Chi possiede una copia de La Quarta Teoria Politica di Aleksandr Dugin nella prima o seconda (da poco disponibile e ben più arricchita) edizione della NovaEuropa probabilmente si sarà soffermato sulle copertine. Sono opere d’arte. Un fondo giallo oro, da icona bizantina e sopra un rosso sangue che disegna guerrieri, uno perfino con testa di falco, come l’antico Horus egizio. Opere con un che di antico ma anche di futuristico, opere di Alexey Guintovt, premio Kandinskij 2008. Scelte con coerenza, dato che Guintovt è membro, dalla sua fondazione, dell’Eurasian Union of Youth, costola del partito euroasiatico ideato da Dugin. Al di là di come la si pensi in politica estera, l’arte di Guintovt lascia il segno. Forse non solo nei russi ma anche in noi italiani si risveglia qualcosa, come l’azione di un arcangelo di popolo, di un logos che possiamo capire. Sarebbe possibile in Italia (la si fa e lo ignoriamo? probabilmente sì) un’arte affine a quella di Alexey? Aprirebbe un fronte nella guerra dell’immaginario che ci tocca combattere? Abbiamo fatto due chiacchiere con lui, on line, nella lingua dei colonizzatori anglosassoni, per giunta, per capire che aria tira dall’altra parte del continente, a Mosca che forse è la Terza Roma.

Alexey Guintovt e Aleksandr Dugin

Alexey Guintovt e Aleksandr Dugin

Gli artisti, come scrisse Pound, sono le antenne della razza e Alexey mi pare un’ottima antenna. E usa molto le mani per creare le sue opere. Si dice seguace dei grandi maestri del passato, quelli che sapevano che l’arte è fatta da impronte della pelle, e lui non tralascia alcuna alchimia, dal disegno classico ad inchiostro alle simulazioni al computer. Predilige però i metodi tradizionali, come tradizionali sono in un certo senso i soggetti che rappresenta. Appunto qualcosa di antico e fantascientifico, qualcosa che buca la storia come le sue stelle rosse in volo come cosmonavi. Ma che pensieri, sensazioni e azioni vorrebbe far sorgere nel pubblico la sua arte? Alexey ha le idee chiare:

Il Postmoderno sovrasta tutti gli aspetti della vita e ci pone una domanda di fedeltà alla Tradizione, quella artistica compresa. Il mio messaggio è rivolto principalmente alle persone emarginate, ma non solo a loro. Mi rivolgo a coloro che sostengono la gerarchia divina, che resistono al paradigma del mondo moderno, ai suoi processi degenerativi, in accelerazione.

Su ogni piano, aggiunge, politico, culturale, nel caso militare. Ecco, non so quanti artisti di casa nostra oggi potrebbero affermare cose del genere. E i mercanti d’arte d’Occidente saranno a loro agio con un Guintovt che forse evoca il monumentalismo del Realismo Socialista? Ma no, lui nega decisamente.

Non copio mai la realtà del mondo materiale. Sono un simbolista, esploro una realtà di formazioni simboliche, come un’interfaccia fra le icone Ortodosse e l’avanguardia russa.

E allora parliamo dei colori, di tutto quel rosso e oro e nero, delle Stelle, la testa di falco…

Naturalmente i colori hanno un significato alchemico, è la sequenza della Grande Opera, ma il significato fondamentalmente è diretto e ovvio, per tutti: il nero è austerità, umiltà. Il rosso oro è la gioia della Pasqua! Io mi rivolgo a un numero illimitato di persone nel mondo che sono in grado di comprendere il linguaggio internazionale delle immagini, ma soprattutto in chi ha la sua trincea nella Tradizione e al popolo della Grande Russia e dell’Eurasia.

Esoterismo, geopolitica, profili di Apollo, ritratti di Eliade, Evola. Non mancano richiami all’Italia: la Lupa, il Colosseo, la Serenissima. Infatti dichiara immenso rispetto per la cultura Mediterranea. Grecia, Roma. Fa riferimento al Logos Italiano indagato da Dugin in Noomachia, poderosa opera (5 volumi) inedita in Italia. Ancora Dugin, che gli informati del web sanno non troppo lontano da Putin. L’ala sinistra dei social ha tifato eccome per il situazionismo in topless delle Pussy Riot finanziato da Soros (che Guy Debord si sia suicidato anche per preveggenza?). Ma insomma, chiediamo ad Alexey, nella Russia putiniana c’è libertà d’espressione?

Gli abitanti del mio paese, improvvisamente e contro la loro volontà, si son ritrovati in un mondo globalizzato e molte delle nostre opinioni son differenti da quelle dell’Occidente globale. Io ho vissuto in Europa e ti posso dire che in un certo senso oggi la Russia è uno dei paesi più liberi del mondo. Io ho vissuto anche nell’URSS e so bene cos’è il KGB. In carcere ci finirono mio padre, suo fratello. Mio nonno e il bisnonno perfino fucilati. Ora dovremmo esser liberi ma sperimentiamo invece, noi in Russia e voi in Europa, un’oppressione liberale. Una censura micidiale. I naziliberali ucraini hanno sostenitori anche Mosca, e sono altri liberali. Sono i responsabili delle decine di migliaia di morti nel sud della Grande Russia, nell’ex Ucraina. E non solo di quelli.

Non gli dico che qui in Italia da un quarto di secolo ci son politici che fanno a gara per l’agognata etichetta del più liberale. Ma il liberalismo di casa nostra, quello democratico e di sinistra, si ferma sulla soglia dell’antifascismo.

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Un artista italiano che volesse far qualcosa di analogo al lavoro di Guintovt potrebbe in futuro incappare nelle spire della legge Fiano, se gli scappasse un’aquila o un fascio di troppo. Proviamo a spiegare una tale assurdità ad Alexey e lui non si stupisce: il liberalismo attacca le ideologie già sconfitte, il Comunismo e il Fascismo. E con quella scusa censura tutto ciò che non è conforme ai suoi piani. Ma lui confida che prima o poi le cose cambieranno, arriverà l’epoca di un’equidistanza dalle ideologie del Novecento, un’epoca ancorata nella Tradizione e che porterà a compimento le promesse di giustizia sociale.

Io, con cautela, riesco a vederla una nuova umanità. Quando il governo liberale non farà più ombra sul pianeta. E sarà libera l’armonia della creazione, libera di instaurare il Regno della Tradizione.

Ecco che dalle miserie di casa nostra con la legge Fiano e temibilissimi nazisti a Como, l’artista ci innalza ad un piano escatologico, quasi messianico. Tipicamente, logicamente russo, diremmo. Non ci rimane che ringraziarlo e augurargli buon lavoro.

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