandropoli – lintellettualedissidente.it Ansafoto

Dopo le misure draconiane subite dalla Bce, dalla commissione Ue e dal Fondo monetario internazionale, dal 2018 la Grecia ha avuto margini per mettere a punto un proprio bilancio. Senza investire però nell’ammodernamento dei mezzi e nell’arruolamento dei vigili del fuoco. Il premier Kyriákos Mitsotákis, della destra conservatrice, aveva altre priorità, come tutti i premier, tipicamente.

Vigili del fuoco senza mezzi né personale

Bruxelles così ha dovuto mobilitare la Protezione civile europea, con i mezzi degli Stati vicini. Il commissario per la gestione delle crisi Janez Lenarčič ha sottolineato esplicitamente la necessità della prevenzione. Le autorità politiche europee però non rappresentano direttamente i popoli europei né sono dotate di poteri in grado di cambiare rapidamente un paradigma.

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Sforzo massimo per i pompieri nella regione di Evros – lintellettualedissidente.it Ansafoto

E’ molto più semplice ed efficace il metodo del ministro greco della Protezione civile Vassilis Kikilias, che in televisione ha avvisato i “piromani di basso livello” che commettono un crimine contro il Paese, che saranno scovati e che la pagheranno. Il presidente del partito d’estrema destra Kyriàkos Velópoulos ha messo gli incendi sul conto degli “immigrati illegali”. E così sono stati arrestati 79 piromani.

Il rimedio escogitato dai cittadini greci

Antonis Telopoulos, giornalista di Efsyn a Alessandropoli, ha denunciato nei propri articoli le gravi lacune della manutenzione e della prevenzione. Il suo intervento, come altri dello stesso tenore, è stato citato da Libération. L’emblema del disastro sono probabilmente le ronde xenofobe organizzate dagli abitanti. Le hanno segnalate Efsyn (il “giornale dei redattori”) e The Press Project.

Al pattugliamento dei cittadini improvvisatisi poliziotti ha partecipato il deputato d’estrema destra Paris Papadakis. L’onorevole ha sostenuto d’essere in guerra ed è convinto che gli immigrati irregolari sono arrivati in modo coordinato, secondo un piano, e che hanno acceso le fiamme in più di dieci località.

I sacri princìpi del garantismo giudiziario

Nessun garantista sciorina le proprie argomentazioni chiedendo quali sono le prove a carico dei migranti senza documenti. Sono stati visti appiccare l’incendio? Oppure le fiamme derivano da una coincidenza di fattori concomitanti? Il mozzicone di sigaretta, il barbecue tra le foglie e qualche rametto, per cuocere una bistecca.

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Superlavoro per i pompieri greci – lintellettualedissidente.it Ansafoto

Nessuno chiede un processo regolare, in cui la difesa ha gli stessi mezzi dell’accusa. L’umanità è veramente meravigliosa e straordinaria. Sembra impossibile che ci sia qualcosa che unisce l’intero genere umano e lo motiva a salvaguardare l’ambiente e il clima del pianeta Terra, assieme alla propria pelle. Non ci sono diritti né autorità in grado di esprimere uno straccio di teoria accettata da tutti, né esiste una convergenza delle autorità locali.

Intrappolati fra le lingue di fuoco

Ci sono semmai 28 vittime carbonizzate. I comunicati della Protezione civile greca affermano che con ogni probabilità sono migranti arrivati irregolarmente dalla Turchia e rimasti imprigionati dalle fiamme. Ha perso la vita, arso vivo, anche un pastore dell’Attica. Il WWF ha espresso cordoglio per gli animali bruciati e ora a rischio d’estinzione.

Rimane alla fine, in attesa dei calcoli finali, una nube di fumo lunga 700 chilometri. Che prima si è diretta verso il Mediterraneo centrale, per poi cambiare rotta verso oriente. La storia d’altro canto è andata così. Da un incendio casuale, l’uomo ha scoperto il fuoco e ha imparato a produrlo. E’ la storia della civiltà, stimolata da racconti, miti, poemi e leggende.

Altri incendi, altri eventi catastrofici iniziati alla chetichella potrebbero però capovolgere il gramo andazzo. Il linguista Noam Chosmky, nel documentario “Requiem for the American Dream” ha ricordato che persino durante la crisi del ’29 i cittadini americani avevano fiducia che le cose potessero andar meglio. E ormai anche tra gli ambientalisti circola il principio per cui “il pessimismo è un lusso che non possiamo permetterci”.

 

 

 

 

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