Tra le macerie ributtanti di detriti lasciate dal liberismo più sfrenato, Mark Zuckerberg annuncia il lancio della sua nuova criptovaluta, Libra, uno strumento che raccoglie intorno a sé i maggiori provider di trasferimenti monetari online, tra cui spiccano MasterCard, Visa, PayPal, Uber, Vodafone ed Iliad, e che si prefigge l’obiettivo di monopolizzare il flusso di capitale liquido del futuro, inasprendo ulteriormente la sfida con le uniche e reali concorrenti rimaste di Facebook: Amazon, Google e Apple.

Non si ha idea di quanto i simboli siano importanti per la realizzazione di un piano economico a lungo termine, fino al momento in cui non ci si ritrova davanti al fatto compiuto, scivolato inerme sotto al naso di un popolo ormai soggiogato dal sogno di un benessere illimitato. Ed è proprio questa ricerca, corroborata dall’idea e dall’utilizzo rivoluzionario di una macchina tecnica e sociale come Facebook, che ha condotto Mark Zuckerberg al passo successivo del suo piano di crescita aziendale: monopolizzare il mercato dei trasferimenti economici, ponendosi trasversalmente al campo di forza delle grandi banche e capitali finanziari. Poiché, ed è bene rimarcarlo, Facebook non batterà una moneta a sé stante, ma solamente un rimpiazzo, un mezzo per far transitare il capitale già in movimento attraverso altri canali, quelli preferiti e da sempre monopolio dei suoi social network. Scrive Linkiesta: “Libra non sarebbe una nuova moneta e Facebook non batterebbe moneta, ma si limiterebbe a trasformare monete esistenti in una moneta “sintetica”, potenzialmente più accettabile perché più stabile, e, potenzialmente, più stabile perché più accettata“.

Oltretutto, il fine con cui Mark Zuckerberg ha giustificato la nascita di Libra, martedì scorso, è trasparente: “Aspiriamo a rendere facile per tutti inviare e ricevere soldi proprio come si usano le nostre app per condividere istantaneamente messaggi e foto“. Rimane ovvio, caro Mark, dove vuoi andare a parare: Facebook è un simbolo di fiducia per i mercati, qualcosa di stabile e destinato e crescere e perciò qualcosa su cui investire. Tuttavia, per rendere più comprensibile questa strategia agli occhi del lettore, sarà necessario osservare a ritroso la storia delle dinamiche concorrenziali dell’azienda californiana e prendere coscienza che ogni mossa compiuta da Facebook fino a questo momento ha avuto un solo ed unico scopo: la supremazia economica sulle altre tre aziende che, insieme a quella di Mark, monopolizzano il mercato globale da 20 anni a questa parte e meglio conosciute come The four. Per comprendere il monopolio di queste aziende basta soffermarsi su pochi esempi, come il fatto che, da aprile 2013 ad aprile 2017, Apple, Google, Amazon e Facebook abbiano accresciuto il loro valore di una cifra pari al PIL della Russia – 1.3 trilioni di dollari. Facebook, come ritorno di capitale umano, su un numero di dipendenti pari a 25.000, guadagna “a capoccia” 21 milioni di dollari. Ancora, dal 2006 al 2016, il prezzo delle azioni di Amazon è cresciuto del 1910%, mentre, sempre nel 2016, Apple raggiungeva vendite annuali per un valore che si aggirava intorno a una cifra che l’azienda di Bezos non era mai riuscita a produrre dalla sua fondazione, avvenuta venticinque anni prima, fino a quel momento.

Scott Galloway, professore di marketing alla New York University, sottolinea come questa sia una vera e propria guerra economica tra questi quattro giganti. Una chiave per leggere le future mosse di queste superpotenze, dunque, è rendersi conto che qualunque cosa facciano sarà indirizzata ad avere la meglio sulle altre, ad attirare il maggior numero di consumatori e a far accumulare e transitare la maggior quantità di capitale possibile tramite i propri canali.

Facebook, dunque, forte dei suoi 2 miliardi di utenti, con Libra tenterà di avere la meglio su Apple, Google e Amazon, le quali, pur essendosi già ritrovate a sviluppare sistemi di pagamento online con cui controllare il flusso di capitali in movimento tra i consumatori, non hanno mai avuto la capacità di influenzare attivamente un bacino di utenza gigantesco come quello controllato da Facebook.