Ci scuseranno i lettori se prendiamo la faccenda un po’ da lontano. E ci scuseranno se tendiamo a ripetere gli stessi concetti. Ma dato che la realtà delle cose persiste e non si scalfisce, è necessaria una premessa. In questo Paese manca il coraggio ed insieme il piacere dell’onestà, il piacere di coricarsi con la coscienza pulita, con la consapevolezza di aver contribuito con il proprio lavoro e con la propria attività a rendere questa Terra un posto migliore. Perché ciò avviene? Avviene principalmente perché l’essere umano non ha altro scopo se non quello di guadagnare, accumulare e spendere, ma non troppo. Perché cattivi maestri hanno insegnato che lo scopo della vita è quello di goderne i piaceri senza pensarci troppo, in compagnia degli amici, finché durano, contro i nemici e sopratutto sulle spalle di chi ci è indifferente. Perché tutto questo preambolo? Per trovare una spiegazione razionale allo sciacallaggio mediatico scatenatosi in questi giorni nei confronti del piccolo Loris e della sua famiglia, in particolar modo di Veronica Panarello.

Non staremo qui a raccontare i fatti, non sarebbe coerente. L’incoerenza non risiede semplicemente in rapporto a quella che è l’intenzione dell’autore, ovvero sia accusare parte del mondo dell’informazione italiana di accanimento mediatico, ma riguarda anche il fatto che la giustizia non ha ancora espresso un verdetto, che la sentenza, cioè, non è stata ancora pronunciata. Vero è che questi pseudo giornalisti, militanti della mediocrità d’informazione, dovranno pur guadagnarsi da vivere; ma, per citare un famoso cantautore romano, “Fare li sordi sull’ossa de chi soffre” non è esattamente il modo più onorevole per portare a casa il pane. Tuttavia bisogna rispettare le scadenze, bisogna fare notizia, bisogna aumentare il numero dei lettori, bisogna intrattenere i malati di cronaca nera alimentandone ed alimentando la violenza, bisogna narrare le brutture e le violenze sui minori e bisogna farlo con dovizia di particolari, sempre e sopratutto se supposti.

Eppure i temi trattabili da un aspirante giornalista sono tanti. Tanti ma complicati: la crisi economica del Paese, le pressioni dell’UE, la disoccupazione, il precariato, Mafia Capitale. E’ chiaro, tuttavia, che il giornalista mediocre non ama cimentarsi in questioni complicate che comportano troppo studio, troppo ragionamento, troppe ricerche, mentre seguire un’inchiesta giudiziaria di cronaca nera minimizza i costi e massimizza i benefici. Insomma avrete capito, la solita logica economica applicata al tutto e contro tutti. Non sappiamo se Veronica Panarello sia colpevole o meno, quello che sappiamo è che in questo momento è vittima dell’accanimento giornalistico, così come vittima è il figlio Loris, sulla bocca di tutti dal giorno del delitto. E’ evidente che dietro questo sciacallaggio mediatico vi è anche, e come sempre, l’intenzione di concentrare l’attenzione del cittadino su questioni che lo distolgono dalla realtà sociale e politica in cui esso vive, alimentandone malsane curiosità e nutrendone irrilevanti interessi.