Biden, una gaffe dopo l’altra: perché il prossimo Presidente americano sarà un incubo

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By Paolo Zignani

Anni fa Biden si è definito “gaffe machine”. Una macchina che sta accelerando, con qualche preoccupazione per il futuro, vista l’età

Joe Biden ha vinto le sue sfide anche grazie alla comunicazione personale, il linguaggio del corpo e l’abilità oratoria. Sia all’interno della Convention democratica che nei confronti di Donald Trump, il messaggio è arrivato chiaro e incisivo. Il suo linguaggio verbale ha avuto il sostegno, sempre o quasi, di quello non verbale. Adesso però alla Casa Bianca, più che un presidente, c’è una gaffe machine. Così si è definito proprio lui, anni fa, facendo una confessione auto-ironica salutata con simpatia dai mass-media. Una sorta di legittimazione a sbagliarsi, così la collezione di perle ha continuato ad allungarsi.

Biden una gaffe dopo l'altra perché il prossimo presidente americano sarà incubo
Joe Biden con la mano sul cuore durante l’inno indiano – lintellettualedissidente.it Ansafoto

E Joe Biden si è messo la mano sul cuore, ascoltando l’inno sbagliato. Venerdì scorso il presidente indiano Narendra Modi era in visita a Washington, e Joe Biden si è commosso non appena ha sentito l’inno indiano. Subito ha messo la mano sul cuore, poi ha capito che l’inno degli Stati Uniti è tutta un’altra cosa. Allora, per dare l’impressione di essere perfettamente padrone di sé, ha allontanato la mano dal cuore piano piano. Ha ripetuto il gesto, stavolta correttamente, quando è partito l’inno giusto, The Star-Spangled Banner.

Goffo e maldestro, riesce a sembrare un estraneo

Ci vuole talento, per mettersi nei guai in questo modo. Arrivato alla Casa Bianca, l’allora neopresidente non ha perso l’occasione per dichiarare in un’intervista che “Putin è un assassino”. L’incidente diplomatico è stato particolarmente imbarazzante, trattandosi di dichiarazioni ufficiali. Solitamente, è un ambito controllato dall’etichetta e dal rispetto dovuto a tutti gli Stati. In seguito la guerra ha peggiorato le cose, e il presidente russo è stato apostrofato come “macellaio” e “tiranno con le ore contate”.

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Anche il premier inglese Sunak è stato vittima di una topica di Biden – lintellettualedissidente.it Ansafoto

E’ riuscito persino a far resuscitare Margaret Thatcher nel 2019, cinque anno dopo la morte. Biden ha affermato che la lady di ferro era “seriamente preoccupata per la sorte degli Stati Uniti sotto Donald Trump”. Tra le vittime del principe dei gaffeur c’è Barack Obama “il primo afroamericano in politica eloquente, brillante, pulito e di bell’aspetto”. Così il futuro vice ha presentato l’allora senatore lanciando la campagna presidenziale del 2008.

Quell’incredibile descrizione di Obama

Le sue cifre comunicative, nel duello contro Trump, sono state la simpatia, l’atteggiamento bonario e gentile, da gentiluomo americano e la speranza, pur descrivendo il quadro drammatico in cui si trovavano gli Stati Uniti. Il cosiddetto “sorriso di Duchenne”, largo e sincero, lo ha aiutato, nel confronto con l’aggressività del rivale. La passione per la battuta a tutti i costi, però, lo trascina da sempre, e potrebbe divorarlo fino a gettarlo fuori dalla politica.

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Joe Biden e Barack Obama insieme nel 2022: una convivenza non facile la loro – lintellettualedissidente.it Ansafoto

La gaffe ha delle caratteristiche abbastanza consolidate. E’ una parola francese dell’Ottocento, invalsa nell’uso italiano da circa un secolo, proveniente dal linguaggio ittico. Lo sbaglio può essere irrilevante, l’errore può essere grave, ma la gaffe fa ridere, se non offende la dignità della persona. Quel che è peggio, rende inattendibile chi la commette. Risulta da una frase o un gesto fuori contesto, con una sovrapposizione di piani decisamente maldestra, che rende comico chi la compie, tradito dal proprio corpo, da un gesto o una parola clamorosamente inadatta. Come nelle comiche degli anni ’20.

Un talento comico alla Casa Bianca

Come quando Biden, nell’aprile del 2022, al termine di un discorso tenuto all’Università della Carolina del Nord, si è voltato a dare la mano a qualcuno che non c’era. Braccio teso, mano verso il vuoto. Ancora lui, goffo, bizzarro, fuori luogo. Proprio lui, un leader mondiale che pare posseduto dallo spirito di Buster Keaton. E’ stato capace, nel discorso di benvenuto al nuovo premier britannico Rishi Sunak, di chiamarlo ‘Rashee Sanook’.

Questo insomma è il rappresentante dell’istituzione più importante di questo inizio secolo, trasformata in un mito da Hollywood, con una lunga serie di film. Appunto. La differenza tra immagine e realtà lascia senza parole. L’attenzione ai minimi dettagli è tipica di questi anni. Un tempo la politica americana produceva figure mitiche, protagonisti storici, grandi emozioni. Oggi domina l’imbarazzo. Se Donald Trump mette in evidenza un problema reale, scatenando però con i suoi modi grotteschi ed estremistici angosce profonde, Biden può apparire rassicurante e corretto, certo, per poi precipitare improvvisamente nel ridicolo. E all’età di 80 anni, anche la sua eventuale rielezione nel 2024 preoccupa non poco.

 

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