Circa tre mesi fa è stata resa nota una notizia che ha lasciato sbigottito chiunque si fosse mai interessato, anche solo per sbaglio o per noia, alla filosofia del ‘900: Heidegger era antisemita. Alcuni professori e accademici, dal dopoguerra in poi, avevano già avallato questa ipotesi, sostenendo che l’adesione di Heidegger al nazismo dovesse essere la chiave di lettura da assumere per interpretare tutta la sua filosofia. Ma ancora nessuna prova certa aveva confermato questa possibilità, per cui molti scettici si erano battuti affinché la sua filosofia rimanesse libera da letture ideologiche. Davanti però alla pubblicazione dei cosiddetti Quaderni Neri e al loro contenuto, secondo molti “scandaloso”, i difensori del grande filosofo tedesco si sono trovati in nettissima difficoltà. La “pietra dello scandalo” è contenuta in appena due pagine e mezzo del Quaderno degli appunti, volume su cui Heidegger riportava i suoi pensieri notturni. In queste pagine il filosofo sosteneva la tesi secondo cui il popolo ebraico si sarebbe autoannientato attraverso la Shoah. Infatti, come viene riportato nelle pagine incriminate, gli ebrei sono gli agenti della modernità che, distruggendo lo “Spirito” dell’Occidente, avrebbero portato l’accelerazione della tecnica e quindi a conseguenze devastanti per tutta l’umanità. La Shoah non sarebbe altro che il compimento assoluto della tecnica, in cui ciò che è essenzialmente ebraico, in senso metafisico, lotta contro ciò che è ebraico (si intende la lotta tra nazismo e ebraismo). La fine della Shoah rappresenterebbe la purificazione dell’essere. In definitiva, il nazismo è strettamente connesso con l’ebraismo poiché è figlio dell’progresso tecnologico indotto dagli ebrei, ma è anche lo strumento di purificazione con cui annientare il “germe semita”.

Comprensibilmente queste due pagine e mezzo hanno posto sotto una luce diversa la figura di Heidegger. Alcuni accademici sono addirittura arrivati a pretendere la damnatio memoriae per uno dei filosofi più prolifici del ‘900. Quando però tutto sembra perduto e il destino di Heidegger sembra ormai essere quello di un filosofo collegato indissolubilmente all’ideologia nazista, ecco che accade il colpo di scena: il suo ultimo discepolo diretto, Wilhelm Von Herrmann, professore all’università di Friburgo, decide che la campagna mediatica contro il suo maestro non è più tollerabile e decide di uscire allo scoperto. Lo fa attraverso le pagine di Libero, in un articolo a cura di Claudia Gualdana. Nell’articolo Von Herrmann denuncia l’operato di Peter Trawny, docente all’università di Wuppertal e curatore di Riflessioni, volume in cui sono pubblicati i tredici passaggi incriminati della filosofia di Heidegger: ”Questi passaggi che occupano appena due pagine e mezzo in confronto alle 1250 dei tre volumi delle Riflessioni, hanno fornito lo spunto al curatore di questi volumi per squalificare, in quanto “sistematicamente antisemita”, l’intero pensiero. Lo scandalo non sono i 13 passaggi in questione, ma il modo di rapportarsi a essi: falsificante, diffamatorio, profondamente falso.” Secondo Von Herrmann tutta la storia dei Quaderni neri non è altro che una montatura, una immensa operazione di marketing volta a screditare il grande filosofo e a moltiplicare i guadagni del libro, prodotti dalla grande pubblicità di giornali e televisioni mondiali. A livello intellettuale e filosofico però le illazioni sui concetti esposti da Heidegger in quei tredici passaggi non avrebbero alcun fondamento. Von Herrmann infatti continua: ”I Quaderni vanno intesi come il luogo che accoglie i frammenti e le unità di pensiero che di tanto in tanto gli si presentavano alla mente. In essi Heidegger ha però anche annotato molti pensieri, opinioni, giudizi privati e personali su eventi e persone contemporanee. Anche se sono redatti nel linguaggio del pensiero storico dell’Essere, non appartengono al pensiero puro, sistematicamente ordinato di Heidegger”. Dunque una parte minima dell’immensa opera del filosofo sarebbe stata manipolata da Peter Trawny per distruggere tutto il suo complesso sistema filosofico. Chi conosce la filosofia di Heidegger sa benissimo che le critiche verso l’ebraismo mondiale sono in realtà dirette al presente e alla modernità, e quindi non hanno dentro di loro alcuna componente razzista. Come se non bastasse, sembrerebbe che Trawny abbia commesso anche un illecito: infatti egli non era stato incaricato da Von Herrmann di curare l’opera, ma solo di seguirne la pubblicazione. Tutte le manipolazioni che egli ha creato per pubblicizzare il libro sono del tutto illegali.

La vicenda attorno alle idee e i sentimenti che Heidegger nutriva verso il popolo ebraico sta prendendo una piega del tutto inaspettata. Il fatto però che deve destare scandalo non sono tanto le parole di Von Herrmann in difesa dell’amato maestro, ma il modo in cui i giornali, a partire da quelli italiani, stanno trattando la vicenda: quando è stato il momento di attaccare e denigrare Heidegger, tutti i mezzi di informazione hanno riportato la notizia. Ora che un personaggio autorevole come Von Herrmann, designato da Heidegger in persona della carica di coordinatore ufficiale di tutto il suo patrimonio letterario, rilascia un’ intervista che potrebbe smentire tutte le ipotesi precedenti, nessun giornale, tranne Libero, ha deciso di interessarsi più al caso. Probabilmente conviene a molti relegare una delle più grandi menti del XX secolo ad una dimensione ideologica come quella nazista. In questo modo si “disinnesca” tutta la filosofia Heideggeriana, interpretandola come un semplice delirio nazista. Ma la filosofia, specialmente quella di Heidegger, non potrà mai essere schiavizzata e sottoposta alle falsità delle ideologie. Come scriveva lo stesso filosofo: “La filosofia implica una mobilità libera del pensiero, è un atto creativo che dissolve le ideologie”.