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Da Aristotele a Pound: cosa afferma la filosofia contro l’usura

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Vincenzo Colao

In questo articolo ci occuperemo del pensiero dei filosofi da Aristotele a Pound per quanto riguarda l’usura. Infatti, potrebbe sembrare strano, ma si tratta di un tema che per molti anni ha coinvolto e affascinato intellettuali e filosofi vari.

Dibattito filosofico sull’usura: cosa ne pensano i filosofi da Aristotele a Pound

Da Aristotele a Pound: definizione di usura

Di sicuro l’usura rappresenta uno di quei temi per il quale hanno studiato molti pensatori, tra cui filosofi importanti come Aristotele, Platone, Pound e altri.

Parliamo di filosofi e pensatori di alto livello che si sono informati per provare a comprendere tutte le conseguenze, nonché le implicazioni di questo fenomeno sia dal punto di vista economico, ma anche sociale ed etico.

Essi si sono anche interrogati sulla possibilità e nell’auspicio di sviluppare modelli per controllare questo fenomeno. Ed è proprio quello che vedremo nel corso dell’articolo.

Volendo partire dalla definizione di usura, diciamo che con questo termine si intende il prestito di denaro che ha un tasso molto elevato. Questa è la definizione generica però neanche vero che ci possono essere delle modifiche, in base al paese nel quale se ne parla in base anche al periodo storico.

Infatti in alcuni paesi si parla di usura quando il tasso di interesse è veramente poco etico in quanto troppo alto, mentre in altri paesi la si collega semplicemente a un qualsiasi tasso di interesse superiore, anche di un minimo, a quello classico previsto dalla legge.

Teniamo anche presente che il concetto di usura spesso cambia e diventa più complesso perché ci si mettono in mezzo anche i tribunali e le loro interpretazioni giuridiche.

Di sicuro l’usura è stato uno di quei fenomeni molto dibattuti fin dai tempi antichi, partendo dal mondo greco romano.  Quest’ultimo infatti vedeva l’usura come un fenomeno immorale e poco virtuoso.

Opinione di Aristotele e di altri pensatori importanti sul fenomeno dell’usura.

Molto rilevante l’opinione di Aristotele sull’usura in quanto questo importante filosofo lo considerava non come un fenomeno etico, ma piuttosto come una forma di commercio squilibrata in quanto chi prestava i soldi non poteva essere considerato un cittadino virtuoso, che stava contribuendo alla diffusione della ricchezza nella società.

Chiaramente anche dal punto di vista religioso si tratta di un fenomeno che è sempre stato stigmatizzato partendo dal cristianesimo, che l’ha sempre considerata peccaminosa, soprattutto se si pensa alla carità cristiana.

Ma di sicuro si tratta di un fenomeno che praticamente è sempre esistito, al di là dell’epoca e della cultura in questione, perché per esempio durante il medioevo veniva praticato da banchieri ebrei, esclusi da corporazioni artigiane e commerciali.

Durante il Rinascimento invece l’usura diventa quasi un fenomeno da elogiare, considerando che successivamente molti istituti bancari in Europa, basano il loro lavoro sul prestito a interesse. Di sicuro comunque parliamo di un fenomeno molto dibattuto anche da grandi economisti del diciassettesimo secolo, quali per esempio David Ricardo e Adamo Smith, che sostenevano che questo fenomeno era necessario per incentivare la produzione di ricchezza e gli investimenti.

Poi c’erano altri filosofi come per esempio l’inglese John Locke che facevano una distinzione, secondo lui importante, tra usura illecita, che approfittava dei problemi economici di un individuo, e quella legittima, che aveva lo scopo di promuovere lo sviluppo di industria di commercio.

Strategie dei governi per tenere a bada l’usura

Altre teorie sull’usura dei filosofi compreso Platone

Chiaramente poi i governi hanno fatto la loro parte, soprattutto dal diciannovesimo secolo in poi, cercando di fare delle norme molto rigide, in particolare negli Stati Uniti e in Europa. Gli Stati Uniti per esempio hanno introdotto la National Bank Act, che limitava i tassi interesse a 7%.

Questa è una cosa che dovevano rispettare gli istituti di credito nazionali, mentre il Regno Unito introduce the usury Act, che serviva nello specifico per rendere non valide quelle clausole ,presenti nei contratti di prestito, e che prevedevano un tasso di interesse troppo alto.

Quindi questo ci dimostra come nel corso dei secoli ci siano stati molti tentativi di regolamentare e controllare questo fenomeno dell’usura così invadente in alcuni casi, utilizzando proprio dei regolamenti e delle leggi rigide.

Tuttavia c’è anche da considerare che non sempre le strategie hanno avuto successo sia perché i prestatori hanno sempre trovato il modo di aggirare queste norme, sia attraverso l’utilizzo di complesse clausole contrattuali o addebitando commissioni elevate.

Perchè si parla di strategie fallimentari?

Inoltre si parla di strategie fallimentari anche perché i prestiti ad alto rischio sono considerati tali proprio perché hanno necessità per coprirlo di tassi di interesse significativi in alto.

Forse la strategia più utilizzata per il controllo del fenomeno dell’usura è quella relativa alle decisioni prese per quanto riguarda le organizzazioni di credito e tasse agevolato che vengono autorizzate come per esempio i crediti cooperativi e le banche popolari.

Si tratta di organizzazioni che si definiscono a scopo non profit che hanno l’obiettivo di proporre ai clienti prestiti che, rispetto alle banche tradizionali, prevedono tassi di interesse molto più bassi: però non sempre questa cosa nel tempo ha funzionato.

In ogni caso sono state sempre prese molto in considerazione le teorie e le riflessioni dei filosofi in ambito economico, al di là del fenomeno dell’usura. Ora andremo a vedere alcuni accenni del pensiero di Platone.

Da Aristotele a Pound fino a Platone: le loro considerazioni più importanti sull’economia

Anche un grande filosofo come Platone in alcuni suoi dialoghi politici ,come per esempio la Repubblica e le leggi ,si è espresso su temi economici. In quest’opera il tema era la descrizione di come dovrebbe essere una città ideale secondo Platone.

Egli afferma che la polis ideale dovrebbe prevedere una costituzione che si basi su giustizia e equità. Proprio per questo il grande filosofo si dice contrario alla tendenza ad accumulare denaro, e alla smania che ne consegue, perché  secondo il suo parere, proprio questo fenomeno va a capovolgere la gerarchia di quelli che dovrebbero essere i valori principali.

Egli sostiene che  al primo posto non ci dovrebbe essere il desiderio di avere più soldi ma questa dovrebbe essere, la terza tra le cose più importanti, perché prima bisognerebbe pensare a curare l’anima e il corpo.

Secondo Platone in pratica in una città e in una polis perfetta bisognerebbe pensare all’economia come a un perfetto equilibrio tra l’eccesso di ricchezza e di povertà.

Infine molto importante anche il pensiero di Ezra Pound che si occupa dell’argomento attraverso Dante e la Divina Commedia. Infatti questo filosofo nel canto XLV riprese una convinzione legata all’antichità secondo la quale l’usura è un peccato molto grave.

Nella precisione afferma testualmente «peggio della peste è l’usura».

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