Chi siamo

Disclaimer

Privacy Policy

Pensioni, se vivi troppo devi prendere meno soldi: a cosa sta pensando l’INPS

Foto dell'autore

Samanta Airoldi

Incredibile proposta dell’Inps: pensioni più basse a chi vive più a lungo. Vediamo insieme tutti i dettagli di questa curiosa ipotesi.

L’assegno previdenziale dovrebbe essere inversamente proporzionale alla durata della vita. Questa la nuova proposta dell’Inps che ha suggerito di cambiare i coefficienti di trasformazione. In questo articolo vi spieghiamo tutto nei dettagli.

Pensioni più basse a chi vive di più
Proposta scioccante dell’Inps sulle pensioni/ Intellettuale.dissidente.it

Le casse dell’Inps non sono messe proprio bene e lo sappiamo. Nonostante ormai gran parte degli assegni pensionistici vengano calcolati con il sistema contributivo puro, le emorragie sono ancora troppe. E agevolare troppo le uscite anticipate dal lavoro non fa che peggiorare la situazione.

Che fare allora? L’istituto di previdenza sociale ha avanzato una proposta destinata a fare molto discutere: rivedere i coefficienti di trasformazione non solo in base all’età in cui si va in pensione ma anche in base al lavoro che una persona svolge e all’aspettativa di vita correlata a quella professione. In pratica più è alta l’aspettativa di vita e più bassa dovrà essere la  pensione.

Pensioni: ecco la proposta dell’Inps

Pensioni più basse a chi vive di più. Uno scherzo? No, è l’ultima proposta dell’Inps per non fare crollare il sistema previdenziale. Ma l’istituto parla di una questione di “equità”.

Pensioni e coefficienti di trasformazione
Pensioni più basse a chi vivrà più a lungo/ Intellettuale.dissidente.it

Con il sistema contributivo puro introdotto nel 1996 dalla riforma Dini, per calcolare l’importo della pensione bisogna moltiplicare il montante contributivo – cioè l’insieme dei contributi che un lavoratore ha versato durante tutta la carriera – per un coefficiente di trasformazione. Quest’ultimo è uguale per tutti a prescindere dal genere e dalla categoria professionale. Cambia solo in relazione all’età: più una persona va tardi in pensione e più è alto il coefficiente di trasformazione e, di conseguenza, più sarà alto l’importo dell’assegno previdenziale.

Secondo l’Inps non tenere conto della categoria professionale sarebbe ingiusto. Infatti un nuovo studio ha messo in evidenza che le classe reddituali più basse vivono meno di quelle più alte. In particolare è stato stimato che, in media, un operaio vive 5 anni in meno di un dirigente. Di conseguenza un operaio riceverà la pensione per cinque anni in meno rispetto ad un dirigente.

Per l’Inps questa è una vera e propria ingiustizia. Come risolverla? Secondo l’istituto di previdenza sociale bisogna applicare coefficienti più bassi ai dirigenti e coefficienti più alti agli operai. In questo modo chi ha un’aspettativa di vita più alta avrebbe una pensione più bassa di chi, invece, secondo le statistiche ha un’aspettativa di vita più bassa.

In realtà, per quanto questa proposta sembri assurda, contiene un fondo di verità. In Italia l’unione della riforma Dini e della legge Fornero ha fatto sì che chi guadagna poco debba lavorare più anni di chi guadagna molto. Infatti la legge Fornero ha stabilito che per poter andare in pensione a 67 anni, oltre ad avere almeno 20 anni di contributi, sia necessario aver maturato una pensione pari almeno a 1,5 volte l’importo dell’Assegno sociale. Ma chi guadagna poco potrà versare meno contributi e, di conseguenza, per raggiungere la soglia minima per poter andare in pensione potrebbe dover lavorare anche oltre i 70 anni.

Impostazioni privacy