C’è un libro per chi non ne può più delle inconcludenti analisi di filosofi, sociologi e psicologi sulla precarietà dell’esistenza contemporanea. Ormai siamo stanchi dei messaggi quasi quotidiani di chi denuncia gli abusi della tecnica, della finanza, del capitalismo globale, dei disastri sociali e ambientali, senza mai andare veramente al fondo delle cose, senza mai dirci che cosa muove davvero l’universo opprimente che ci circonda. Federico Campagna, giovane filosofo italiano trapiantato a Londra, col suo Technic and Magic. The Reconstruction of Reality (Bloomsbury, 2018) sposta finalmente il suo sguardo al di là degli effetti, rivelandoci l’architettura, non poi così occulta, del mondo in cui viviamo, del sistema che ci dice cosa è reale e cosa non lo è, degli imperativi che ci limitano in quello che possiamo fare, pensare, immaginare, cambiare. Il regime della “Tecnica” – questo è il nome che Campagna ha scelto di dare al sistema in cui viviamo – è assoluto, pervadente, intollerante verso tutto ciò che lo contrasta, tanto che se qualcuno volesse opporglisi, ebbene non solo verrebbe messo a tacere, ma rischierebbe addirittura di essere cancellato dal catalogo dell’esistente.

La diagnosi sembra non lasciare speranza, ma per ogni diagnosi c’è quasi sempre una terapia, e la terapia che Campagna suggerisce è quella di concepire una diversa realtà, che funzioni in modo specularmente opposto a quella oggi imperante e ne possa così controbilanciare i devastanti effetti. Non si tratta di un’azione politica, di un manifesto programmatico su cui basare un qualsiasi movimento collettivo, perché Campagna non si crea illusioni sulla capacità di arginare la forza straripante della Tecnica, che ha creato una realtà così universalmente condivisa da poter difficilmente essere oggetto di una resistenza generale. Ma se riusciremo, anche solo individualmente, a cambiare i parametri del reale, ecco che il mondo diventerà un posto in cui vivere umanamente è ancora possibile.

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La realtà alternativa che ci si offre è quella strutturata dalla “Magia”, una magia che non ha nulla a che vedere con quell’arte da negromanti o fattucchiere che di solito riceve tale nome, anche se con quest’ultima può condividere la generale esecrazione dei benpensanti. No, la Magia alla quale si riferisce Campagna è una forza dotata di un potere cosmogonico pari e contrario a quello della Tecnica: allo stesso modo in cui questa procede nel creare una realtà rispondente alla propria presa assoluta, così la Magia, attraverso un procedimento esattamente inverso, provvede a instaurare il suo alternativo sistema della realtà. I due processi contrari partono entrambi da un assunto originario, il Linguaggio Assoluto per la Tecnica e l’Ineffabile per la Magia, e di qui, come in un’emanazione neoplatonica di ipostasi successive, discendono man mano di livello a plasmare il loro mondo rispettivo. La Tecnica, in questo processo, tende a cancellare sempre più la realtà intima delle cose, riducendole a meri segnaposti di diverse serie numeriche, col risultato di rompere l’equilibrio fra «ciò che una cosa è» (l’essenza) e «il fatto che una cosa è» (l’esistenza). Col prevalere dell’essenza sull’esistenza, anche la prima alla fine perde ogni suo connotato, e la realtà viene irrimediabilmente compromessa. La Magia, al contrario, intende ristabilire l’equilibrio originario delle due posizioni, salvando così la realtà dalla definitiva dissoluzione.

Il libro di Campagna è costruito su una struttura speculare. I quattro capitoli principali si affrontano in modo invertito, così da descrivere dapprima il mondo della Tecnica e il suo peculiare funzionamento, per poi passare alla sua complessa cosmogonia, cioè alla processione dei cinque princìpi (le ipostasi) che lo vanno a costituire; e questo fino al punto-limite in cui la forza creativa della Tecnica si esaurisce, rimanendo in vita solo con l’artificio di posporre la propria fine ad infinitum. Dopo un capitolo intermedio, nel quale si specifica il significato da attribuire in questa visione al concetto di realtà, la Magia viene descritta secondo lo stesso schema, ma a parti invertite rispetto alla Tecnica: per primo si affronta dunque il suo processo cosmogonico, anch’esso costituito da una serie di cinque ipostasi, e solo successivamente ci viene presentato il mondo magico nella sua struttura. Le due realtà sono in effetti l’una il rovescio dell’altra, quasi che la Tecnica fosse una consapevole inversione della Magia. Campagna tende a considerare i mondi tecnico e magico come solo due fra i sistemi possibili della realtà, mentre a noi sembra che essi siano di fatto le uniche alternative in gioco. La Magia, pur se in forme ed espressioni diverse, ha dominato tutti gli orizzonti premoderni; la Tecnica li ha tutti capovolti per imporre il suo regime impietoso.

