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Parte II

E’ possibile che uno dei generi musicali più estremi oggi in circolazione, il Black Metal, possa provocare il filosofo contemporaneo e la rinascita della speculazione mistico-metafisica? Ne abbiamo parlato in questa intervista in due parti con Nicola Masciandaro, professore ordinario di Letteratura Inglese al Brooklyn College of CUNY. (Quì la prima parte dell’intervista).

Ancor prima delle tematiche affrontate nei testi dei gruppi Black, caratteristica essenziale del Black Metal è la lacerazione del suono e della voce. Non è evidente in questo processo di degenerazione sonora una similitudine con la fase della nigredo alchemica (con tutta la simbologia legata al…blacker than the blackest black…)? 

Certo. La connessione tra la musica black metal e la nigredo è stata interpretata da diversi autori (vide Joseph Russo, “Perpetue Putesco – Perpetually I Putrefy,” in Hideous Gnosis [2009]; Steven Shakespeare, “Shuddering: Black Metal on the Edge of the Earth,” in Melancology [2014]). Allo stesso modo, il suono classico del black metal è stato chiamato ‘necro’. Come ha detto Eugene Thacker in una intervista del 2010, “[it is] almost like the music is distorting or breaking down the tape or the CD itself” [è quasi come se la musica stesse alterando o corrompendo il nastro o il CD stesso]. Dunque la nigredo musicale è correlativa alla nigredo della materialità; putrefazione che libera la spontaneità delle forze creative. E qui c’è anche una analogia importante con la Crocifissione, il martoriare del Logos o del Verbo di Dio. Come profanazione del concetto medievale del torchio mistico (cfr. Inquisition, “Crush the Jewish Prophet,” Magnificent Glorification of Lucifer [2004]), il black metal crocifigge musicalmente la religione, e più generalmente tutte le mediazioni tra l’individuo e la realtà universale e si inebria con il vino del cadavere in eterna decomposizione di Dio. Come dice Xasthur, “The burning corpse of god shall keep us warm in the doom of howling winds, / For we are a race from beyond the wanderers of night” (“Doomed by Howling Winds,” Xasthur [2006])

Secondo Plotino, la putrefazione deriva da “l’inabilità dell’Anima di generare un’altra forma di essere.” Ma questa debolezza dell’anima eterna è solo una debolezza nella prospettiva del tempo. Nella prospettiva dell’eternità, la putrefazione diventa la spontaneità radicale della realtà divina che in libertà assoluta crea, conserva, e distrugge come vuole, per pura volontà. È per questa sovrarazionale ragione che il black metal loda nello stesso movimento, senza contraddizioni, la sovranità della volontà individuale e le forze della morte e della dissoluzione. Come dice Erik Danielsson di Watain nel suo Opus Diaboli (2012)

“[real music] reaches across time and space and it does not give a fuck about neither of them.”

Uno dei saggi più interessanti del suo blog è intitolato, poeticamente: No Light Has Ever Seen the Black Universe. Nell’oscurità si rivela la vera luce. Che cos’è il Nero per la Black Metal Theory? 

Il nero per la BMT è sia il nero del black metal che il nero dello spazio tra musica metal e teoria. Nel primo senso, il concetto di nero ha varie dimensioni che non posso sviluppare qui. Nel senso secondo, nero è soprattutto il ‘colore’ di una visione, nel significato completo (corporale, immaginativo, e intellettuale) che si applica ugualmente all’esperienza musicale e alla contemplazione. La visione/teoria è nera perchè il nero è il colore che vedo quando non c’è nulla da vedere; l’unica cosa da vedere è il fatto di vedere. La visione corporale, e la percezione sensibile in genere, è nera nel senso che non vedo cose ma oggetti, qualcosa che la mia visione non può penetrare. La visione è immaginativa e nera nel senso che non vedo qualcosa ma la sua immagine, una rappresentazione nella memoria. La visione intellettuale è nera nel senso che sfiora al massimo l’essenza di qualcosa, ma non la sua stessa realtà. Così dice François Laruelle nel testo Du noir univers, “Un noir phénoménal remplit entièrement l’essence de l’homme.” http://www.recessart.org/wp-content/uploads/Laruelle-Black-Universe1.pdf E come dice Emil M. Cioran, vedere le cose in nero significa vedere da oltre la sfera dell’essere: “If we see things black, it is because we weigh them in the dark…They cannot adapt to life because they have not been thought with a view to life….We are beyond all human calculation, beyond any notion of salvation or perdition, of being or non-being, we are in a particular silence, a superior modality of the void.”

