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Fobia sociale: come riconoscerla e in che modo affrontarla

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Giulia Belotti

C’è una fobia molto diffusa ma poco conosciuta. Si tratta della fobia sociale: oggi scopriremo di cosa si tratta e come la si può affrontare

Quando si parla di fobie, ci si addentra in un mondo articolato e molto complesso. Innanzitutto, è bene differenziare la paura dalla fobia: se la prima è un’emozione transitoria ed innata, che ci protegge da un pericolo reale, la seconda è invece una reazione esagerata a uno stimolo specifico, il quale viene percepito come maggiore di quanto è realmente e, per questo, provoca reazioni emotive e fisiche di varia entità. La fobia è quindi marcata, sproporzionata e spesso incontrollata: ecco in cosa consiste quella sociale.

Fobia sociale, cos'è e cosa si deve sapere
Fobia sociale, cos’è e cosa si deve sapere sulla cura e sulla gestione (lintellettualedissidente.it)

Chi vive la fobia sociale ha una costante paura di mettersi in imbarazzo di fronte agli altri, quindi di ricevere giudizi negativi e di essere preso in giro nelle situazioni pubbliche. Di fatto, quindi, porta chi ne soffre a isolarsi sempre di più e ad evitare ogni contatto pubblico: sebbene sembri così particolare, in realtà ne soffre dal 3% al 13% della popolazione. Ecco come la si può gestire, per una vita più serena.

Fobia sociale: le strategie per conviverci

In generale, le persone che soffrono di fobia sociale sono ansiose e temono che il loro corpo tradisca i segni di questa loro caratteristica, quindi odiano diventare rosse in pubblico, avere batticuore, sudare per via dello stress o rimanere in silenzio senza la battuta pronta. Se non trattata, la fobia sociale può cronicizzarsi e può davvero rendere difficile la vita di tutti i giorni: per questo motivo è importante diagnosticarla e approcciarsi alle sue vie risolutive.

Fobia sociale, cos'è e cosa si deve sapere
Fobia sociale, cos’è e cosa si deve sapere sulla cura e sulla gestione (lintellettualedissidente.it)

Per curarla, il primo passo è quello di rivolgersi a uno psicoterapeuta. L’approccio cognitivo-comportamentale, per esempio, è uno di quelli che si sono rivelati più efficaci: concentrandosi sul qui ed ora, quindi sul trattamento del sintomo, cerca di modificare i pensieri disfunzionali, offrendo al paziente migliori abilità nel gestire le situazioni che più lo preoccupano.

In alcuni casi, può essere utile anche accompagnare alla psicoterapia una terapia farmacologica, mediante l’assunzione di antidepressivi e benzodiazepine. In Italia, lo ricordiamo, solo ed esclusivamente lo psichiatra può prescrivere psicofarmaci, per cui è necessario rivolgersi a questa figura nel caso in cui il medico di fiducia o lo psicoterapeuta valutino la necessità di un’integrazione farmacologica.

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