Una recente inchiesta di The Sun ha svelato che quest’anno in Gran Bretagna circa 70 milioni di uova di cioccolato pasquali, ossia l’equivalente del 90% di quelle presenti sul mercato, siano state commercializzate prive di qualsiasi riferimento nel fronte della confezione che potesse ricollegarle alla Pasqua.

L’inchiesta è stata condotta in numerose città del paese, tra cui Londra, mostrando come nella maggioranza dei casi le uova presenti nei negozi o nelle grandi catene di supermercati, prodotte o distribuite dalle più grandi marche del settore, non menzionino la parola Pasqua. Hotel Chocolat, Marks&Spencer, WHSmith, Green&Black’s, Cadbury, Sainsbury’s, questi sono soltanto alcuni dei produttori e dei distributori che hanno condotto questa campagna di rimozione della Pasqua dalla Pasqua.

La secolarizzazione ha cessato da almeno un ventennio di essere un fenomeno storico partorito dalla separazione tra Stato e Chiesa avvenuta gradualmente nel Vecchio Continente nel corso del Novecento ed è diventata uno strumento con cui le élite liberal-progressiste possono promuovere la loro agenda cristianocida in Occidente.

La lista delle follie commesse nel nome del politicamente corretto diventa sempre più lunga e tragicomica: Gesù sostituito con Perù in una canzone di natale cantata alla scuola Beato Odorico da Pordenone di Zoppola, i re magi sostituiti da dei profughi nei presepi su iniziativa della cattolicissima Comunione e Liberazione, la scena della natività rappresentata su un barcone colmo di clandestini nella parrocchia di Sant’Eustorgio, negli Stati Uniti i membri della American Atheists di David Silverman raccolgono fondi in occasione del periodo natalizio per tappezzare le strade di volantini e manifesti anti-Natale denunciando l’atmosfera creata dalla festa come una dittatura culturale cristiana e la San Domenico School di San Francisco, un istituto cattolico, ha rimosso le statue dei santi presenti nel campus ed eliminato i riferimenti religiosi dal proprio statuto per non offendere la sensibilità degli studenti di altre confessioni.

Le battaglie contro le festività cristiane erano sino a qualche anno appannaggio delle associazioni ateistiche, laiciste, liberali e comuniste, ma oggi sembrano essere condotte in primo luogo anche e soprattutto da cristiani, nel nome dell’inclusione, del multiculturalismo e del pluralismo culturale. Gli attacchi che vengono lanciati contro l’identità cristiana dell’Occidente sono così carichi di ferocia e odio, sentimenti ben nascosti dietro l’ombrello della laicità e della tolleranza, che spaventerebbero anche Robespierre.

A difendere queste festività e rendere note queste iniziative scellerate sono ormai pochi noti, spesso e volentieri partiti, associazioni e giornali legati a quella galassia che prende il nome di destra populista e xenofoba, mentre i cristiani d’Occidente, ormai ampiamente secolarizzati e divenuti parte integrante e vibrante di quel mondo criticato a più riprese da Gesù di Nazareth, mostrano disinteresse o indifferenza, più attenti a trasformare il Natale in un’occasione di spese folli e regali costosi pubblicati su Instagram e Facebook e la Pasqua in un momento di svago da passare al mare o in montagna, che a cogliere la profondità spirituale e teologica di queste celebrazioni, pertanto lasciate al decadimento e alla laicizzazione.

Agli ideologi e ai seguaci del politicamente corretto non va’ a genio che esistano momenti istituiti appositamente per il raccoglimento, per l’accrescimento interiore, per la famiglia e per l’altruismo (quello vero), e quindi poco alla volta stanno procedendo a secolarizzare e scristianizzare alcuni degli eventi più importanti della nostra civiltà.

Non si tratta di essere credenti o Papa Boys, perché eliminare il cristianesimo dall’Occidente significa cancellare la nostra storia e la nostra identità. Chi vuole eliminare il Natale e la Pasqua non è diverso dai militanti dello Stato Islamico che hanno distrutto Palmira, in modo diverso si tratta di due opposti estremismi uniti dallo stesso obiettivo: la supremazia di una visione del mondo su un’altra per mezzo della rimozione coatta. L’unica differenza tra gli estremisti islamisti e gli estremisti del politicamente corretto è che i primi sono meno ipocriti, perché mettono in chiaro i loro scopi sin dal principio, i secondi invece promuovono la loro agenda dietro la scusante della tolleranza.

Non c’è nulla di tollerante nel rimuovere i riferimenti alla Pasqua dalle uova di cioccolato, nel vietare o modificare canzoni natalizie suonate dai cori scolastici perché contenenti riferimenti a Gesù o nel sostituire la parola Natale con Festa d’inverno, perché di questo passo il rischio è la completa scristianizzazione di una civiltà (la nostra) fondata sul cristianesimo ed il patrimonio artistico, architettonico e culturale ne è la miglior prova.

David Palmer, prete di Nottingham, ha dichiarato che coloro che celebrano la Pasqua “per i motivi giusti” dovrebbero evitare di comprare le uova di cioccolato commercializzate senza riferimenti pasquali. Probabilmente il suo appello resterà inascoltato e le vendite schizzeranno alle stelle, perché tutto è commercio nella società capitalistica, anche la religione.