Giorno e notte (Maurits Cornelis Escher, 1938)

Giorno e notte (Maurits Cornelis Escher, 1938)

Nella ricostruzione dei due mondi contrapposti e delle rispettive cosmogonie l’autore si è servito di un’ampia serie di fonti. Per quanto riguarda la Tecnica il compito è stato senza dubbio più semplice, potendo contare sull’abbondante letteratura filosofica sviluppatasi in Occidente da più di un secolo: da Spengler a Jünger, da Heidegger a Severino, da Simondon a Berardi; pensieri differenti, certo, ma ognuno a suo modo in grado da offrire uno spunto utile alla costruzione della tesi d’insieme. Più complessa e ardita è stata invece la ricerca di una fonte d’ispirazione riguardante l’universo magico. Campagna ha dovuto prendere le mosse dall’India, e più in particolare dall’Advaita Vedanta di Shankaracharya, filtrato poi attraverso le speculazioni islamiche del Sufismo e dello Sciismo, attingendo al pensiero di Suhrawardi, di Ibn Arabi o di Molla Sadra. In questa esplorazione della visione metafisica tradizionale Campagna ha utilizzato come guide autori di diverso orientamento, ma anche in questo caso portatori ciascuno di un contributo essenziale agli intenti dell’autore: Florensky, Corbin, Eliade, Guénon, Coomaraswamy. Il risultato di questo amalgama è un costrutto di grande rigore speculativo, che potrebbe sorprendere se pensiamo che il suo autore non possiede le competenze specialistiche relative a quei mondi esotici, ma che in realtà dimostra come sia possibile, per chi non si chiude nei compartimenti stagni di qualche settore accademico, comprendere certe cose meglio dei cosiddetti specialisti.

Ma come può la Magia liberarci dall’oppressione della Tecnica? Si è già detto che è impossibile, almeno nell’immediato, sperare in una rivolta più o meno estesa, e allora l’unica risorsa è quella di un diverso genere di ribellione, una presa di coscienza che non sfoci in sterili manifestazioni pubbliche, me che sappia districarsi silenziosa fra le pieghe del sistema. L’individuo riesce così a scomparire adottando un conformismo tattico che ricorda l’atteggiamento dei saggi taoisti o dei malamati musulmani, che nascondono la loro condizione interiore dietro un’apparenza ordinaria e banale, talvolta addirittura grossolana. Una volta fatti propri i modi di una diversa realtà, la si può vivere nell’interiore senza dare l’impressione di muoversi controcorrente, secondo quel principio che la tradizione islamica, soprattutto sciita, definisce la dissimulazione (taqiyya). Ma non si tratta soltanto di un espediente per evitare ritorsioni politiche e sociali, perché questa dissimulazione è anche qualcosa di molto più profondo. Essa consiste nella capacità esistenziale di sottrarsi alla presa di un mondo pur continuando a viverlo, in una esperienza in cui coesistono, gerarchicamente ordinati, due modi d’essere differenti ma non incompatibili, così da salvarci nel percorso di una realtà accidentata trasferendo il centro del nostro essere in una diversa dimensione.

Burning the Darkness (Nikolái Roerich, 1924)

Burning the Darkness (Nikolái Roerich, 1924)

Non è facile sintetizzare in così poche parole un libro che propone riflessioni veramente inesauribili. L’idea migliore è quella di leggerlo – e rileggerlo – per intero. Peccato che i lettori italiani debbano servirsi dell’inglese per esplorare un paradigma della realtà che si richiama esplicitamente al Mediterraneo, un Mediterraneo che dal mare che porta questo nome si spinge fino all’India. L’augurio è dunque che il libro di Campagna possa al più presto trovare un editore intelligente anche nel nostro Paese.