Nela: “Maradona veniva picchiato e restava sempre in piedi, ora tutti cadono al minimo tocco”

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By Claudio Agave

“In Serie B ho esordito a 17 anni, non ero sicurissimo di diventare poi un giocatore di Serie A ma voglia, dedizione e ottimi insegnanti e allenatori mi hanno migliorato. I miei genitori non erano sicuri, era un’epoca difficile, all’epoca si preferiva che i figli lavorassero ma poi le cose andarono bene e mi sono dedicato al calcio. Napoli? Avevo finito il mio tempo a Roma, le cose non andavano più bene con una parte del gruppo e l’allenatore, ci pensò Bianchi a chiamarmi. Purtroppo è durata poco, siamo stati bene con la mia famiglia, esperienza straordinaria perché Napoli è Napoli, conosciuta in tutto il mondo. Napoli è una cosa diversa ma che va vissuta, chi non l’ha fatto non può parlarne“, queste le dichiarazioni di Sebino Nela alla trasmissione Legends – Ci vediamo a Napoli, produzione cura Nexting, in onda su Napflix (canale 116) e Canale 8 (numero 14 sul telecomando) ogni giovedì alle ore 21:00.

Maradona e gli anni a Napoli

“Maradona? Ci siamo incontrati molte volte, mi sento gratificato perché ci siamo visti parecchie volte anche dopo la carriera in campo. Lui era un grandissimo professionista, oggi mi diverto molto perché tanti calciatori vengono sfiorati e cadono a terra, Diego veniva picchiato ma restava sempre in piedi e voleva il pallone per poterlo giocare. Grande professionista e rapporto bellissimo, ho avuto la fortuna di giocare contro il più forte del mondo. Ricordi indelebili a Napoli? Era un piacere tutti i giorni. Quando dicemmo a mia suocera che dovevamo andare a Napoli era titubante, dopo però veniva sempre qui. Legami particolari con ex compagni? Andavo d’accordo con tutti, forse un rapporto più stretto lo avevo con Roberto Policano.

Il segreto della stagione in cui andammo in UEFA? Essere un gruppo di grande professionalità. Non fu semplice, non pagavano gli stipendi per mesi. Però ottenemmo ottimi risultati e tutto dipese dalla nostra professionalità, dal senso di appartenenza che non ti viene solo se nasci in una città o se giochi 6, 7, 15 anni. A Napoli ho notato subito questa cosa, è stata una sorpresa per me e una cosa molto bella”.

La chiusura di carriera di Nela

“Perché chiudere la carriera a Napoli? Potevo continuare ma ero mentalmente pronto a lasciare il mondo del calcio, non volevo chiudere con esperienze minori. Stare bene con questa sofferenza non mi è stato difficile, credo di aver fatto tutto abbastanza bene, ero soddisfatto e ci ho messo un secondo a decidere. Il mio gol con la Roma contro il Napoli che fu applaudito dai tifosi azzurri? Una cosa bella. Io ho fatto pochi gol in Serie A ma più della metà proprio contro il Napoli, mi ispirava questo stadio. Ricordo questo gol segnato a Giuliani, poi perdemmo 3-1. Ne ho fatto altri più belli ma questo non è stato male. Derby del Sole e gemellaggio? Credo che anche il presidente De Laurentiis abbia parlato di questa cosa, c’è stata la possibilità di poter creare questo polo ma non è mai successo, sono cambiate le società e i presidenti ma tutto è rimasto come prima. Forse un domani ma quello del mondo ultras è un tema delicato”.

Le responsabilità di Kovacs

“Io come Mario Rui? Il ruolo del terzino sinistro ha sempre avuto un’importanza fondamentale. Se non facevo i cross bene Pruzzo non faceva gol e non vincevi le partite, così vale anche per Mario Rui. Lui tecnicamente è più bravo di me, forse io sapevo fare più ruoli. Meglio lui di Olivera ieri? Spalletti credo che sbagli poche volte, questo è un merito. Bene che scelga sempre il migliore in quel momento, va comunque studiato anche l’avversario. Magari ha messo il portoghese anche per esperienza, di questo si deve tenere conto. Il Milan in queste partite ha fatto vedere tutto il suo valore a livello mentale, non gioca bene come il Napoli ma interpreta bene le gare a livello mentale, cosa che dovrà fare il Napoli al ritorno.

L’arbitro ha condizionato la partita? Noi ci lamentiamo sempre dei nostri ma pure in Europa ce ne sono di scarsi o di basso livello. Chiaramente ci si aspetta una designazione importante, di un arbitro più bravo. Una cosa è certa: se sei già ammonito, devi fare attenzione. Se fai fallo e sei in diffida, non puoi fare gesti come ha fatto Kim. Io sono certo che Spalletti si sia arrabbiato, perché bisogna tenere un comportamento attento. Il calcio è fatto di mille sfumature e questa è una di quelle. Calabria è andato a protestare, sapeva perfettamente di prendersi un giallo ma non era diffidato. Ad ogni modo la designazione del ritorno dovrà essere diverse, serve uno dei migliori”, ha spiegato Nela.

L’analisi di Milan-Napoli secondo Nela

E ancora, Nela si esprime sullo scontro di Champions tra rossoneri e azzurri: “Brahim Diaz nell’azione del gol? Non so come ci regoli in certi casi ma i miei allenatori mi dicevano che se non ci arrivavo, dovevo fare fallo. Osimhen torna al 100%? Dopo che si torna da infortunio è difficile esserlo davvero subito. Meret? Tutti possono sbagliare, quante stupidaggini ho fatto anche io. Detto questo io di lui ho avuto sempre una strana sensazione, Ne riconosco la bravura ma per me subisce molto il pallone piuttosto che attaccarlo, non so se sia paura o mal posizionamento. Anche sulle palle alte lui mi dà la sensazione di preferire un passo indietro piuttosto che un passo in avanti”.

Spalletti e Osimhen, i leader del Napoli

“La presenza di Osimhen impedirà al Milan di giocare palla lunga e far respirare tutta la squadra. Credo che abbia insegnato molto anche la partita di campionato. Va capito come starà la squadra, detto questo sarà fondamentale. Tifosi? Io giocato con il Genoa, la Roma e il Napoli, sono stato fortunato. A Coverciano c’è uno studio: chi gioca con lo stadio pieno produce più testosterone, la scienza sottolinea. Spalletti ha fatto bene a far notare una cosa come quella avvenuta. Servirà anche un po’ di fortuna, il calcio è anche questo. Il Napoli può fare turnover contro il Verona mentre il Milan a Bologna non se lo potrà permettere tanto. Spalletti è il leader di questa squadra? Sì e secondo me molti giocatori pensavano di ritrovarsi in un ambiente così, chi è andato via forse stonava un po’. Non era forse lo spogliatoio ideale per qualcuno quello di prima”, conclude Nela.