Vendere i mari italiani si può: se in gran segreto, non curandosi di informare i cittadini, tanto meglio. Le prime avvisaglie si erano avute il 13 gennaio scorso col sequestro, da parte della dogana di Nizza, del peschereccio di Sanremo “Mina”, accusato di transitare e operare in acque francesi. La senatrice Albano del PD e diversi senatori 5 Stelle annunciarono in quell’occasione un’interrogazione parlamentare per chiarire la questione. Il 9 febbraio la risposta del Governo: il Ministro degli Esteri Gentiloni fa sapere di aver ottenuto, dopo il rilascio dell’imbarcazione su cauzione, le scuse ufficiali della Francia, rea di un “deprecabile errore”. Ma salta fuori l’accordo: firmato a Caen il 21 marzo 2015, frutto di un negoziato avviato nel 2006 e terminato nel 2012, si tratta di una sorta di scambio bilaterale, nato dalla necessità di stabilire confini precisi tra i due Paesi, per colmare così un vuoto giuridico alla luce della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del mare (redatta nel 1982 ed entrata in vigore nel ’94). In pratica: l’Italia cede la cosiddetta fossa del cimitero, detta anche fossa dei gamberoni, (cioè le zone più pescose a nord della Sardegna e a largo della Liguria), in cambio delle secche tra la Capraia, l’Elba e la Corsica. Il Parlamento francese aveva già ratificato l’accordo – e dunque lo applicava – mentre quello italiano no: e da qui l’incomprensione diplomatica. Nasce il problema: perché il Governo Renzi non ha mai fatto cenno della storia? E quale sarebbe il motivo che giustifica questa svendita?

Pochi giorni fa si verifica un nuovo “deprecabile errore”. Un peschereccio sardo, lasciato il porto di Alghero e raggiunte le tradizionali aeree di pesca al nord dell’Isola, viene fermato dalle autorità francesi in quanto violava, senza saperlo, i limiti delle acque nazionali. Il pretesto, sempre quello: l’accordo di Caen firmato da Gentiloni e il Ministro degli esteri francese Fabius, per cui le aree solitamente battute dai pescatori locali diventano impercorribili.  I francesi, quindi, fanno rispettare l’accordo eccome, ma in Italia non se ne sa nulla: e anzi, si rischia di compromettere il settore ittico del mar Tirreno in nome di inesistenti vantaggi territoriali. La denuncia è del deputato di Unidos Mauro Pili, Presidente della Sardegna negli anni ‘90: da alcuni giorni in prima linea assieme ai tanti pescatori vittime di una firma della quale né la regione, né la popolazione erano minimamente a conoscenza.“Un accordo che stravolge tutti quelli precedenti  – sostiene Pili –e in particolare cede alla Francia una parte rilevante di specchio acqueo a nord est della Sardegna, comprendendo nella cessione anche gran parte delle acque internazionali utilizzate dai pescatori sardi (…) Le marinerie da Alghero a Golfo Aranci hanno sempre utilizzato quelle aree a mare. Ora su quel versante il limite della Corsica passa dalle 12 miglia ad oltre le 40 miglia”. E poi: “Si tratta di un fatto di una gravità inaudita, compiuto in dispregio non solo degli operatori economici sardi ma anche delle istituzioni. Il Governo italiano ha scambiato la Sardegna per una colonia che si può cedere senza alcun pudore addirittura ad un’altra nazione”.

Il punto su cui si insiste è questo: non importa tanto evitare la ratifica in Parlamento, quanto arrivare alla stralcio dell’accordo stesso, estraneo ad ogni logica di coerenza politica. Una scelta fatta senza la dovuta consultazione delle istituzioni e delle categorie di riferimento, e che, è bene sottolineare, se non fosse stato per l’azione dei francesi sarebbe rimasta, paradossalmente, segreta. L’ennesimo schiaffo in faccia a quelle professioni incuneate nella tradizione italiana e non per questo degne di riconoscimento. Forse le uniche forze oggetto dell’effettiva rottamazione del Governo. Intanto, nell’attesa di risposte convincenti, è stata lanciata una petizione sulla piattaforma Change.org, e anche il Presidente della Liguria, Giovanni Toti, si dice pronto alla battaglia. Sardi e Liguri cercano di alzare i toni della discussione e si mobilitano; d’altro canto, dai palazzi romani, sponda Pd, arrivano smentite e ipotesi negazioniste – peraltro non convincenti, visto la conferma dei francesi e i documenti pubblicati a firma diGentiloni. E mentre si attende la guarigione dal mutismo selettivo del Presidente Mattarella (chiamato, magari, a pronunciarsi in merito), prendiamo atto: nell’Italia che riparte di Matteo Renzi, i mari, trivellati o svenduti, hanno cattiva sorte.