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Gaza, una trappola per topi

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Gianluca Merla

Una vittoria a dell’esercito israeliano nella Striscia non è affatto scontata e ora Gaza rischia di essere una trappola per topi

Ad ogni azione corrisponde una reazione. Questo assioma della fisica potrebbe essere tradotto “in termini umani” attraverso il sentimento di vendetta che ci contraddistingue: occhio per occhio, dente per dente.

La guerra a Gaza potrebbe essere una trappola per topi
L’esercito Israeliano potrebbe avere molti problemi (Ansa) – L’Intellettualedissidente.it

Gli attacchi di Hamas sono stati vili, efferati, violenti, troppo spietati per non rispondere con altrettanta violenza. Ma colpire a testa bassa – e questo ce lo insegna anche la storia – potrebbe essere una scelta totalmente sbagliata. L’esercito israeliano che si accinge ad invadere Gaza potrebbe infatti avere presto a che fare con una vera e propria trappola per topi.

Cosa rischia davvero Israele

L’attacco totale da parte delle forze israeliane sembra imminente, ma esperti militari e geopolitici mettono in guardia Israele su quello che potrebbe essere l’andamento dell’offensiva. Un’invasione massiccia da terra, infatti, presenta dei rischi forse non correttamente calcolati dagli strateghi militari di Tel Aviv. Rischi che non possono non avere radici nel fallimento politico di Netanyahu e strategico da parte dell’Intelligence.

La guerra a Gaza potrebbe essere una trappola per topi
Quali sono i timori per gli esperti (Ansa) – L’Intellettualedissidente.it

In questi anni il Primo Ministro israeliano ha gradualmente concentrato la sua attenzione in Cisgiordania, affermando che Hamas non fosse il vero problema della strategia geopolitica di Israele, in quanto troppo debole e diviso internamente per via della faida con Al Fatah. Un errore dettato dall’arroganza politica e dalla deriva estremista a cui ha dovuto far capo il governo israeliano, influenzato da estremisti religiosi che sostengono in maniera ossessiva la necessità di instaurare nuovi insediamenti in Cisgiordania. Una ossessione che Netanyahu ha deciso di appoggiare in cambio di alleati preziosi che lo aiutassero sulla questione giudiziaria. Ma intanto Israele si indeboliva a Sud senza nemmeno accorgersene, fino alla sanguinosa giornata di Sabato.

L’enorme rischio per l’esercito di Israele ormai alle porte di Gaza deriva anche dal totale fallimento delle forze di Intelligence, considerate da sempre come le migliori al mondo. Fino a qualche anno fa, infatti, i servizi di sicurezza interni erano particolarmente informati su tutto ciò che succedeva nella Striscia, grazie ad investimenti e ad un numero elevato di infiltrati. Ma lo sviluppo tecnologico, paradossalmente, si è rivelato un’arma a doppio taglio. Se da una parte la sorveglianza elettronica ha visto un incremento notevole del suo utilizzo, dall’altra si è perso di vista come operava il nemico: con mezzi quasi arcaici che trascendono il digitale e ne sono immuni.

Non sarà una guerra facile

La rabbia per le atrocità commesse dai miliziani di Hamas potrebbe non essere sufficiente per avere successo nell’operazione militare a Gaza. L’esercito israeliano rischia infatti di impantanarsi nelle strade strette e nei vicoli che caratterizzano le cittadine e i villaggi presenti nella Striscia. Inoltre, quello che si dovrà combattere non sarà un esercito regolare, come fu nel 1973 quello egiziano. Questa volta il nemico è fatto di uomini che hanno deciso di dare la vita per la causa e che si nascondono nei bunker e nei cunicoli di una città che potrebbe trasformarsi in un teatro di sangue.

Per non parlare dell’esperienza dei soldati israeliani. Negli ultimi decenni la maggior parte dei militari sono stati impegnati come forze di polizia e d’ordine. Molti di loro non hanno nemmeno mai visto un teatro di battaglia e questo potrebbe rivelarsi il vero nemico per il morale delle truppe. Dall’altra parte, invece, ci sono miliziani che hanno potuto addestrarsi – e il sanguinoso attacco di sabato lo ha dimostrato – per anni, in preparazione di quello che, ad ogni modo, sarà un bagno di sangue da entrambi i lati. Ma intanto Israele continua ad avanzare a testa bassa, forse non consapevole del fatto che chiunque, se in trappola, può trasformarsi da gatto in topo.

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