di Alessio Pizzichini

Oggi quando si parla di calcio si pensa subito al Dio denaro che lo governa, al business miliardario che gli ruota attorno, ai calciatori ultrapagati che conducono una vita sfarzosa oltre ogni limite immaginabile. Proprio quei calciatori che hanno un potere immenso sul condizionamento dei più e meno giovani, e l’influenza che oggi infondono su questi non è certo delle migliori. Le stelle del calcio si vantano sui social network di come libidinosamente e lussuosamente vivono, e contribuiscono allo svuotamento delle menti soprattutto dei giovani, data l’assenza di sani modelli da seguire e prendere come esempio. Ma anni addietro i calciatori, anche quelli più abili e famosi, non erano soltanto dei modelli pronti a sfoggiare Ferrari e collane d’oro. Si guardi per esempio Sòcrates (1954-2011), uno dei più grandi centrocampisti brasiliani mai esistiti, che era laureato in medicina e appassionato di filosofia e politica, tantochè quando giocò nella Fiorentina nella stagione 1984-85 dichiarò che l’italiano che stimava di più era Antonio Gramsci.

Egli si rese protagonista di un fenomeno praticamente unico nel suo genere: l’autogestione del Corinthians, squadra della città di San Paolo, Brasile. Nelle stagioni 1982-83 e 1983-84 questa squadra fu nota come “Democracia Corinthiana”, e non si dimentichi che il Brasile era ancora sotto la dittatura militare, seppur agli sgoccioli, di Figueiredo! Nell’82 i calciatori erano contrari a partecipare alla concentracao, il ritiro pre partita, e Sòcrates, avendo colto il forte malcontento dello spogliatoio ed essendo capitano, decise che d’ora in avanti non sarebbero sottostati alle decisioni dell’allenatore e che si sarebbero autogestiti democraticamente (da qui il nome Democracia Corinthiana). Per questo nelle stagioni 1982-83 e 1983-84 ogni decisione, dalla formazione agli allenamenti, dagli schemi ai ruoli, venne presa in totale democrazia per alzata di mano, dove il voto di anche il peggior calciatore valeva come quello del più alto dirigente o del più esperto membro dello staff tecnico. Il Corinthians vinse, sotto il primo anno di autogestione, il Campionato Paulista, rendendosi più visibile e rendendo noto a tutti il miracolo che aveva compiuto autogestendosi, dando un bello schiaffo morale alla dittatura.

La Democracia Corinthiana va quindi considerata storicamente non solo come un’innovativa modalità di gestione di una squadra di calcio, che oggi più che democratica considereremo libertaria, ma come un vero e proprio slancio alla presa di coscienza del popolo, presentandogli un sistema alternativo dove non ci sono capi o dittatori, ma ognuno conta come un altro e ognuno è libero di esprimere la propria idea e il proprio pensiero. È vero che il popolo iniziò a ribellarsi già tra gli ultimi anni settanta e l’inizio degli ottanta, ma è innegabile che questa prova pratica che si può vivere in democrazia offerta dal Corinthians servì a dare un senso e una direzione alle richieste e al malcontento del popolo. Nel 1984 grazie a grandi manifestazioni, la dittatura militare non poté che cadere, e lasciare il posto ad una vera democrazia. In tutto ciò, non si può non dare un minimo riconoscimento alla Democracia Corinthiana e a Sòcrates, calciatore che giocava prima con la testa e poi coi piedi.