Parte I

E’ possibile che uno dei generi musicali più estremi oggi in circolazione, il Black Metal, possa provocare il filosofo contemporaneo e la rinascita della speculazione mistico-metafisica? Ne abbiamo parlato in questa intervista in due parti con Nicola Masciandaro, professore ordinario di Letteratura Inglese al Brooklyn College of CUNY. Masciandaro ricontestualizzando prassi antiche come quella del commento filosofico e del glossatore ci trascina nel vortice perturbante della mistica e delle notti oscure del pensiero. Pur avendo assimilato la lezione di Agamben e quella decostruzionista (e il relativo virtuosismo sintattico), il pensiero di Masciandaro è volutamente dogmatico ai limiti dell’elaborazione poetica; testimonianza di un compromesso inevitabile tra la dimensione affettiva musicale e quella critico-speculativa del filosofo newyorkese. La musica Black Metal per Masciandaro non è un semplice pre-testo per filosofeggiare sul mondo. E’ parte di una dimensione personale, quindi affettiva, che gli permette di rileggere la propria esperienza intellettuale (un po’ barocca) prendendo le distanze dalla noia mortifera delle ontologie neorealiste e formali. Masciandaro ha denominato questo suo approccio Black Metal Theory. Nicola Masciandaro scrive sul blog The Whim ed è editor del giornale Glossator.

Prof. Masciandaro, ci vuole parlare della sua formazione culturale? E’ professore alla CUNY. Cosa insegna? 

Insegno letteratura medievale inglese, in particolare opere del Trecento come I racconti di Canterbury, Piers Plowman, o le Rivelazioni dell’Amore Divino di Giuliana di Norwich. Questo mi da l’opportunità di ricollegare storicamente tra loro anche vari testi in traduzione, per esempio la Divina Commedia, il Liber di Angela da Foligno, e i sermoni di Meister Eckhart. Per il dottorato mi son concentrato sul significato del lavoro nel medioevo (http://undpress.nd.edu/books/p01099#description)  ma ora sono più interessato allo studio della tradizione mistica, anche in certi autori moderni: Clarice Lispector, Meher Baba, Emil M. Cioran ed altri. La tendenza generale del mio metodo è quella di esplorare lo spazio tra la poesia e la critica. Il desiderio di rinnovare il genere del commento, mediante la rivista Glossator, e l’esperimento della “black metal theory” sono rami di questa tendenza. Dopo la laurea volevo studiare il modernismo e le opere di Ezra Pound, ma questo interesse si è trasformato in un maggiore interesse per testi medievali. Dello spirito del modernismo conservo la volontà di superare lo storicismo. Un’ altra influenza nei miei primi studi è stato il tradizionalismo di Ananda K. Coomaraswamy. La mia gravitazione verso il medioevo è stata senza dubbio condizionata da mio padre, che è un medievalista in letteratura italiana.

Che cos’è la Black Metal Theory? 

La black metal theory è il mutuo nereggiare tra metal e teoria. Come il lavoro alchemico inizia con il processo di nigredo, la black metal theory è una pratica contemplativa che crea qualcosa di nuovo, formalmente, dalla trasformazione creativa—nello spazio di una visione intellettuale ed affettiva—di musica metal e teoria. Invece di studiare il black metal come oggetto, di scrivere sul black metal, la black metal theory indica più la riflessione con il black metal e quindi la continuazione consapevole in sede teorica delle sue dimensioni visionarie. Contro il concetto consumistico della musica, per cui l’arte è solo qualcosa da godere, e contro il concetto accademico della musica, per cui l’arte è solo qualcosa da analizzare, la black metal theory (BMT) si pone come un metodo di ‘headbanging’ musicale e teoretico. Così la BMT rappresenta la possibilità di un risveglio dell’antica intelligenza del telos unitario tra musica e filosofia. Comunque, dato che l’attualizzazione della BMT rimane oscura, penso che in questo momento una vera e propria BMT ancora non esista, o esiste più come un sogno o immaginazione di se stessa.

Ci vuole parlare di cosa è per Lei, Nicola Masciandaro, il Black Metal musicale anche in relazione alla sua specifica formazione filosofico-letteraria? 

