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Violenza sulle donne, la nuova iniziativa che cambia la ‘narrazione’: arriva l’Osservatorio Step

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Maria Grazia Verderame

Rivoluzione sui media e la narrazione della violenza sulle donne. Non si potrà più alimentare il victim blaming e nasce l’osservatorio.

La violenza sulle donne è ancora una piaga nel nostro Paese. Sono più di 75 le donne uccise nel 2023 da parte di uomini, quasi esclusivamente partner ed ex partner. Altrettante le notizie sconvolgenti di stupri di gruppo, attuati da giovanissimi contro coetanee e addirittura bambine piccole.

Violenza sulle donne, nasce un nuovo osservatorio
Nasce un nuovo osservatorio contro la violenza maschile (lintellettualedissidente.it)

Nonostante il miglioramento generale delle leggi in Italia, non cessano notizie di abusi e femminicidi e manca ancora una condanna sociale di quella che è la prima forma di discriminazione delle donne: la violenza di genere.

La violenza sulle donne ha origini culturali e nasce dal rapporto asimmetrico tra uomo e donne. Origina da stereotipi, ovvero da convinzioni culturali che legittimano il potere di prevaricazione maschile sulla donna. L’idea della donna che appartiene all’uomo è ancora molto radicata nella società e giustifica la violenza domestica, gli stupri, le molestie sessuali e perfino i femminicidi. “L’ha uccisa perché l’amava troppo” è un termine che purtroppo abbiamo sentito spesso anche su giornali e in Tv.

Violenza sulle donne e stereotipi, nasce un osservatorio

Non si può fare finta di niente quando i mezzi di comunicazione di massa tentano di minimizzare la violenza contro le donne, che attraverso la narrazione viene spesso giustificata. Non è poco frequente leggere di ragazze violentate e descritte come ubriache o sotto effetto di sostanze (non dimentichiamo che per la legge è violenza sessuale anche senza costrizione o minaccia), donne uccise dai mariti descritte come fedifraghe o violenze domestiche che diventano “liti coniugali”.

L'osservatorio contro il linguaggio sessista nei media
L’osservatorio per dire basta al victim blaming e la giustificazione della violenza sulle donne nei media (lintellettualedissidente.it)

Diverse associazioni femministe per anni hanno fatto notare la tendenza di giornali e tv a minimizzare la violenza contro le donne. Questo non avviene quando si parla di altri reati o altre vittime di omicidi e aggressione. Spesso scompare perfino la parola ”killer” o ”omicida” e questo malgrado la legge italiana abbia introdotto un’aggravante sugli omicidi che avvengono in famiglia.

Dopo anni arriva una risposta e il 26 ottobre è nato l’Osservatorio Step”. Il progetto è nato da una collaborazione con le Commissioni di pari opportunità di Federazione nazionale della stampa, l’Ordine dei giornalisti e Usigrai, Giulia (Giornaliste unite libere autonome), Dipartimento di economia, ingegneria, società e impresa dell’Università della Tuscia e il Dipartimento dei psicologia dei processi di sviluppo e socializzazione della Sapienza Università di Roma.

L’osservatorio nasce dal Progetto Step, che aveva analizzato più di 16000 articoli dal 2017 al 2019, comprese 270 sentenze. Da qui era emerso come ci fossero degli stereotipi ricorrenti basati su pregiudizi che vittimizzano due volte le donne. A causa dei media la giustizia viene depotenziata, assolvendo i carnefici.

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