C’è una possibile continuità tra la nigredo, l’immaginazione negativa e il pessimismo cosmico? 

Sì, certo. Nei miei scritti, mi sono occupato di tematiche che riguardano l’oscurità della Crocifissione come dolore mistico della materialità cosmica. Come molte tradizioni hanno affermato lo scopo della vita è di ripulire e scoprire lo specchio dell’anima affinché si realizzi la realtà infinita. Lo specchio, simbolo della coscienza umana individualizzata, è già in-forma, ora e per sempre, per noi che—per qualche spontaneità inconcepibile—realmente esistiamo in questo strano universo in quanto noi stessi. Il lavoro che resta coincide con l’eliminare le impressioni (materiali, sottili, e mentali) da questo specchio nero. Secondo lo Pseudo-Dionigi questo processo si chiama aphaeresis ed è paragonato alla scultura. Ma se tu stai dormendo dentro il marmo dello spaziotempo, come gestire martello e scalpello? Bisogna sviluppare una forza delicatamente distruttiva in grado di operare anche dentro il marmo. La conversione di Sant’Agostino, ad esempio, è modellata sulla tortura etrusca citata da Aristotele e Virgilio e da Agostino stesso, dove una persona legata faccia a faccia a un cadavere fino alla sua putrefazione. (V. Reza Negarestani, “La sposa cadavere. Pensando con la nigredo,” trad. Vincenzo Cuomo, in Kaiak. A Philosophical Journey). Come in Lazzaro, la resurrezione spirituale è preceduta da un periodo di auto-putrefazione, il marcire del Sé, nel senso di un’identità personale corruttibile. Scrive Agostino, “E tu, Signore … mi facevi ripiegare su me stesso, togliendomi da dietro al mio dorso, ove mi ero rifugiato per non guardarmi, e ponendomi davanti alla mia faccia, affinché vedessi quanto era deforme, quanto storpio e sordido, coperto di macchie e piaghe. Visione orrida; ma dove fuggire lungi da me?” Il black metal, specialmente attraverso la pratica simbolica del trucco cadaverico, fornisce un’espressione allo stesso processo, apparentemente impossibile e inevitabile. Esploro la dimensione mistica del pessimismo cosmico mediante la tradizione esegetica dell’oscurità nella Crocifissione. Sostengo l’idea che il pessimismo funzioni come un misticismo inverso. Questo ci trascina verso l’orrore paradisiaco caratterizzato dalla consapevolezza di una corrispondenza tra il buio del cosmo e il buio del Sé. In questo contesto il dolore è identificato all’origine dell’universo. Contro Lovecraft ed altri pessimisti materialisti, sostengo che le emozioni umane posseggano invece un significato cosmico, in positivo e in negativo. In breve, tutto è colpa tua, ma tu non sei tu. Qui vedo connessioni importanti con il black metal, in paticolare con i generi cosmic/space black metal e depressive suicidal black metal. Cfr. Mütiilation’s Sorrow Galaxies (2007) e Nihil,

Cosmic Pessimism (2015). Altri autori importanti che hanno trattato questi temi sono Eugene Thacker e Dylan Trigg. In fine, riguardo l’immaginazione negativa, posso dire che la continuità indicata nella domanda è semplicemente parte della continuità nel cuore nero del metal, cioè, la non-differenza fra la negazione di Dio in tutte le cose e la negazione di tutte le cose in quanto non-Dio.

Cos’è il Bergmetal?

Bergmetal è un nome per un genere metal che mette in musica il sogno per le montagne e i temi alpini. Il genere non è molto conosciuto, però esiste da molto tempo. V. Lieut. Nab Saheb of Kashmir & Denys X. Abaris, O.S.L., Bergmetal: Oro-Emblems of the Musical Beyond (2014).  In questo testo oggetto di studi comparati sono le montagne, il misticismo e la musica metal sviluppando il pensiero di John Ruskin, Julius Evola e altri con appositi commentari. Sono molto interessato a questo genere anche perchè fin dall’adolescenza sono stato appassionato rocciatore. L’esperienza e la disciplina necessarie nell’arrampicata su roccia, l’intersezione del movimento difficile con la bellezza naturale mi ha sempre insegnato a perseguire l’ideale di una integrazione fra la conoscenza e il fare.