Per me il black metal è, soprattutto, una musica spirituale e mistica, fondata sulla negatività dell’essere. Il black metal esprime l’essenza negativa della volontà e dunque apre la porta verso l’esperienza incomunicabile, estatica-dolorosa, della realtà che è, eternamente libera e indipendente dai nostri concetti, la realtà divina, quodditas infinita. Nel libro Floating Tomb: Black Metal Theory, scritto in collaborazione con Edia Connole e che sarà pubblicato quest’anno da Mimesis, ricerco alcuni temi che riguardano la spiritualità del black metal: l’anticosmismo, l’involuzione della coscienza, l’amore negativo di Dio, il nesso misterioso di fattualità e individuazione… In risposta alla seconda parte della domanda, esiste una certa relazione tra gli studi medievali e black metal se non altro perché derivano in parte, storicamente, dal medievalismo romantico. Ma dal mio punto di vista, questa relazione non è molto importante. Più significativa mi pare è la capacità de black metal di attivare musicalmente le verità di scienza, filosofia, e religione in un modo mistico, cioè, nella profondità esperienziale della sua esuberante estetica negativa.

Alcuni gruppi Black Metal non hanno accolto molto bene la Black Metal Theory. In generale i musicisti sono poco inclini alla speculazione filosofica riguardo al loro lavoro, ritenendola quasi una intromissione nella loro intimità. Come spiega questa ritrosia alla speculazione filosofica? 

È naturale se qualcuno è sospettoso e diffidente quando un estraneo parla della propria amata. Fa parte delle sofferenze d’amore. Ci sono anche molti gruppi black metal che non mi piacciono! È ugualmente ovvio che musicisti di black metal fanno già BMT mediante le varie forme di riflessione e speculazione che sono inseparabili dalla vita culturale della musica per sé. Il problema essenziale, sia etico che discorsivo, è l’idea che una BMT possa essere troppo vicina al black metal, ma nello stesso tempo remota o piuttosto sconosciuta in pratica. La ‘scena’ non ha nessun problema quando artisti dissertano filosoficamente davanti alle loro librerie, o quando un fan produce un saggio che è più commento che recensione. La tensione arriva nell’ambito dell’idea che possa esistere un discorso speculativo e intellettuale paragonabile al black metal, un discorso nuovo e intensivo nello spirito della musica. Nel contempo, l’idea di una BMT non è a casa nel mondo accademico, dove non c’è molto rispetto per l’autorità poetica e filosofica dell’heavy metal, tranne in quanto oggetto di studi culturali, sociologici, o musicologici. Così la BMT si avventura tra il fango dell’edonismo e l’incoscienza della scena consumistica e viceversa nel deserto freddo della mentalità critica e ipocrita dell’intelletualismo accademico. Logicamente, l’idea di una BMT è a un tempo nobile e donchisciottesca, un gioco serio per così dire. Ma l’universo metal, e quindi lo spazio per una BMT, rimane vasto e magnifico. L’idea che il lavoro di un qualsiasi teorizzatore possa contaminare o minacciare l’essenza della musica, o la teoria per quello che conta, è infinitamente più ridicola di Donchisciotte. In ogni caso, la questione dell’autenticità e del valore della BMT rispetto al black metal deve essere affrontata in stretto rapporto con le opere specifiche e con gli autori individuali. Bisogna sempre cercare un equilibrio tra la testa e il cuore. Spiritualmente, il problema dell ‘intromissione’ concerne il fatto che alcuni amanti del black metal evidenziano, come la maggior parte del mondo umano, un atteggiamento per cui è importante o responsabile preoccuparsi dello stato della musica black metal. Questo è parte della ‘nostra’ cultura socio-intellettuale, dove le ansie e simili dolori psichici, mediante il desiderio di essere o sentirsi ‘al corrente,’ sono confusi con sincerità, e dove quasi nessuno sa come pensare giustamente le cose senza giudicare gli altri. Ma la verità del black metal, come la verità in genere, ci fa scoprire autonomia e libertà. Dal momento che la verità è sicura, priva di paura, poichè “l’amore perfetto scaccia il timore” (1 Giovanni 4:18), tutti sono in errore. Indulgere in preoccupazione è contro lo spirito selvaggio-nobile del black metal, specialmente perchè questa musica esprime liberamente il contemptus mundi e l’odio per tutto ciò che è debole nello spirito umano. Come dice Meher Baba, “True love is no game for the faint-hearted and the weak. It is born of strength and understanding” [Il vero amore non è un gioco per i pavidi e deboli. Nasce dalla forza e intelligenza]. Abbandonare la preoccupazione è il primo ed ultimo passo della stretta via di colui il quale pronunciò il non serviam. Similmente, la voce, sia essa della musica black metal o della BMT è vera nella misura in cui evoca la natura daemoniaca del vento: “Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene e dove va” (Giovanni 3:3). Sono sicuro che chiunque pensi onestamente ai principi di una BMT non la vedrà in contraddizione con la musica black metal. La contraddizione è illusoria, esistente solo al livello di dicerie, pubblicità, pettegolezzo e maldicenza.