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C’è un nuovo test che può identificare l’Alzheimer prima della perdita di memoria

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Floriana Vitiello

C’è un nuovo test in grado di identificare l’Alzheimer prima della perdita di memoria. È una scoperta rivoluzionaria.

I ricercatori hanno individuato un nuovo test che permette di riconoscere i segni dell’Alzheimer precoce ben prima che si verifichi la perdita di memoria. Questo test prevede l’uso e l’analisi dell’olfatto e del gusto.

Alzheimer: un nuovo test da speranza
Alzheimer – Intellettualedissidente.it

È stato eseguito e sviluppato, nel Regno Unito, un altro test che è in grado di aiutare nell’identificazione dell’Alzheimer. Stiamo parlando della ben nota malattia neurodegenerativa che, tra i vari sintomi, comporta anche la perdita di memoria.

Grazie a questo test sarebbe possibile individuare i soggetti a rischio prima che si verifichi tale perdita.

La ricerca è stata condotta presso l’Università di Warwick e prevede l’utilizzo di una macchina che è in grado di ricreare sapori da far provare ai “pazienti”. L’esito del test permette di individuare i soggetti a rischio.

Identificare l’Alzheimer in anticipo: il nuovo, rivoluzionario test del Regno Unito

Il test che permette di identificare L’Alzheimer prima che i sintomi come la perdita di memoria facciano la loro comparsa, per il momento, è in fase sperimentale, nel Regno Unito. Ma questa ricerca sembra promettere bene.

Alzheimer: come riconoscere i sintomi in anticipo?
Alzheimer – Intellettualedissidente.it

All’Università di Warwick, dove si stanno conducendo le ricerche, c’è un macchinario in grado di ricreare accuratamente i sapori.

Questo macchinario permette ai partecipanti di annusare e bere diverse soluzioni aromatiche che, poi, devono essere descritte. Chi non ottiene un risultato positivo sarà sottoposto a ulteriori test in grado di diagnosticare la malattia.

La ricerca prevede, dunque, che i partecipanti vengano sottoposti a un test non invasivo e piuttosto semplice da seguire. In sostanza, le persone sono chiamate ad annusare e assaggiare diversi sapori per poi determinare quello più dolce e quello più aspro e individuare altre caratteristiche.

Se il test non va a buon fine, il soggetto è sottoposto ad una risonanza magnetica e ad un esame del liquido cerebrospinale, che permette di confermare o meno la diagnosi.

Così come confermato dai ricercatori, i dati preliminari riescono a dimostrare sin da subito che c’è una differenza nel rilevamento del gusto tra le persone a rischio Alzheimer rispetto a quelle senza malattia.

In questo modo, dunque, si potrebbe intervenire in anticipo riuscendo a limitare la comparsa dei sintomi, come la perdita di memoria. In sostanza, lo scopo di questo studio è quello di trovare un nuovo test di screening da proporre ai soggetti che hanno una predisposizione o un’ereditarietà con la malattia.

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