Nel calderone dei calciatori, ormai zeppo di fotomodelli e showmen, è bene ripescare quelli come lui, Riccardo Zampagna: esempio di dedizione, umiltà e normalità ormai raro in quel mondo in cui gli amanti del calcio non riescono più a riconoscersi. Da piccolo sognava di fare il calciatore, e la famiglia l’ha sempre spronato a inseguire il suo sogno. A venti anni però, quando ormai se devi sfondare hai sfondato, si ritrova ancora a giocare nella prima categoria umbra. Il padre, ormai prossimo alla pensione, gli dice che se voleva avrebbe potuto prendere il suo posto nelle acciaierie di Terni, ma lo mise in guardia: «nella fabbrica non si sta bene, si lavora. Non avrai mai nessuno che ti darà una botta sulle spalle e ti dice bravo perché hai fatto un tubo in più. Sarai sempre solo un numero.» Smette di giocare e inizia a lavorare in una tappezzeria, quando il Pontevecchio lo chiama in un campionato interregionale. Zampagna è scettico ma i genitori lo spronano e gli comprano una Fiat Tipo per percorrere quotidianamente quegli ottanta chilometri che separano Terni da Ponte San Giovanni. Ovviamente dopo aver lavorato in tappezzeria la mattina. Lì viene notato da Walter Sabatini, all’epoca direttore sportivo della Triestina, che lo chiama a giocare in C2. Da tappezziere a calciatore, improvvisamente. Sempre Sabatini nel ’99 lo porterà con sé ad Arezzo, in C2. Da lì passa per Catania, Brescello, salvo approdare  prima a Catania e poi a Siena, in Serie B.

Nella stagione 2002-2003 gioca col Messina, sempre nel campionato cadetto, dove trascina la squadra alla salvezza grazie a 17 reti. L’anno successivo realizza il suo sogno: giocare nella Ternana, la squadra della sua città che ha sempre sostenuto in Curva Est con gli ultras. Il 14 Settembre 2003 esordisce contro il Messina: colpo di tacco, respinta di testa del difensore avversario verso la propria area. E a tu per tu col portiere segna. «Sono corso sotto la curva e mi son tolto la maglia…conoscevo un po’ tutti. A un certo punto poi vedo mio cugino che piange.» In quella stagione colleziona 41 presenze e 22 reti. L’anno successivo, a malincuore, è costretto a tornare a Messina, neopromossa in Serie A. La prima partita è in casa con la Roma. Sul 3-3, al settantottesimo, insegue un passaggio verso l’area di rigore: «mi ritrovo davanti Pellizzoli, un muro. Quindi lì l’unica cosa che non devi fare è il pallonetto… E io ho fatto il pallonetto! (ride, ndr) Tutti a guardare sta palla, il pubblico si è ammutolito… Entra la palla, mah che roba. Fantastico». Il Messina vince 4-3 e Zampagna mostra a Totti il primo vero cucchiaio. Approda poi a Bergamo, dove la tifoseria è gemellata con la sua Curva Est: due anni discreti in A durante i quali riceve l’ocar del calcio come miglior gol (2007), per poi concludere la sua carriera in categorie minori: Vicenza e Sassuolo in B e Carrarese in C2.

Nel 2011 abbandona il calcio e si tessera con l’asd comunista ternana “Primi della Strada”. Zampagna del resto era già noto (anche) per il suo schieramento politico, come quella volta che prima di Livorno-Messina salutò le BAL livornesi col pugno chiuso. Dal 2013 allena il Macchie, prima categoria umbra: «Macchie – spiega Zampagna – è un paesino arroccato sui monti a 30 km da Terni con poco più di 400 abitanti. Quasi tutti svolgono lavori umili e cacciano il cinghiale. La squadra di calcio è il vero orgoglio del paese e anche agli allenamenti c’è sempre gente che ci segue. Qui si respira quell’umanità che è l’essenza del calcio vero e genuino. Questa atmosfera familiare, calda e senza pressioni è ideale per affrontare questa mia nuova grande sfida.» Oggi ha quarant’anni, e oltre a iniziare la sua carriera da allenatore ha aperto una tabaccheria nella sua Terni. Come molti giocatori della Ternana è in prima fila nelle manifestazioni contro i licenziamenti delle Acciaierie di Terni. «Le acciaierie mi hanno dato da mangiare. Mio padre è morto a forza di lavorare alle acciaierie. Si è preso un tumore con l’amianto, e non è stato il solo.» Riccado Zampagna è così: tanto normale da non sembrare neanche un calciatore, di questi periodi in cui un minimo di successo ti offusca una vita di umiltà e dedizione. Bomber dal tocco di palla sensibilissimo e un’innata vocazione per acrobazie e rovesciate, eternamente ricordato a Messina, Bergamo e Terni. La sua Terni. Zampagna è uno della strada, uno della curva: per questo eternamente considerato come uno di noi.