Nulla è più anarchico del potere, il potere fa praticamente ciò che vuole.

 Pier Paolo Pasolini, grande anticipatore dei nostri tempi, parlava di un Potere “senza volto”. Un soggetto nuovo che non aveva nulla a che fare con i regimi del secolo scorso, proprio per il fatto di essere velato. Oggi, come è noto, i veri padroni del mondo non sono più i capi di Stato o i generali degli eserciti, ma delle persone più o meno anonime celate dietro a marchi, siano essi multinazionali, banche o fondazioni. Questi individui raramente si espongono in pubblico, mentre il simbolo che li rappresenta è ovunque. In questa loro nuova veste, allora, i potenti possono fare quello che vogliono, proprio perché non ne pagheranno mai le conseguenze.

A volte capita che queste idee vengano fatte passare come complottiste e pessimiste. Invece esse, non sono speculazioni filosofiche, ma, sostenute dai fatti, raffigurano perfettamente il funzionamento del sistema nel quale viviamo. Il fatto in questione è la consueta maratona di raccolti fondi destinata a Telethon, che si è tenuta la settimana scorsa. Si è soliti pensare a questa come ad altre fondazioni, in maniera positiva e caritatevole. Purtroppo, la realtà è ben diversa per diversi motivi. Prima di tutto, come testimoniano i suoi bilanci, Telethon destina solamente il 35,5% alla voce “delibere per ricerca”; tutto il resto, ovvero il 64,5%, è destinato ad altre voci, tra cui “personale”, “acquisti”, “oneri commerciali” e “oneri finanziari”. Secondo poi la ricerca portata avanti da questa fondazione, basata sulla sperimentazione animale, è retrograda, completamente distante da quella sostenuta in altri paesi che hanno capito, a differenza dell’Italia, di dover investire nei metodi alternativi, i quali rappresentano il vero passo avanti della scienza nel nostro secolo. Questa fondazione, che vede come suo presidente Luca Cordero di Montezemolo, annovera tra i suoi sponsor la Banca nazionale del lavoro (BNL), la casa farmaceutica GlaxoSmithKline, condannata da una sentenza USA a risarcire tre miliardi di dollari per vaccini non controllati e la Rai, massima promotrice mediatica dell’evento. A dare visibilità a questo marchio ci hanno pensato anche diversi personaggi del mondo dello sport e dello spettacolo.

Insomma, Telethon, sostenuta dai poteri forti e dalla disinformazione, continua da anni a speculare sulla vita di uomini e animali. È per questo che, una sessantina di manifestanti nella serata di venerdì si sono riuniti davanti agli studi Rai per protestare durante la diretta Rai contro questa forma di ipocrisia concretamente applicata. La manifestazione autorizzata, del tutto non violenta e dimostrativa, è stata trasformata in una catena incredibile di abusi, provocati da coloro i quali, tecnicamente, dovrebbero essere i garanti dell’ordine. Gli attivisti sono stati denigrati fin dall’inizio, picchiati (quattro persone sono state portate in ospedale) e perfino arrestati (tre donne). Il Potere, del resto, non ha solamente una testa, ma anche molte braccia.

Il problema, infatti, non sta tanto nelle conseguenze, perché esse sono il risultato, in questo caso estremo, di cause profondamente ingiuste. La prima di queste sta nell’impossibilità, nella nostra società, di esprimere concretamente il dissenso. Sono anni che diverse associazioni “animaliste” chiedono la possibilità di un contraddittorio pubblico, magari proprio in diretta Rai, tra medici pro e contro la sperimentazione animale. Sono anni, invece, che la risposta è sempre negativa e si finisce col confinarli nelle piazze. Non è un caso che, in tutti i campi, si organizzino migliaia di manifestazioni all’anno ma, il Potere, quello vero, raramente viene intaccato. Dalle piazze ai mass media i fatti vengono manipolati e spesso si finisce per far passare i manifestanti come dei “teppisti”, mentre i veri criminali sono quelli velati dietro a questo teatrino autocostruito e abilmente orchestrato.

La seconda sta nel fatto di considerare gli oppositori contro Telethon come dei fanatici animalisti, che odiano gli esseri umani e sacrificherebbero la vita di un bambino con quella di un topo. Niente di più sbagliato. Innanzitutto perché l’animalismo non fa della Vita una piramide, ma la rispetta in ogni sua forma, e quindi nel non voler sacrificare un topo o un cane non si vuole condannare il malato umano, ma anzi, supportare la ricerca medica nel suo sviluppo, etico e scientifico, verso nuovi metodi; gli animalisti, perciò, non vogliono elevarsi a medici, ma permettere ai medici contro la sperimentazione animale di avere la stessa visibilità dei loro oppositori, così come sarebbe normale in un paese realmente democratico. Soprattutto poi non si può continuare a considerare, alla luce dei fatti, l’argomento Telethon come solamente animalista. In gioco non c’è soltanto il futuro degli animali, ma anche quello di malati umani; ci sono interessi capitali da parte di investitori privati, che vanno al di là della scienza e dell’etica; ci sono personaggi che grazie a questa fondazione guadagnano milioni di euro l’anno. C’è di mezzo, infine, una parola spesso denigrata, che ha rappresentato la linea guida del pensiero occidentale a partire dalla Grecia classica: Verità. E come diceva George Orwell, ideatore di quel 1984 sempre più attuale: «Nel tempo dell’inganno universale dire la verità è un atto rivoluzionario». In greco antico, la parola aletheia, tradotta spesso con “verità”, significa più precisamente “svelamento”. Ma come si può oggi svelare un qualcosa, il Potere appunto, che è profondamente velato? Non si può sapere a priori chi ha ragione, ma si deve permettere un confronto democratico tra parti eguali. Continuando così il dissenso non potrà mai essere espresso veramente e la democrazia avrà sempre il sapore di dittatura.